Gli immigrati riempiono le culle: straniera più di metà dei nati a Pasiano

Una tendenza che si registra in molti comuni della provincia Il sindacato: «Servono iniziative per lo sviluppo e il lavoro»

A Pasiano di Pordenone oltre la metà dei bambini nati nel 2018 è di origine straniera. È uno dei dati che salta all’occhio nell’analisi della Cisl Fvg su natalità e lavoro.

La denatalità in regione è ormai elemento consolidato: dal 2012 i nuovi nati sono scesi da 9 mila 824 a 7 mila 829. Quello che emerge è che la flessione è resa meno drammatica dalle nascite straniere che spesso garantiscono sopravvivenza di territori, soprattutto piccoli centri, e cicli produttivi.


Monfalcone è il caso più eclatante con 144 bambini stranieri su 255 nati, ma in provincia di Pordenone ci sono 17 comuni dove il rapporto tra nati totali e da residenti stranieri è uguale o superiore al 20 per cento.

A Pasiano su 57 bambini nati in totale, 29 sono stranieri. Seguono Prata con 18 su 64, San Vito al Tagliamento con 24 su 112, Spilimbergo con 25 su 91 e Pravisdomini con 14 su 37. Ci sono casi, come Andreis e Pulfero, in provincia di Udine, dove tutti o più della metà dei pochissimi nati sono figli di stranieri residenti.

Dati che si accordano a quelli del mercato del lavoro. Prendendo, infatti, ad esame le assunzioni in base alla provenienza delle famiglie nel territorio dell’Uti delle Dolomiti Friulane, territorio ad alta concentrazione manifatturiera grazie al maniaghese, si nota un aumento di assunzioni di cittadini europei non italiani (più 2,8 per cento) ed extra Cee (più 1,9 per cento), a fronte di un calo di quasi 4 punti percentuali di italiani. Assunzioni che nel caso di lavoratori comunitari sfiorano il 16 per cento.

«È chiaro – afferma Alberto Monticco segretario generale Cisl Fvg – che la questione della natalità ci interessa da molto vicino, perché l’andamento e le dinamiche della popolazione vanno di pari passo con quelle del mercato del lavoro. Uno scenario aggravato dall’attuale quadro di crisi che si sta profilando in Friuli Venezia Giulia e che non ci lascia tranquilli».

Secondolo studio del sindacato solo nel manifatturiero risultano in piena crisi 29 aziende, il 43, 2 per cento di quelle rilevate come in difficoltà: «Parliamo di quasi 3 mila 200 lavoratori sottoposti a licenziamento o a qualche ammortizzatore sociale. Tutto questo – aggiunge Monticco – deve farci agire, di concerto con la politica e anche gli imprenditori: denunciare non basta, lo stato di crisi non è sufficiente. Per questo ci aspettiamo l’attivazione di tavoli veloci e tecnici sui quali elaborare strategie di medio e lungo termine. Tavoli, a partire da quello nazionale del Mise, fino a scendere a quelli regionali, che dovrebbero tornare ad essere il luogo dove si trovano soluzioni e si salvaguardano le persone dai licenziamenti. A fronte del flop del reddito di cittadinanza, della vergogna dei condoni fiscali, della flax tax, “Robin Hood al contrario”, e dell’assenza di serie politiche migratorie – prosegue – c’è l’urgenza di rimettere al centro il lavoro e dare fiducia ai giovani».

Secondo la Cisl regionale per garantire la tenuta del mercato del lavoro sono necessarie politiche, non solo una tantum e incentivi economici, per lo sviluppo demografico, a partire dai servizi indispensabili alla conciliazione della vita familiare con quella lavorativa. Parallelamente conclude il sindacato, tenuto conto dell’altissima incidenza e del ruolo degli stranieri, occorrerà mettere in campo politiche di integrazione che vadano «ben oltre i facili proclami». —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI



Banana bread al cioccolato

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi