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Tenacia, lavoro duro e progetti: la rinascita della montagna un anno dopo la tempesta Vaia

Avviate 600 opere per rimediare ai danni provocati dal vento e della pioggia. Rimossi 300 mila metri cubi di legname, ma ne restano da estrarre altrettanti

Maura Delle Case
2 minuti di lettura

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«Abbiamo fronteggiato l’emergenza, effettuato la ricognizione di tutto, stimato i danni in più di 600 milioni di euro, portato a casa le risorse e centrato nel primo anno l’avvio di 600 opere per 160 milioni di euro» racconta sottolineando il ruolo centrale della Protezione civile «che è stata la grande protagonista di questo difficile anno: con lei abbiamo organizzato il sistema e delegato poi a ognuno il suo pezzetto di intervento».

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In quei due giorni di paurose raffiche di vento il bosco viene ferito a morte. A terra restano oltre 700 mila metri cubi di tronchi per 3 mila 700 ettari abbattuti. Riccardi ricorda bene quelle ore di paura. «Alle 7 di sera del 28 ottobre eravamo a Piani di Luzza, diretti verso Sappada, a un certo punto qualcuno si mise di traverso impedendoci di passare, fossimo andati avanti forse non saremmo qui a parlarne. Di rientro passammo sul ponte di Comeglians. Non feci in tempo ad arrivare a casa che ricevetti una chiamata: il ponte era crollato, io ci ero passato 40 minuti prima».

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La mattina successiva, con le raffiche di vento che continuano, Riccardi torna in Carnia, come farà per i sette giorni successivi. «Il panorama era indescrivibile. I tronchi degli alberi sulle strade, 26 mila utenze elettriche saltate, abitazioni senza luce e senza riscaldamento, anche al Cro e in alcune case di riposo, senza contare la mancanza dell’acqua potabile».

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La macchina della Protezione civile non perde un minuto, mettendosi alla testa del sistema per coordinare i primi interventi di messa in sicurezza delle strade e degli abitati, di ripristino delle utenze, per poi passare alla fase due, alla ricognizione dei danni, al recupero delle risorse necessarie e alla successiva partenza dei primi cantieri. Per strada e in bosco, il grande ferito. In un anno tutta questa attività ha dato i suoi frutti. Nel giro di un paio di giorni dopo la tempesta il tratto di strada crollata a Paluzza è stato ripristinato, dopo due mesi è stato ricostruito anche il ponte a Comeglians.

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Seicento le opere avviate grazie ai fondi statali. Nel frattempo è iniziata l’attività ai margini del bosco, per rimuovere i tronchi e le ceppaie più a rischio. Sono arrivati i primi piani di prelievo, approvati a tempo record dai Comuni con l’assist della Regione. «Abbiamo avuto richieste puntuali di intervento da parte dei proprietari per estrarre 600 mila metri cubi di legno sui 700 mila a terra – fa sapere l’assessore alle Risorse forestali, Stefano Zannier -. Ne mancano 100 mila, ma sono per lo più in proprietà private frazionatissime oppure difficilmente raggiungibili. A oggi siamo a circa a metà dell’opera con 300 mila metri cubi estratti».

Quanto alle strategie di rimboschimento, Zannier mette le mani avanti: «Non sono convinto debba esser fatto a prescindere, ma dove veramente serve: in aree con problemi di sicurezza, di tenuta dei versanti o di natura paesaggistica. Per il resto la natura può tranquillamente fare da sola».

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