I cacciatori: «O li prendiamo con l’arco oppure va cambiata la legge»

Il parere del presidente regionale di Federcaccia Paolo Viezzi: «Bisogna mitigare il problema, ma il calendario venatorio non ci aiuta» 

UDINE. «I modi per mitigare il problema sono due: consentire la caccia di selezione con l’arco e modificare la legge nazionale 157/1992». Parole di Paolo Viezzi, presidente di Federcaccia Fvg e relative al fenomeno dei cinghiali che non soltanto scorrazzano sempre più vicino ai centri urbani, ma provocano anche ingenti danni all’agricoltura e problemi per la circolazione stradale.

Nel 2017/18 in Friuli Venezia Giulia erano censiti 4. 059 animali – stima in difetto rispetto alla popolazione reale –, dei quali 3. 084 prelevati, cioè abbattuti, in selezione o con metodo tradizionale.



«Il sistema regionale – argomenta Viezzi – prevede un prelievo da parte dei cacciatori secondo parametri predefiniti, che nella quasi totalità dei casi viene rispettato. La caccia di selezione degli ungulati va dal 15 maggio al 15 gennaio dell’anno successivo», mentre per le specie cacciabili non in periodo di selezione il periodo va dal 1° settembre al 31 gennaio seguente.

Con un calendario ben definito, insomma, le doppiette devono stare “silenziate” per alcuni mesi e qui nasce uno degli inghippi denunciati da Federcaccia Fvg.

«Per un periodo in Fvg abbiamo agito in deroga, ma una sentenza del Tar nel 2016 ha accolto il ricorso di alcune associazioni animaliste e ora abbiamo le mani legate. Questa è una buona parte del problema legato al contenimento della presenza dei cinghiali». Ciò comporta altre problematiche a più ampio respiro, legate alla antropizzazione del territorio: gli animali non vengono più predati e si spostano sempre più vicino alle case, dove possono trovare maggiore cibo.

«A forza di pensare alle esigenze degli animali – allarga le braccia Viezzi – si stanno tralasciando quelle dell’uomo, a partire dalla sicurezza. Non dimentichiamo che i cinghiali sono possibili portatori di peste suina africana: il Ministero della Salute ha già espresso i suoi timori». Da qua nasce, secondo lui, l’esigenza di variare l’impianto normativo nazionale: la Conferenza Stato-Regioni del 2017, con accordo unanime, aveva mosso dei passi avanti, ma né il Governo Renzi, né quello successivo avevano poi dato seguito. Non solo: un rimedio è costituito dalla caccia di selezione con l’arco.

«Questo strumento – spiega Vezzi – permette un prelievo in condizioni dove l’utilizzo dell’arma da fuoco non è consentito. L’arco non è vincolato alla distanza da case, strade o mezzi agricoli, non fa rumore e dopo 30/40 metri perde di pericolosità. Viene utilizzato in tutta Italia, soltanto da noi no.

Sono due anni che lavoriamo con il Consiglio regionale per consentirne l’introduzione. Vorrei ricordare al consigliere Di Bert, che in consiglio si è preoccupato per il fenomeno, che lui la norma per la caccia di selezione con l’arco lui l’ha bocciata. Non vedo grande coerenza».

Non da ultimo, c’è il problema degli incidenti stradali e del risarcimento, da parte della Regione, dei danni causati dalla fauna selvatica. Lo scorso anno sono stati 544 i sinistri provocati da ungulati (cervi, caprioli e cinghiali), per un importo di 1.551.000 euro, dei quali 964.000 indennizzati dalle casse pubbliche. «Al 30 giugno 2019 eravamo già a 329 incidenti e oltre 1 milione di euro di danni richiesti, con proiezione annuale di oltre 700 sinistri e 2 milioni di euro. Ecco perché – conclude Viezzi – il fenomeno va mitigato. Abbiamo in programma degli incontri con associazioni agricole per trovare assieme delle soluzioni».
 

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