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Mancano i lavoratori stagionali, la strigliata dell'imprenditore: «Pochi hanno voglia di fare sacrifici»

Bruno Della Maria, albergatore che a Lignano lavora da una vita, ne ha davvero abbastanza di fare tutta questa fatica a cercare gente per bene che voglia darsi da fare

UDINE. La sfilza di domande è sempre la stessa. Quante ore alla settimana? Il sabato è libero? E la domenica? E quanto si prende? «Queste sono le cose che oggi chiedono le persone quando vengono a fare la stagione. Mica domandare cosa andranno a fare in albergo… La cosa che più interessa è se il fine settimana sarà libero. Ma le pare possibile lavorando al mare d’estate?».

Dire che Bruno Della Maria è spazientito è dire poco. L’albergatore, che a Lignano lavora da una vita, ne ha davvero abbastanza di fare tutta questa fatica a cercare gente per bene che voglia darsi da fare. «Arrivano solo disgraziati, ma noi dobbiamo lavorare, non possiamo tenere gente che non sa far nulla e che nemmeno ci mette un po’ di buona volontà – denuncia l’imprenditore –. Di disoccupazione ci si riempie la bocca ma poi quando hai un lavoro da offrire la gente pone mille problemi».

LA SITUAZIONE IN PILLOLE

  • L'emergenza. Il primo a lanciare l'allarme è stato il sindaco Pd di una città della Riviera romagnola, Domenico Pascuzzi. «Tutta colpa del reddito di cittadinanza se i giovani del sud non vogliono più lavorare negli alberghi di Gabicce Mare», ha detto
  • I numeri in Fvg. Anche sul litorale della regione e nelle località di montagna gli esercenti lamentano la mancanza di personale. Secondo i dati dell'Ires Fvg, nel 2017 gli stagionali erano stati 11.241 mentre nel 2018 sono saliti a 11.486 con una variazione assoluta di 245 persone e percentuale del 2,2
  • L'appello della Fipe. La Federazione italiana pubblici esercizi, Fipe, lamenta che in un caso su quattro le imprese hanno difficoltà a trovare figure professionali adeguate al profilo richiesto
  • Le regole. Le organizzazioni sindacali chiedono regole e controlli più severi perché dietro le occupazioni stagionali spesso, sottolineano i sindacati, ci sono troppe sacche di lavoro nero, di troppe ore non pagate secondo i contratti nazionali di categoria

E così, a stagione in corsa, le sue quattro strutture – attive tra Lignano Pineta e Sabbiadoro – sono ancora sotto organico. All’appello mancano 10 persone, donne per fare le camere soprattutto. «Siamo una quarantina, dovremmo essere almeno cinquanta, ma non si trova e così facciamo i salti mortali noi, a far le camere va mia moglie», racconta ancora Della Maria.. La difficoltà a trovare lavoratori per l’estate non è una novità di quest’anno. Sono ormai alcune stagioni a sentire l’albergatore che si fatica a reclutare gente per i 4, 5 mesi di lavoro estivo negli alberghi di Lignano. Prima? Non era così.

«È cambiato molto». Tutto da quel 1953 quando a Lignano Pineta la famiglia Della Maria apriva il suo primo albergo, l’hotel Santa Cruz, «non c’erano nemmeno le strade». A quello sono seguite altre tre strutture: il Soraya, sempre a Pineta, poi un aparthotel e una pensione a Sabbiadoro. Il lavoro è cresciuto e paradossalmente trovare personale si è fatto più difficile. La colpa? «Non so se incidono le nuove leggi, il reddito di cittadinanza, i sussidi vari, ma so che la gente a far la stagione non ci vuole venire più.

Altro che disoccupazione. Una balla. Un tempo le persone avevano voglia e bisogno, oggi dicono che si fanno troppe ore per pochi soldi». Pochi quanti? Della Maria fa mente locale. «Una donna delle pulizie prende 1.500-1.600 euro al mese più vitto e alloggio. Le sembra poco? Dovrebbero farsi un giro per Lignano a vedere quanto costa un alloggio per tutta l’estate, allora sì, forse si ricrederebbero. Vitto, alloggio e uno stipendio netto di 1.600 euro al mese per fare sette ore al giorno per me non è poco», conclude senza dubbi l’imprenditore alberghiero. Convinto, ma rassegnato alla situazione: è metà giugno e il personale manca ancora. La soluzione? Stringere i denti e far da soli. Alla friulana.

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