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Decreto indennizzi: gli ex soci della Popolare udinese rischiano di ottenere solo esigui rimborsi

Bocciati alla Camera gli emendamenti delle associazioni. Il provvedimento però è blindato, sarà legge in sette giorni

UDINE. Ultimi, faticosi, tornanti legislativi per il Fir (Fondo indennizzo risparmiatori) inserito nel decreto Crescita del governo. Lunedì in tarda serata le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno esaminato proprio l’articolo relativo al Fir, eliminando praticamente tutti gli emendamenti proposti dalle associazioni della Cabina di regia (tra le quali l’udinese Consumatori attivi della presidente Barbara Puschiasis) attraverso i deputati dei vari partiti, Rizzetto per FdI, Novelli, Zanettin e D’Attorre per Fi, Pastorino di Leu e Marattin del Pd.

Tra gli emendamenti ce n’era uno del deputato friulano Walter Rizzetto che chiedeva, per i vecchi soci della Banca Popolare Udinese (assorbita nel 1998 da BpVi) di calcolare l’indennizzo tenendo conto di rivalutazione e interessi. Così non è stato e quindi le migliaia di risparmiatori friulani possessori di quei titoli, potrebbero vedersi riconosciuto il 30% del prezzo dell’azione pagata negli anni Novanta (12 mila lire dell’epoca, circa 6 euro attuali).


Le associazioni comunque incassano quella che alla fine è una loro vittoria, anche se corre il rischio di essere una vittoria a metà. Il Fondo è uno strumento unico e senza precedenti con una dotazione finanziaria importante, pari a 1,5 miliardi di euro in tre anni, la legge di conversione arriverà blindata al Senato entro sette giorni per essere definitivamente approvata. Poi si metterà in moto la complessa macchina burocratica per garantire rimborsi automatici a chi ne ha diritto o i rimborsi attraverso il parere della Commissione. Infine dovrà essere “accesa” la piattaforma telematica Consap dove effettivamente presentare la domanda di risarcimento.

«Poteva essere una grande occasione per poter consegnare ai risparmiatori traditi uno strumento che finalmente poteva dare loro la possibilità di rimettersi in piedi e invece il governo ha cassato tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni che si sono spese sino all’ultimo - spiega la presidente di Consumatori attivi Barbara Puschiasis che mantiene le sue riserve sul testo uscito dalla Commissione di Montecitorio -. Il governo dice no al riconoscimento, almeno per i vecchi azionisti della BpU a un indennizzo che tenga in considerazione anche gli interessi legali e la rivalutazione monetaria.

IL CRAC DELLA BANCA POPOLARE DI VICENZA

Tra qualche mese, quando, lo si spera, potranno arrivare i primi rimborsi, allora tanti si accorgeranno che si tratta di pochi soldi. Il governo dice no a definire il 30% di indennizzo quale acconto mantenendo il termine “forfettario” così precludendo la possibilità di recuperare altre somme oltre al 30%. Il governo dice no all’ulteriore via per ottenere un ristoro, che sarebbe andato a sommarsi a quelli già previsti dal decreto Crescita, e cioè l’arbitrato con possibilità di ottenere il ristoro al 100%.

Il governo dice no a trovare una soluzione definitiva per gli indebitati, per coloro che si sono visti concludere un’operazione baciata. Purtroppo quanto accaduto ci fa capire ancora una volta come il tema della tutela del risparmio tradito e dei diritti lesi sia sempre un tema delle opposizioni o delle campagne elettorali. Ci piacerebbe invece avere ogni tanto la prova che in questo Paese la politica oltre a promettere anche si muove di conseguenza».



Intanto venerdì pomeriggio a partire dalle 18, nella sala Valduga della Camera di commercio di Udine, Consumatori attivi organizza un’assemblea pubblica per fare il punto sugli ultimi sviluppi del Fondo che sta tenendo con il fiato sospeso circa 15 mila risparmiatori solo in Friuli Venezia Giulia.

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