Vino e speculazioni, la denuncia sul caso Ribolla

Il presidente regionale di Fedagripesca Venanzio Francescutti: troppi vigneti in pianura, ma non li abbiamo “spinti” noi. «Senza Consorzio e senza tutela: così alla fine comanda solo il mercato»

UDINE. I prezzi delle uve di Ribolla di pianura sono in picchiata (da 1,10 euro del 2017 a 0,15 centesimi di oggi), come denunciato da diversi vignaioli e da Copagri. Ma la colpa di questa situazione, che rischia di soffocare sul nascere il business delle bollicine friulane, non è da addebitarsi al mondo della cooperazione. Il presidente regionale di Fedagripesca Venanzio Francescutti respinge al mittente le accuse e per farlo porta con sè dati e numeri.

«Ci dispiace che qualcuno, come è accaduto durante il dibattito nell’ultima trasmissione di Friuleconomy, ci butti la croce addosso - osserva -. Ma le cantine sociali, le cooperative, hanno al massimo un 10% di Ribolla che lavorano e che mettono in produzione.

Ribolla gialla, Fedagripesca denuncia: "C'è speculazione"

È un’accusa completamente infondata, la Ribolla è stata una speculazione fatta soprattutto da privati che, magari per risolvere altri problemi, si sono buttati su quello che pensavano fosse un affare, sull’onda forse del successo del Prosecco.

Spesso si tratta di non professionisti del vino, neofiti che hanno voluto tentare. Ma è chiaro che se non c’è un Consorzio, non c’è una tutela esclusiva e regole chiare, poi i prezzi li fa il mercato.

Anche quelli del Prosecco e del Pinot grigio sono diminuiti, ma con il Consorzio alle spalle i danni sono stati contenuti e limitati. E quando ci troviamo di fronte a una grande produzione in vitigno, i risultati sono purtroppo quelli che vediamo, con quotazioni che sono crollate rispetto a solo 12 mesi fa».

Francescutti ritiene indispensabile tutelare il vitigno autoctono, che è un fiore all’occhiello della nostra regione, e ritiene che bisogna partire dal Consorzio della Doc Friuli. «C’è già la bozza di Statuto - afferma -, la costituzione spetta a produttori, trasformatori e imbottigliatori, siamo a buon punto. Entro l’anno diventerà realtà. Da lì, poi, si potrà partire per inserire la Ribolla gialla nella Doc Friuli, una volta che avremo avuto il via libera dal ministero per la tutela esclusiva.

È necessario modificare il nome del vitigno, non dimentichiamoci che altre regioni, tra cui la Sicilia, la Toscana e il Veneto stanno facendo sperimentazioni con la Ribolla e potrebbero metterla sul mercato con quel nome, se saremo privi della salvaguardia».

L’iter, come è noto, è stato rallentato dal tira e molla tra pianura e collina. Liti e dissapori non hanno aiutato, ma adesso finalmente pare che la cosiddetta “quadra” sia stata trovata. «Abbiamo stabilito che in pianura si potranno produrre al massimo 180 quintali di Ribolla per ettaro per le basi spumante - annuncia ancora Francescutti - e 130 quintali per il bianco fermo. Ci sono stati molti mal di pancia, ma alla fine l’accordo è stato trovato. Naturalmente sulle colline, dove la qualità è altissima e nessuno lo mette in dubbio, la produzione per ettaro potrà essere inferiore».

Al Friuli manca come il pane un vitigno identitario. «È così - conclude il presidente di Fedagripesca - e questo è un guaio. Dobbiamo assolutamente rimediare, abbiamo già perso il treno del Tocai. Un vino che ci identifica ci farebbe conoscere molto di più nel mondo globale. Le grandi firme, i grandi marchi, aiutano ma non bastano».

 

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