Si è spento a 91 anni il partigiano Mirko Le ceneri sparse al fronte di guerra

San quirino. Ha voluto che le sue ceneri fossero disperse là, dove ha coltivato un ideale di libertà culturale e sociale. Questo l’ultimo desiderio di Silvano Culetto, morto lo scorso 25 settembre a Tarcento all’età di 91 anni. Domani a partire dalle 15, amici, compagni e familiari asseconderanno la sua volontà con la dispersione delle spoglie, dopo la cremazione, sopra Sella Sant’Antonio, in comune di Taipana.

Quella di Silvano non è una storia come le altre. Noto a tutti come partigiano Mirko, a soli 15 anni aveva deciso di entrare a far parte del Secondo Battaglione Brisko-Beneski Odred, nonostante fosse nativo di San Quirino.


«Era nato nel marzo 1928 e quindi non era tenuto ad assolvere obblighi di leva relativamente alla Seconda guerra mondiale. Ma ha scelto di aderire al movimento per una ribellione rispetto a una forma di “genocidio culturale” del quale sono state vittime le popolazioni delle Valli del Torre», racconta Roberto Pignoni, professore di matematica in pensione e grande appassionato di storia.

Culetto, nato nella destra Tagliamento e cresciuto a Pordenone, aveva una parte della famiglia a Pradielis, nel comune di Lusevera. Qua vivevano i suoi nonni e anche il giovane Silvano aveva respirato l’aria di insofferenza dopo le vicende della Prima guerra mondiale, durante la quale il padre aveva combattuto tra gli alpini. «Addirittura – fa notare Pignoni – in casa dei suoi nonni c’era una stanza dove prima stavano tre zii mandati a combattere, fatti prigionieri e tornati malati di tubercolosi dal fronte. Dopo la loro morte, non è stata più riaperta».

Dopo l’8 settembre 1943, Mirko non ci aveva pensato su due volte, entrando nelle fila partigiane. Quella battaglia di libertà gli è rimasta appiccicata per tutta la vita, per sempre dopo la fine della guerra. «Non è un caso – conclude Pignoni – la volontà, con atto notorio depositato alcuni anni fa, che le sue ceneri fossero disperse in questa sella alla periferia di Platischis, in un punto a metà fra quelli che oggi sono i versanti sloveni e italiani. Qui, i partigiani si muovevano liberamente all’interno di un confine mai accettato e che non era nemmeno in programma ci fosse. Il ricordo di Silvano e le sue narrazioni fanno emergere una zona d’ombra su questioni geopolitiche ancora troppo poco esplorate». Domani l’anima di Mirko spiccherà il volo tra quelle vette intrise di voglia di libertà che ha sempre amato.—

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