Tognato lascia Fi per Italia Viva «Troppo appiattiti sulla Lega»

L’ex assessore apre il primo comitato nella Bassa: puntiamo su giovani e dialogo «Il centrodestra non mi rappresenta più. Dai vertici azzurri silenzio da sei mesi»



Un ex Dc, come Matteo Renzi e il suo braccio destro Ettore Rosato. Un ex Dc transitato, come molti altri, da Forza Italia quando Silvio Berlusconi ammaliava le folle. Ma oggi a stregarlo è Italia Viva, la nuova creatura politica di Renzi, cui Andrea Tognato ha deciso di aderire, aprendo il primo comitato della Bassa friulana. Manager in una multinazionale del settore food, 57 anni, Tognato è stato assessore a Latisana alle Attività produttive e al Turismo nella giunta dell’allora sindaco Salvatore Benigno, dal 2001 al 2014 e, nello stesso periodo, ha rappresentato l’amministrazione nel Cda della Lisagest di Lignano. E poi, dal 2014 al 2016, è stato presidente della locale casa di riposo Umberto I. Quello di Tognato, insomma, non è un volto sconosciuto nella Bassa, così come non lo sono i suoi punti di riferimento, a partire da Danilo Moretti, ex sindaco di Latisana, ex deputato di Forza Italia.


Ma il perimetro nel quale si è mosso ha cominciato a star stretto a Tognato sei mesi fa, «perché un centrodestra appiattito sulle posizioni della Lega non mi rappresenta», dice. Così sei mesi fa dà le dimissioni da coordinatore cittadino degli azzurri dopo averli guidati dal 2015. Nel suo nuovo percorso la delusione ha quindi avuto un peso. «Tutti sono utili e nessuno è indispensabile, io per primo – racconta Tognato –, ma in aprile ho rassegnato le dimissioni al direttivo di Fi, mi sono speso per l’ultima battaglia, le elezioni europee, e in sei mesi nessuno si è fatto sentire, nessuno che chiedesse come mai o perché avessi deciso di lasciare la guida locale del partito. Ecco, una domanda dai vertici di Forza Italia, quella sì, me l’aspettavo». Inutile pungolarlo oltre. Tognato assicura che nella sua scelta «non c’è alcuna volontà di rivalsa». «Né disconosco quanto fatto. Sono stato convintamente nel Pdl e in Forza Italia», aggiunge il neo-renziano. E allora? «Ho vissuto qualche congresso, da quelli con Mino Martinazzoli a quello fondativo del Pdl, ma alla Leopolda – racconta Tognato – ho respirato un clima positivo, di dialogo e confronto, anche duro, ma senza volontà di assoggettare nessuno. È lo spirito che mi muove oggi, non cerco visibilità né candidature e non ho truppe cammellate alle spalle, voglio far crescere i giovani, come uno dei nostri primi iscritti che di anni ne ha 20. E chiedo uno spazio di discussione». Chi è stato a convincerlo? Rosato, of course, «nel quale ho trovato accoglienza e disponibilità». Okay. Eppure Tognato è anche uno di quei rarissimi casi in cui è il figlio a influenzare il padre. Francesco, oggi 23enne, è iscritto al Pd, ammaliato da Renzi (il primo Renzi), tanto da partecipare alla Leopolda a 16 anni. «È stato un renziano doc, è vero – racconta l’ex assessore –, adesso fa l’osservatore, più impegnato negli studi in giurisprudenza che nella politica». Politica che resta il campo del papà. —



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