Violenza sessuale, uno dei pakistani accusato anche da una 22enne

In cella dopo la denuncia di una minorenne, sarà giudicato il 6 novembre per una precedente violenza a Laipacco

UDINE. Sceglieva sempre gli edifici abbandonati Dilawar Abbas Jutt, il 23enne pakistano sottoposto a fermo di polizia giudiziaria alla fine dello scorso mese di agosto, insieme al connazionale Sulman Muhammad, 22, con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una quindicenne friulana.

Anche otto mesi prima, quando a rimanere vittima dei suoi abusi sarebbe stata una 22enne goriziana, Jutt l’avrebbe aggredita in un dormitorio improvvisato in mezzo al nulla, nella zona di Laipacco. Due episodi molto simili e di cui il giovane, cui a suo tempo la commissione territoriale che decide sulle richieste di asilo gli aveva negato il riconoscimento dello status di rifugiato, dovrà ora rispondere in tribunale.

Il primo appuntamento davanti al gup è fissato per il prossimo 6 novembre. Jutt, che al momento è sottoposto a misura cautelare nel carcere di Pordenone, dove esiste una sezione riservata a chi è accusato di questo genere di reati, dovrà difendersi dall’ipotesi formulata dal pm Maria Caterina Pace di avere costretto una ragazza a subire un rapporto sessuale nella notte tra l’8 e il 9 gennaio scorso.

Un contesto adulterato dalla condizione di ubriachezza in cui entrambi si trovavano, quello ricostruito dalla Polizia sulla base della sola denuncia della 22enne, che evidentemente qualcosa aveva portato ad avvicinarsi o a seguire il pakistano in un’area isolata. Stando alla sua versione, Jutt l’avrebbe spogliata nonostante le proteste, afferratata al collo con una mano e presa a schiaffi con l’altra.

Nell’udienza preliminare, l’imputato sarà assistito dall’avvocato d’ufficio Anna Bulfone, che lo aveva già seguito anche in alcuni degli altri procedimenti collezionati dal suo arrivo in Italia. I giudizi diventati irrevocabili si riferiscono tutti a violazioni del foglio di via obbligatorio.

E cioè a uno dei paradossi del sistema giudiziario italiano, che non prevede ancora un meccanismo di esecuzione certa dell’ordine di espulsione. Il risultato, in assenza di accordi di governo con il Paese di provenienza del trasgressore, è di ritrovarselo per strada come se niente fosse. E di non poterlo per questo neppure arrestare, trattandosi di reato che non contempla l’applicazione di misure cautelari. Le violazioni contestate a Jutt sono state cinque, tutte nel corso del 2018. Risulta ancora in indagini preliminari, invece, l’ulteriore accusa di porto d’armi e lesioni personali.

E poi è arrivato l’episodio del 28 agosto. La 15enne che ha riferito di essere stata segregata e stuprata da lui e, in una precedente occasione, da altri due suoi connazionali, conosceva personalmente Jutt. Quella mattina, secondo gli accertamenti della Questura, l’avrebbe contattato per chiedergli di alcune dosi di eroina.

I due si sono incontrati nella zona di Borgo stazione e da lì hanno raggiunto, a piedi, l’area dello scalo ferroviario di via Buttrio, probabilmente per consumare assieme la droga. Lì, tra le mura degli stabili fatiscenti e abbandonati da anni, si sarebbe consumata la violenza sessuale. Rintracciata dalle Volanti nella vicina via Bertaldia grazie a un messaggio d’aiuto inviato a un’amica e intercettato dalla madre di quest’ultima, la minorenne era stata accompagnata in ospedale.

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