Sempre più abiti e scarpe, ma anche cibi e bevande: volano gli acquisti online

Continuano a salire i consumatori via internet. Su quantità e varietà di prodotti. In Fvg gli utenti del web sfiorano quota 300 mila: ascesa vicina alla media europea

UDINE. Soprattutto viaggi, dal volo all’albergo, ma sempre più spesso anche vestiti e prodotti per la casa, oltre a biglietti per concerti o partite, libri e giornali, prodotti informatici e tecnologici, senza trascurare cibi e bevande, che viaggiano verso i due milioni di acquirenti.


Il carrello della spesa delle vendite online cresce non solo in volumi ma anche in varietà, facendo volare i fatturati dei colossi dell’e-commerce e allarmando gli operatori del commercio tradizionale, dalla piccola alla grande distribuzione. Se è vero che i numeri degli Stati Uniti e del nord Europa restano lontani, il mercato e il fatturato dell’e-commerce crescono a passi da gigante anche in Italia.

 

 

E il popolo degli acquirenti via web è prossimo a sfondare, secondo l’ultimo report dell’Istat, la soglia dei 20 milioni di consumatori. Quanto al Friuli Venezia Giulia, il processo di crescita è già a stadi più avanzati, un po’ più vicina alle medie europee. La percentuale di navigatori che comprano in rete è del 62 per cento, contro il 56 per cento dell’Italia, il che significa che quasi due su tre hanno effettuato almeno un acquisto online negli ultimi 12 mesi: in tutto sono 467 mila, sempre secondo l’Istat, contro i 400 mila del 2017 e i 373 mila del 2015.

 


Abituali e non

 


Solo una parte di quella platea, fatta di quasi mezzo milione di persone in Friuli Venezia Giulia e oltre 19 milioni a livello nazionale, è composta da compratori abituali.

 

 

Per rientrarci, come detto, basta un acquisto all’anno. Per inquadrare meglio il fenomeno il report dell’Istat adotta anche una scala temporale più ridotta, restringendo il campo agli acquisti fatti negli ultimi tre mesi: non sono sufficienti a etichettare un acquirente online come un cliente abituale, ma bastano a ridurre sensibilmente la platea, che scende sotto ai 12 milioni di compratori in Italia e sotto quota 300 mila (288 mila, per l’esattezza) in Friuli Venezia Giulia. Ovvero un navigatore su tre a livello nazionale, quasi il 40 per cento nella nostra regione.



Concorrenza impari

 

Non sono numeri che possono mettere in discussione il primato della distribuzione tradizionale, ma già in grado di limarne fatturati e utili, anche grazie alla diffusione di abitudini ed escamotage che consentono di sfruttare i vantaggi del commercio online, cioè i prezzi mediamente più bassi, minimizzandone gli svantaggi, ovvero l’impossibilità di toccare con mano o “provare” la merce prima di comprarla: nel caso dell’abbigliamento, ad esempio, basta provare articolo e taglia in negozio, salutare con il classico «ci penso» e poi ordinare da casa con un clic sul mouse e il numero della carta di credito.

 

 

Imbarazzi e sensi di colpa? Difficile non provarli, ma i soldi risparmiati aiutano a digerirli, e chi è senza peccato scagli la prima pietra. Di sicuro, in ogni caso, queste pratiche contribuiscono a rendere ancora più impari la sfida: è evidente, infatti, che sempre più i negozi tradizionali fanno da vetrina o da cabina di prova per i loro concorrenti.


Non tutti subiscono allo stesso modo questo tipo di concorrenza, ma se l’abbigliamento ha superato i 5 milioni di acquirenti online è anche grazie al supporto della distribuzione tradizionale, che riduce o minimizza i rischi di comprare a scatola chiusa.



42 miliardi



In termini di fatturato, secondo l’ultimo rapporto sull’e-commerce della Casaleggio e associati, il volume d’affari dell’e-commerce ha superato i 42 miliardi nel 2018, con un incremento del 18 per cento rispetto al 2017, quando era cresciuto “soltanto” dell’11 per cento.

 

 

Per quanto riguarda il 2019, Casaleggio indica previsioni di incremento a doppia cifra in tutti i principali settori, con punte tra il 20 e il 30 per cento nella moda e nell’alimentare. Atteso un ulteriore, forte balzo (oltre il 40 per cento) delle vendite online dei centri commerciali, sempre più attivi nel contrastare attraverso il canale online la concorrenza del web.

 

 

Va detto che nei 42 miliardi stimati da Casaleggio e associati rientrano per intero, nella categoria tempo libero, circa 15 miliardi ascrivibili ai giochi d’azzardo online: in termini di spesa, invece, il settore vale tra i 2 e i 3 miliardi, riducendo a circa 30 miliardi l’incasso reale dell’e-commerce in Italia.

 

La fetta più grande di questa torta, anche in virtù dell’elevato valore delle transazioni, è rappresentata da viaggi e turismo, che generano da soli circa 12 miliardi di acquisti. Ma gli altri settori non stanno a guardare, tutt’altro, e viaggiano a passi da gigante.

 


 

 

Viaggi e alberghi

 

Un milione di clienti in più in un solo anno, per un totale di oltre 5 milioni di persone che hanno acquistato vestiti o scarpe online. Guardando al numero di clienti è l’abbigliamento il mercato più vasto per l’e-commerce italiano, e anche uno di quelli che negli ultimi anni ha fatto segnare i tassi di crescita più spinti.

 

 

Gli articoli per la casa si avvicinano a grandi passi: rispetto al 2015 hanno raddoppiato la platea di acquirenti, composta di oltre 4,5 milioni di consumatori. Poco più di un milione e mezzo chi acquista cibi e bevande, triplicati però rispetto al 2015, il che promette ampi margini di crescita.



Guardando al fatturato la classifica cambia radicalmente, con il turismo saldamente al comando. Con una platea di 4,5 milioni di clienti, anche non abituali, il volume d’affari è del 28% del fatturato complessivo dell’e-commerce italiano: poco meno di 12 miliardi.


Più ingenti le masse di denaro movimentate dal gioco online, circa 15 miliardi l’anno, ma la somma non tiene conto di quanto restituito ai giocatori sotto forma di vincite (circa il 75% delle puntate). Molto attive anche le assicurazioni, con oltre 2 miliardi di polizze vendute in rete.


In crescita editoria e cultura (800 milioni) che complessivamente non raggiungono i 500 milioni di fatturato ma stanno facendo segnare incrementi esponenziali.