Sereni Orizzonti, sotto torchio la direttrice

Cinque ore di interrogatorio per Judmilla Jani. L’avvocato Miculan: ha spiegato ogni cosa, ora attendiamo la scarcerazione  

UDINE. Cinque ore di interrogatorio, di ammissioni, tante da guadagnarsi la speranza di una scarcerazione a brevissimo termine, forse oggi stesso.

È stato un lungo faccia a faccia con il pm quello di ieri per Judmilla Jani, 46enne di origini albanesi residente a Udine, arrestata dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte truffe ai danni delle aziende sanitarie per incamerare contributi pubblici a fronte di prestazioni socio-sanitarie al di sotto dei parametri di legge.

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Assistita dal suo difensore di fiducia Maurizio Miculan, che è subentrato all’avvocato Fausto Discepolo, Jani è giunta al carcere di via Spalato alle 14 e ha fornito – stavolta senza reticenze – quelle risposte che sia il gip sia il tribunale del Riesame avevano ritenuto insufficienti nel precedente confronto. Una pioggia di domande incentrate sul debito di minutaggi nell’assistenza ai pazienti e sul Case-mix, vale a dire l’indice che, per gli inquirenti, era teso a sottostimare la complessità dei pazienti per rapportarli a livelli di assistenza inferiori.

«All’esito di un interrogatorio che reputo soddisfacente ho presentato istanza di scarcerazione al pm, che stasera trasmetterà il parere al gip il quale potrebbe pronunciarsi domani stesso» ha commentato ieri sera l’avvocato Miculan. Per più di un mese Jani è rimasta nel carcere di Trieste, ad attendere che i giudici riconsiderassero la sua posizione e attenuassero la misura di custodia cautelare disposta nei suoi confronti.

Muta davanti al gip Mariarosa Persico nell’interrogatorio di garanzia, Judmilla Jani, direttrice di Area 1 delle strutture presenti in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna aveva accettato di parlare con il pubblico ministero Paola De Franceschi, titolare del fascicolo che la accusa di aver truffato in concorso con Massimo Blasoni e altre otto persone – dipendenti come lei della Sereni Orizzonti – le aziende sanitarie delle regioni in cui operava. L’interrogatorio preparato con il suo precedente difensore Fausto Discepolo nella saletta del carcere di via Spalato era stato lungo e, a tratti faticoso, ma non era stato ritenuto esaustivo.

La direttrice aveva offerto una diversa rappresentazione dei fatti, ridimensionando l’incidenza del minore minutaggio sull’assistenza agli anziani contestato dagli inquirenti e negato il personale coinvolgimento agli stessi. Sulla base di quelle dichiarazioni il suo legale aveva depositato istanza al tribunale del Riesame di Trieste evidenziando l’attenuazione delle esigenze cautelari che, per i difensori, rendevano sproporzionata la custodia in carcere rispetto alla tipologia del reato.

Ma la risposta, per lei come pure per Massimo Blasoni, non era stata quella auspicata: il 12 novembre il tribunale delle libertà, presieduto dal giudice Laura Barresi, aveva confermato la misura. Intanto, il tempo è passato, per Marco Baldassi e per Federico Carlassara è arrivata la scarcerazione. E in carcere sono rimasti solo Massimo Blasoni e Judmilla Jani. Fino ad oggi.


 

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