La rabbia dei soci di Coopca: «Non riavremo più i nostri soldi»

Affollate assemblee a Codroipo e Tolmezzo: «Le nostre vite non sono più quelle di prima». Si punta al Fondo regionale, subito la convocazione al tavolo o andremo con i cartelli a Trieste

UDINE. «Non caveremo un ragno dal buco, non rivedremo mai tutti i nostri soldi». Rabbia, rassegnazione e delusione animano gli almeno tremila soci della Cooperativa Carnica traditi da quella che ritenevano un’istituzione nella gestione del denaro al punto da chiudere i conti correnti bancari e postali per affidarli agli ex amministratori (sono 16) chiamati a rispondere, a vario titolo, di bancarotta, fraudolenta e semplice, abusiva attività di raccolta del risparmio e truffa.

Ai creditori chirografari spettano ancora 56,5 milioni di euro: 28 ai fornitori e 27 ai soci. Lo scrive il commissario giudiziale, Fabiola Beltramini, nello stato di attuazione del concordato che però non tiene conto dei 13 milioni donati da Alleanza 3.0 per risarcire al 50 per cento i soci prestatori, ovvero i titolari dei libretti con versamenti fino a 36 mila euro.




 

Detratta questa cifra il credito dei soci supera i 13 milioni di euro. Una cifra importante che tutti pretendono di riavere. L’hanno ribadito, giovedì 17 ottobre, nell’assemblea indetta a Codroipo così come avevano fatto mercoledì a Tolmezzo.

I soci rimasti sul lastrico sono pronti a unire le forze per interrompere la prescrizioni civile, riservandosi così il diritto di rivalsa, e a battersi per accedere al fondo regionale (4,5 milioni di euro) anche a costo di andare con i cartelli a Trieste.

 

Le assemblee

 

Come cinque anni fa i soci CoopCa tornano a riunirsi per definire azioni comuni e tentare di salvaguardare quel che resta delle loro vite. Sono per lo più anziani che hanno perso i risparmi di una vita. Persone che hanno visto famiglie intere pagare le conseguenze del crac: «Il marito di quella signora è morto dopo aver perso tutto – rivela qualcuno sottovoce –, i loro figli hanno avuto difficoltà a proseguire gli studi».



 

La gente di montagna non ama raccontare le proprie difficoltà, preferisce rimboccarsi le maniche e andare avanti. In questo caso andare avanti significa restare uniti e continuare a lottare. Barbara Puschiasis, la presidente di “Consumatori attivi”, l’associazione che tutela anche i truffati dalle banche venete, li ha invitati a farlo pur rendendosi conto che «sono trascorsi anni drammatici con risvolti terribili.

Abbiamo visto persone ammalarsi e perdere la positività della vita». I soci CoopCa chiedono giustizia: «I responsabili devono restituire il mal tolto» ripetono contestando la decisione del giudice che ha rigettato la richiesta di citazione in giudizio della Regione. A loro avviso la Regione avrebbe potuto e dovuto controllare di più.


Le storie



La parola controllo continua ad accendere la rabbia dei soci: «Cinque anni fa gli ex amministratori CoopCa mi convocarono a giugno per pagarmi i dividendi, ma si guardarono bene dal dirmi come stavano le cose. Il crac è scoppiato qualche mese dopo».



 

A raccogliere lo sfogo del gruppo di conoscenti è Antonio Barazzutti, di Cavazzo Carnico, uno che ha portato il saper fare dei montanari nei cantieri di tutto il mondo e che ora è costretto ad accettare che forse non rivedrà più i «risparmi accantonati per pagare la badante o le spese mediche in caso di necessità».

Antonio non crede più a chi gli promette condizioni migliori: «Non mi fido più di nessuno neppure delle banche dove lascio il minimo indispensabile». Il suo volto si accende quando racconta perché decise di fidarsi degli ex amministratori CoopCa a fidarsi di loro: «Mi dissero “non lasciare i soldi in banca che li investe in azioni rischiose quotate in borsa, prendi le nostre che sono più sicure”. Hanno tradito la mia fiducia».

Sempre Barazzutti cita il caso di un conoscente che pochi giorni prima del crac aveva acquistato azioni CoopCa. «Sapevano che erano messi male – aggiunge – ma accettarono comunque anche quei soldi. Mi creda quando è scoppiato il caso questa persona non si dava pace».

Tra i creditori di CoopCa c’è anche il sindaco di Verzegnis, Andrea Paschini, ed è proprio lui a evidenziare gli investimenti sbagliati di CoopCa definendo «un azzardo» la sede di Amaro.

 

Le nuove mosse



Dei 3 mila soci, solo 277 si sono costituiti parti civili nel processo penale. Attendere gli sviluppi della causa penale e dell’appello tentato dai soci della cooperativa di Trieste fa parte della strategia delineata nelle ultime assemblee.

«In questo momento – ha spiegato il legale di parte civile, l’avvocato Gianberto Zilli – è importante interrompere la prescrizione civile per mantenere, anche nei prossimi cinque anni, la possibilità di rivalsa nei confronti della Regione e degli ex amministratori».

Considerati i costi a cui potrebbero andare incontro, i soci invieranno le raccomandate per tenersi la causa civile come ultima spiaggia. Preferiscono puntare all’accesso al Fondo regionale di 4,5 milioni di euro per tentare di recuperare una percentuale che vada oltre al 6,9% ottenuta finora.

«Mandate quelle lettere – ripete la presidente di “Consumatori attivi” – ci aiuteranno ad avere più forza al tavolo regionale».

È qui che si giocherà la partita dei risarcimenti perché, come ha sottolineato Puschiasis, la norma così come è stata scritta rischia di escludere i soci CoopCa che non hanno promosso azioni di responsabilità nei confronti degli ex amministratori.

«La norma va riscritta, la convocazione del tavolo è imminente». E se questo non succederà i soci organizzeranno un sit-in davanti alla Regione, a Trieste.

 

Confronto con Trieste



Alle porte della Regione bussano i soci CoopCa e pure i creditori delle cooperative triestine. Il dettaglio è stato evidenziato nelle assemblee per invocare l’unione visto che i soci CoopCa possono pretendere di più in ragione dei minori risarcimenti ricevuti finora.

Hanno incassato il 6,9 per cento contro l’80 per cento dei colleghi triestini. E se questo sarà un parametro il Fondo regionale potrebbe premiare i creditori CoopCa anche se a Trieste la gente era in coda davanti agli sportelli per inviare le richieste di interruzione della prescrizione civile. —

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