Le foto di Degano sul Faedese esposte in consiglio regionale



Il consiglio regionale per tutto ottobre dedica una mostra al fotografo faedese Davide Degano, che ha narrato la tradizione autentica della Terra dei castelli anche sulla pagine del sito web di Foto Vogue Italia.


Cresciuto a Faedis, il 28enne fotografo, dopo aver concluso gli studi superiori, si è trasferito in Australia dove ha maturato un ricco carnet di esperienze, dalla partecipazione a festival fotografici alla collaborazione con i media locali, con aziende e con l’agenzia “Just Australia”. La prima fotografia pubblicata è stata sul giornale italiano “Globo”, diffuso a Melbourne. Davide è poi rientrato in Europa per frequentare un’importante accademia fotografica ad Amsterdam.

«Il mio – spiega – è un lavoro documentaristico, non fotogiornalistico, ma narrativo. Ho realizzato un progetto su una famiglia di Faedis, i Perabò, che è anche sul mio sito internet ed è stato anche selezionato nell’ambito dell’esposizione internazionale “We feed the world”. Alcune immagini con cui Davide “racconta” il Faedese sono state poi scelte come “Foto del giorno” su Foto Vogue Italia.

«Ho un mio “road trip” – spiega ancora Degano – del Friuli, però della parte destra del Torre, che va da Trieste alle valli del Natisone ai monti. Vedo il Torre come un elemento naturale che ci impedisce di urbanizzare questa parte. Naturalmente ci sono città come Trieste, ma anche posti come Faedis o le valli del Natisone che mantengono un certo bilanciamento tra globalizzazione e tradizioni friulane».

La mostra aperta nella sede del consiglio regionale a Trieste si intitola “Beyond the land of castles - Oltre la terra dei castelli” ed è dedicata proprio al Faedese. È tra le prime mostre in Italia – la prima è stata a Cividale – per il fotografo faedese, che ha esposto anche in Olanda, Serbia e Regno Unito.

«C’è in queste foto – ha commentato il presidente del consiglio Fvg, Zanin – una dolcezza, un’empatia verso il paesaggio e i suoi abitanti, anziani, giovani, bambini, animali che con l’uomo dalla profondità dei secoli condividono la vita. C’è anche, seppur sommesso, un implicito richiamo a chi guarda a chiedersi cosa sarà e cosa potrebbe essere di questi borghi». —



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