Negata la sala al convegno sul fine vita, il sindaco: non faccio propaganda a cose illegali

Udine, Fontanini blocca un evento già autorizzato. Englaro: «Nella richiesta è chiaro il distinguo; parole incomprensibili»

UDINE. Il Comune nega all’associazione “per Eluana” l’utilizzo di sala Ajace per un convegno pubblico organizzato sul tema del fine vita.

Un argomento che ancora divide, soprattutto a Udine, città che nel 2009 ha accolto Eluana Englaro per l’interruzione della nutrizione artificiale. Ora sulla vicenda, dopo la scelta della giunta, si riaccendono i riflettori (e anche le polemiche).

La decisione dell’amministrazione è stata fatta passare per una questione “tecnica”, ma in realtà copre una motivazione politica chiara da parte del sindaco Pietro Fontanini e dei suoi assessori. Non è un mistero che il primo cittadino abbia poco apprezzato il modo in cui è stato gestito il “caso Eluana”, che a suo dire ha finito per penalizzare Udine, facendola passare come la “città in cui si viene a morire”.

Una dichiarazione fatta in campagna elettorale, nel maggio 2018, espressione di come il sindaco la pensi sulla vicenda. «Nella domanda presentata in Comune si faceva riferimento a pratiche non legali in Italia – chiarisce Fontanini –. Chiaramente come sindaco non posso permettere che spazi comunali ospitino eventi di propaganda di cose illegali. Ho il dovere di far rispettare la legge».

Parole pronunciate ieri mattina, che fanno seguito alla decisione presa in giunta martedì 12 novembre, quando si è deciso di negare l’utilizzo di sala Ajace “in quanto per alcuni argomenti trattati si ipotizzano forme non legali in Italia”. Questo il contenuto della lettera che il Comune ha inviato all’associazione “per Eluana”.

Tutto nasce da una richiesta a firma di Beppino Englaro pervenuta a palazzo Belgrado il 21 ottobre. Poche righe con la richiesta di poter utilizzare sala Ajace il 7 dicembre dalle 15.30 alle 19.30 “per lo svolgimento di un convegno aperto al pubblico sulle tematiche del fine vita e della normativa di riferimento in materia, con particolari distinguo tra le Dichiarazioni anticipate di trattamento (regolate da legge in Italia) e altre forme (non legali in Italia) quali il suicidio assistito e l’eutanasia”.

Un evento inizialmente autorizzato dagli uffici del Comune, come dimostra la determina del 31 ottobre, ma bocciato, qualche settimana dopo, dalla giunta, che ora rischia di dover affrontare un ricorso al Tar per la mancata concessione di un luogo pubblico.

Non vuole fare polemiche Beppino Englaro, che però ci tiene a dire alcune cose. «Nella richiesta è chiaro il distinguo tra ciò che è una legge dello Stato e altre forme non legali. Come può il sindaco affermare che parleremo di argomenti non compresi nella legalità? Ciò che ci preme è informare le persone e, per questo, abbiamo utilizzato una formula molto chiara per fare una distinzione tra ciò che dice la legge e ciò che è in Italia rappresenta ancora un reato. Volevamo una sala istituzionale – chiude – in quanto avremmo parlato di questioni istituzionali, di leggi. Non facciamo polemica, ma prendiamo atto. Noi ci siamo mossi nella legalità, altri, forse, no».



 

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