Navigator a caccia di un lavoro: la carica dei 700 friulani per 46 contratti

Si è conclusa la prova nazionale per diventare tutor, ma è caos su ruolo e competenze di chi verrà reclutato. Il rischio che da ricollocatori diventino nuovi soggetti da ricollocare nel mondo del lavoro è altissimo

Una figura ancora avvolta nel mistero. Che, si perdoni il gioco di parole, naviga a vista. Già, perché che cosa debbano fare in concreto i navigator ancora non si sa con esattezza.


Quello che è certo è che si è conclusa alla Fiera di Roma la selezione pubblica per scegliere le 2.980 persone che supporteranno i centri per l’impiego accompagnando i beneficiari del reddito di cittadinanza nel percorso di reinserimento nel mondo del lavoro.

 

Pochi candidati

 

Al concorso si è presentato solo il 35 per cento (3.194 persone) dei 9.000 candidati ammessi al primo dei sei turni di prova (in totale i candidati ammessi sono 53.907). I partecipanti hanno avuto a disposizione 100 minuti per rispondere a 100 domande a risposta multipla.

 


 


Compiti e ruolo

 

Ma quali saranno i compiti che in concreto dovranno svolgere queste nuove figure professionali e come saranno organizzati all’interno dei centri per l’impiego? Al momento non è stato ancora definito.


Le attività in cui saranno coinvolti i navigator, infatti, dovranno prima essere individuate a livello centrale e poi declinate in una serie di convenzioni che Anpal Servizi (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, l’azienda che si accinge a contrattualizzarli) siglerà con ogni singola regione in base alle esigenze locali.



Si sa, invece, che saranno a tempo determinato (con un contratto di due anni) e che dovranno essere formati dai dipendenti di Anpal Servizi, da quei lavoratori precari a cui non viene rinnovato il contratto in scadenza e che in tutta Italia stanno perdendo il proprio posto.


Una preoccupazione che li ha spinti lo scorso 6 giugno a scendere in piazza nella capitale, sotto la sede del ministero dello Sviluppo economico, e che si respira anche in Friuli Venezia Giulia dove operano 13 lavoratori precari di cui 10 come collaboratori esterni e 3 con contratto a tempo determinato in scadenza tra luglio e settembre 2020.



Il rischio che da ricollocatori diventino nuovi soggetti da ricollocare nel mondo del lavoro è dunque altissimo. A tal punto che il Coordinamento nazionale dei precari di Anpal Servizi ha scritto una lettera ai candidati navigator per chiedere di solidarizzare «con la nostra vertenza che non è in contrapposizione con le vostre future assunzioni, anzi, pensiamo che l’eventuale successo della nostra battaglia non potrà che creare vantaggi anche per il vostro futuro lavorativo».

 

La situazione in Fvg

 

Per quanto riguarda la nostra regione, sono 46 i posti assegnati per i navigator a fronte di 717 domande presentate. Altri 46 posti potrebbero essere messi a disposizione a partire dal prossimo anno.



La poca chiarezza non riguarda però solo le mansioni che rientrano «nell’assistenza tecnica» agli operatori dei centri per l’impiego nell’esecuzione delle politiche attive del lavoro legate al reddito di cittadinanza, ma anche la serie di norme attuative con le quali il Governo dovrebbe fissarne le linee guida che al momento mancano.

 

I dubbi

 

Dal decreto sui controlli anagrafici, a carico dei comuni, che consentirebbe di individuare eventuali truffe e raggiri da parte di chi usufruisce del sussidio e controllare il rispetto dei requisiti richiesti (per ora bastano le autocertificazioni), alla norma attuativa con cui stabilire le procedure che, anche in questo caso i comuni, dovrebbero seguire per organizzare i lavori di pubblica utilità obbligatori per poter beneficiare del sussidio (che la Lega ha voluto portare da 8 a 16 ore a settimana). C’è tempo ancora fino a settembre ma per ora gli enti locali non sanno con quale iter procedere.

 



Così come non è stato ancora definita la norma che consente di scambiare i dati tra le varie piattaforme e dunque stabilire chi deve essere seguito dai servizi sociali comunali e chi invece deve trovare un lavoro. Insomma, a mancare sono sia le cosiddette norme “anti divano” che quelle per stanare gli eventuali furbetti.


E, più in generale, una chiarezza di fondo. Non solo sui navigator. Intanto continua la battaglia da parte dei precari di Anpal Servizi per la stabilizzazione del loro posto. Restano in attesa di risposte e di rassicurazioni. Saranno loro, che rischiano di perdere il proprio lavoro, a dover formare le nuove figure professionali a tempo determinato previste con l’entrata in vigore del reddito.

 




«Da qualsiasi punto la si guardi – affermano qui in Friuli – la situazione che dobbiamo affrontare risulta insostenibile». —