In bici al Santuario di Castelmonte per 18 volte: raggiunta l’altezza dell’Everest

La sfida dei due ciclisti Raffaele e Mauro: percorsi 268 chilometri in quasi 17 ore. «È stata fisicamente molto dura, fondamentale il supporto di parenti e amici»

CIVIDALE. Hanno affrontato la ripida salita che porta al santuario di Castelmonte per 18 volte consecutive, tante quante si sono rivelate necessarie per totalizzare un dislivello di 8.848 metri, l’altezza dell’Everest, il tetto del mondo: due ciclisti estremi, Raffaele Nardini, cividalese, e Mauro Gubana, di Pulfero, hanno lanciato in chiave ducale (e vinto) la sfida del momento, “Everesting 8848”, considerata da molti la nuova frontiera del ciclismo.

«Non una gara – spiegano i due –, semplicemente un’avventura sulle due ruote da vivere tutta d’un fiato, puntando a un obiettivo ben preciso: ripercorrere una salita fino a raggiungere, con la somma dei dislivelli compiuti, la quota della montagna più alta della terra».

Da regolamento l’impresa dev’essere documentata nella sua continuità da un dispositivo Gps, che attesti lo svolgimento della sfiancante prova in un’unica tornata, praticamente senza pause dall’inizio alla fine. Chi taglia il faticosissimo traguardo viene iscritto in una Hall of Fame mondiale: a oggi sono 3.469, da 86 Paesi, i campioni iscritti in questo speciale albo.

L'impresa di Raffaele e Mauro, su e giù in bici per 18 la ripida salita che porta a Castelmonte



In Italia siamo, per il momento, a 212 e Raffaele (iscritto alla Asd Civirunners) e Mauro (Gs Azzida Valli del Natisone) sono i primi a vantare il titolo nel territorio del Cividalese, e probabilmente ben oltre. Per totalizzare il dislivello di 8.848 metri hanno sfidato l’ascesa al santuario ben 18 volte, come detto, partendo dal ponticello situato nei pressi della Casa del miele di Gigi Nardini e lambendo la borgata di San Pietro di Chiazzacco.

«Lo start – raccontano – è avvenuto 20 minuti dopo la mezzanotte e abbiamo terminato alle 21.30 circa. Abbiamo percorso 268 chilometri in 16 ore e 48 minuti di tempo effettivo in sella.

È stata un’esperienza ciclistica grandiosa ed emozionante, fisicamente molto dura: siamo riusciti a sostenerla armandoci di calma e determinazione e sostenendoci con una continua alimentazione. Durante le ore notturne abbiamo pedalato in compagnia di tantissimi amici e familiari i quali sia in bicicletta, come noi, che in vespa, a piedi o di corsa, ci hanno spronato e incitato fino all’ultimo metro, aiutandoci a sopportare lo sforzo».



Un’autentica mobilitazione, insomma, per favorire il trionfo. E sull’onda dell’entusiasmo si guarda avanti: «Il progetto Everesting 2020 – annunciano i due sportivi, già proiettati alla prossima impresa – è fin d’ora in cantiere».

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