«Così ci siamo salvati dalla barca in fiamme»

Parla uno dei membri dell’equipaggio del natante andato a fuoco a largo di Isola d’Istria: «L’unica cosa da fare era buttarsi in acqua»

TARCENTO. Doveva essere una bella escursione in barca per il weekend, navigando in prossimità della bellissima costa slovena. Si è trasformata invece in una brutta avventura, che fortunatamente ha però lasciato incolumi tutti i suoi protagonisti. Le fiamme che si sono sviluppate a bordo di un’imbarcazione a motore vicino alla costa di Isola d’Istria, sabato pomeriggio, hanno infatti costretto i sei friulani che si trovavano a bordo a salvarsi a nuoto.

Fortunatamente però, come ci ha raccontato uno degli stessi protagonisti della disavventura, il tutto è potuto avvenire in condizioni di sicurezza e in una giornata di bel tempo e di mare calmo. . Tutto è accaduto all’improvviso: «Abbiamo sentito solo un calo nel motore, si è sentito un po’ di odore di bruciato», ci ha riferito uno degli occupanti dell’imbarcazione, Stefano Cimbaro.

Da lì tutto è accaduto di conseguenza: il tentativo, da parte di chi era a bordo, di spegnere le fiamme utilizzando gli estintori e anche tutta l’acqua della barca, perfino l’acqua di mare. A un certo punto è stato però evidente che non sarebbe stato possibile avere ragione dell’incendio e che l’unica cosa da fare stata quella di pensare all’incolumità personale.

«Poi le fiamme erano troppo alte – continua Cimbaro – e ci siamo buttati». Dall’imbarcazione, secondo quanto ci è stato riferito, era stato comunque già possibile lanciare il mayday con la radio: i sei occupanti dell’imbarcazione sono quindi stati soccorsi in mare dapprima da una barca condotta da dei ragazzi sloveni e quindi dalla locale guardia costiera.

Nessuno dei sei friulani ha avuto necessità, una volta a terra, di essere ricoverato in ospedale o di ricorrere a cure mediche. «In dieci minuti sono già arrivate delle barche a prenderci», ha spiegato il diportista. I sei friulani protagonisti della brutta avventura, tutti residenti tra Tarcento e Campoformido, si sono quindi ritrovati sani e salvi in Slovenia, ovviamente tutti gli effetti personali rimasti sulla barca sono andati persi.

«È successo tutto in un attimo, non c’è stato neanche il tempo di avere paura», ci ha detto ancora Stefano, ricordando gli istanti di tensione. Per tutti i friulani coinvolti rimane il ricordo di una brutta esperienza da lasciarsi alle spalle.

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