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Mancano i lavoratori stagionali, i sindacati: «Paghe troppo basse per le tante ore imposte»

Giacomini (Cgil): liquidato in nero il lavoro che supera le clausole contrattuali. Marini (Cisl): anche qui c’è chi rinuncia alla fatica per il reddito di cittadinanza

Ore e ore di lavoro, molte di più di quelle quantificate nel contratto. I lavoratori stagionali, assunti il tempo di un’estate o di un inverno in strutture alberghiere o nei pubblici esercizi delle località turistiche regionali, sono una risorsa per commercio e vacanzieri. Ma per i sindacati la loro esperienza viene spesso sfruttata, finendo per alimentare anche il lavoro nero e grigio (contrattualizzato soltanto in parte).

Mal retribuiti e spremuti come limoni. Con riposi che saltano soprattutto nei periodi di alta stagione. Tanto che altrove – è il caso di Gabicce mare, balzato in questi giorni agli onori della cronaca – si sceglie di rinunciare a un impiego di pochi mesi, preferendo magari intascare il gruzzoletto sicuro e meno sudato del reddito di cittadinanza.



«Va detto – sottolinea subito Natalino Giacomini, segretario generale Cgil Udine – che ci sono strutture che applicano per filo e per segno il contratto, con tutte le regole, tutelando i diritti dei lavoratori. Spesso, però, questo non avviene e il corrispettivo tra salario e impegno non è sempre equo». Il sindacalista non si azzarda a ipotizzare che, anche in Fvg, ci sia qualcuno che rinunci a un lavoro stagionale per il reddito di cittadinanza. «Quello che notiamo – chiarisce – è l’applicazione del contratto soltanto per un parte del rapporto di lavoro. Perché spesso il monte ore è ben maggiore rispetto a quanto sottoscritto da camerieri, cuochi, addetti alla sala e alle camere...». E per compensare il tot di ore in più, la regola non scritta prevede «il ricorso al nero».

LA SITUAZIONE IN PILLOLE

  • L'emergenza. Il primo a lanciare l'allarme è stato il sindaco Pd di una città della Riviera romagnola, Domenico Pascuzzi. «Tutta colpa del reddito di cittadinanza se i giovani del sud non vogliono più lavorare negli alberghi di Gabicce Mare», ha detto
  • I numeri in Fvg. Anche sul litorale della regione e nelle località di montagna gli esercenti lamentano la mancanza di personale. Secondo i dati dell'Ires Fvg, nel 2017 gli stagionali erano stati 11.241 mentre nel 2018 sono saliti a 11.486 con una variazione assoluta di 245 persone e percentuale del 2,2
  • L'appello della Fipe. La Federazione italiana pubblici esercizi, Fipe, lamenta che in un caso su quattro le imprese hanno difficoltà a trovare figure professionali adeguate al profilo richiesto
  • Le regole. Le organizzazioni sindacali chiedono regole e controlli più severi perché dietro le occupazioni stagionali spesso, sottolineano i sindacati, ci sono troppe sacche di lavoro nero, di troppe ore non pagate secondo i contratti nazionali di categoria


Tutta una serie di compromessi che può spingere i giovani a cercare altrove. «Sono in molti i ragazzi volenterosi che, a conti fatti, preferiscono fare un’esperienza lavorativa all’estero, proprio per evitare di cadere nella trappola dell’impiego mal pagato». Per Giacomini, invece, basterebbe rispettare le regole per essere sicuri di non rimanere mai a secco e di poter invece contare su dipendenti motivati.

«Sarebbe importante – argomenta il referente della Cgil – dare una strutturalità alla contrattualizzazione degli stagionali con le relative tutele. Capisco le difficoltà del reparto, ma non posso fare a meno di rilevare che, all’interno dello stesso, c’è parecchio lavoro nero sottopagato. Per questo, a mio avviso, è importante recuperare il rapporto con le associazioni di categoria di riferimento per contribuire assieme alla tutela del lavoro». Se, per esempio, applicando il contratto, «fosse riconosciuta sempre una giornata libera, anche in alta stagione, molti giovani sarebbero invogliati a lavorare».

«Paghe troppo basse per il monte ore complessivo – argomenta Diego Marini, referente regionale per Fisascat-Cisl –, che non rispecchiano quanto proposto a livello contrattuale. Uno poi deve fare i conti anche con le spese sostenute per recarsi al lavoro e magari, in una visione complessiva, fatti due conti, il gioco non vale la candela. Per questo non mi stupisco di chi decide di avvalersi del reddito di cittadinanza, fenomeno che comincia a prendere piede anche qui». Per «pagare meno tasse», capita che «le strutture stilino contratti con orari inferiori rispetto a quelli reali. La differenza viene poi pagata a parte, in misura sproporzionata all’impegno e, soprattutto, in nero». Per evitare il ricorso a questi espedienti, il sindacalista della Cisl invoca infine «maggiori controlli per stanare i datori-furbetti».

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