Spunta un hard disk con i conteggi “segreti” di Sereni Orizzonti

La Guardia di finanza lo ha trovato dopo le dichiarazioni rese da Carlassara nel corso dell’interrogatorio con il pm

UDINE. Lo cercavano tutti, ma nessuno sapeva dove fosse. E chi lo custodiva, taceva. Finché, a parlare e permettere così di trovarlo, non è stato proprio colui che lo aveva fatto sparire, poche ore prima di essere arrestato.

Il mistero sull’hard disk esterno contenente le cosiddette “matrici” della Sereni Orizzonti, e cioè i file di rendicontazione interna delle ore di assistenza erogate dal personale agli ospiti delle case per anziani, è cessato lo scorso 8 novembre, durante l’interrogatorio di Federico Carlassara.

In carcere con l’accusa di avere concorso nella truffa milionaria contestata a Massimo Blasoni, patron della società, e ad alcuni dei suoi più stretti collaboratori, l’allora responsabile del personale aveva riferito al pm Paola De Franceschi di avere consegnato il dispositivo a una collega, in vista della trasferta di lavoro in programma l’indomani in Toscana e che il precipitare degli eventi, con la notifica delle otto ordinanze di custodia cautelare eseguite la mattina del 24 ottobre, gli impedì di realizzare.

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Una rivelazione importante ai fini delle indagini e che, sommata alle spiegazioni fornite agli inquirenti in sei ore d’interrogatorio, reso con l’assistenza legale degli avvocati Maurizio Miculan e Giulia Volpatti, gli era valsa il pass del gip Mariarosa Persico, dal successivo 11 novembre, alla misura meno afflittiva degli arresti domiciliari, nella sua casa di Majano.

Potrebbe nascondersi in quell’hard disk, infatti, la prova regina dei presunti aggiustamenti del minutaggio di volta in volta decisi per fare tornare i conti anche quando il personale scarseggiava e per evitare così di perdere parte dei contributi pubblici precedentemente concordati con le aziende sanitarie.

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Perché delle correzioni effettuate in corsa per coprire i buchi di assistenza, nei server dei computer sarebbe rimasta soltanto la versione ufficiale: in tesi accusatoria, quella adulterata. La verità, cioè i dati ritoccati ad arte e asseritamente rivelatori di un disallineamento con il monte ore dovuto da ciascuna figura professionale, sarebbe conservata nella memoria esterna. Una sorta di “scatola nera” a disposizione dell’Ufficio personale e che, per nessuna ragione, avrebbe dovuto essere divulgata all’esterno.

E visto che l’inchiesta ruota attorno all’assunto della mancata corrispondenza tra il minutaggio dichiarato e quello effettivamente prestato, i contenuti dell’hard disk potrebbero rivelarsi decisivi.

La Guardia di finanza lo ha recuperato attraverso una collega della dipendente indicata da Carlassara e inizierà ad analizzarlo a breve. L’operazione dovrà anche accertare se il dispositivo non sia stato rimaneggiato nei giorni successivi agli arresti e alle perquisizioni. «L’indagine, sia a livello documentale che testimoniale, è ben lungi dall’essere conclusa ed è, anzi, in pieno svolgimento», l’unico commento del procuratore capo, Antonio De Nicolo.

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