Una fiaccolata per ricordare tutti i bimbi che non sono nati

san daniele. Un palloncino che vola alto nel cielo. Una barchetta di carta che segue la corrente. Oggetti lasciati andare via a simboleggiare un distacco diverso, spesso segreto: quello tra la mamma e il suo bimbo mai nato. Una tragedia che le donne si trovano a vivere in quello che, nelle aspettative, sarebbe dovuto essere il momento più bello della loro vita. E che a volte invece può diventare un incubo vissuto senza sapere dove trovare un conforto.

Per aiutare chi ha dovuto tornare a vivere dopo il lutto di un bimbo mai nato, dal 2015 le associazioni Phoenix e Semi di vita organizzano a San Daniele e a Treppo Grande, in occasione della giornata internazionale sulla perdita in gravidanza e morte infantile, dei momenti di condivisione al quale, fino a oggi, hanno partecipato centinaia di famiglie.


«Negli anni – spiega Roberta Leonarduzzi, presidente di Semi di vita – ci sono mamme che tornano, altre che si aggiungono, ma tutte sono accomunate dallo stesso dolore». Quest’anno l’appuntamento è nella cittadina collinare per il prossimo 13 ottobre quando nella loggia della Guarneriana alle 17 si terrà l’incontro “La morte agli albori della vita: conoscere il lutto perinatale” che vedrà come relatrice la psicologa Novella Buiani. Alle 18.30 sarà celebrata una messa a suffragio al termine della quale ci sarà l’accensione “dell’onda di luce” di fronte alla Loggia seguita da una fiaccolata. «Sin dalla sua nascita – spiega ancora Leonarduzzi – la nostra associazione si occupa, grazie all’esperta Alessia Varutti, di questo delicato tema. Anche quest’anno, prima della celebrazione di ottobre, la nostra associazione ha organizzato degli incontri per le donne che hanno perso un bimbo prima che nascesse». Un evento che le componenti del sodalizio spesso hanno vissuto in prima persona: «io – racconta Leonarduzzi – ho quattro figli, ma ne ho perso uno. Ricordo poi di una donna che, quando ero in travaglio, era nella mia stessa stanza e aveva appena perso la sua creatura. Ricordo perfettamente l’assoluta solitudine in cui si piomba per lo sconforto. Dal 2015, ovvero dalla nascita della nostra associazione, anche su sollecitazione dell’ambito socio-sanitario – racconta Leonarduzzi – molte donne arrivano da noi perché sentono il bisogno di condividere la loro esperienza». —

A.C.

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