Sereni orizzonti, i segreti di Blasoni: interrogato per altre sette ore

Udine, il patron della Sereni Orizzonti in carcere dal 24 ottobre interrogato dal pm per la seconda volta su sua stessa richiesta

UDINE. In queste settimane hanno detto tutti la loro, indagati e non, scaricandolo o, avrà pensato lui, tradendone la fiducia. E allora, all’ennesimo giorno di custodia cautelare in carcere – che con mercoledì 4 dicembre sono quaranta –, Massimo Blasoni ha chiesto al pm di essere sentito di nuovo.

Convinto di avere elementi di sicuro interesse investigativo e deciso a raccontarli e integrare così le dichiarazioni rese già nell’interrogatorio fiume del 31 ottobre scorso.

L’atto secondo delle “confessioni” del patron della “Sereni Orizzonti spa”, che la Procura di Udine ritiene a capo di una truffa milionaria sui contributi pubblici erogati dalle aziende sanitarie di sei Regioni alle sue case per anziani, è andato in scena l'altro giorno, nella saletta della casa circondariale di via Spalato riservata agli incontri tra detenuti e magistrati.

Un’appendice tutt’altro che irrilevante, a giudicare dalla durata, altre sette ore di faccia a faccia, e dalle poche parole filtrate dai piani alti di via Lovaria.

«L’indagato ha reso dichiarazioni parzialmente ammissive – ha detto il procuratore capo, Antonio De Nicolo –. C’è qualcosa di più rispetto al precedente interrogatorio e ora, alla luce di quanto emerso, ne valuteremo la posizione cautelare».

La difesa, rappresentata dagli avvocati Luca Ponti e Fausto Discepolo, dovrebbe presentare in questi giorni al gip Mariarosa Persico istanza di sostituzione della misura in corso con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari. Nel valutare la richiesta, nel tempo massimo di cinque giorni dal deposito, il giudice terrà conto anche del parere espresso dal pm titolare del fascicolo, Paola De Franceschi.

Costruita sull’esame di una montagna di documenti acquisiti a partire dalla primavera del 2018 e delle conversazioni intercettate dalla Guardia di finanza tra il marzo e il maggio scorsi, al telefono e durante le riunioni che Blasoni e i suoi più stretti collaboratori tenevano nella sede di via Vittorio Veneto, l’inchiesta ipotizza una truffa da oltre 10 milioni di euro.

Soldi che la società avrebbe indebitamente percepito tra il 2016 e il 2018, a titolo di rimborsi di oneri sanitari, a fronte di prestazioni assistenziali diverse, per qualità e quantità, dagli standard contrattuali previsti nelle convenzioni sottoscritte con le aziende sanitarie.

«Non ho mai detto di non rispettare la legge e neppure di non assumere – aveva detto Blasoni al pm nel corso del primo interrogatorio –. Certo, puntavo a gestire nel miglior modo possibile la logica del risparmio, ma in un’ottica di efficientamento e senza alcun tipo di disegno preordinato a incassare fondi pubblici, a fronte di una riduzione dei livelli di assistenza agli ospiti».

Tutt’altro lo scenario prospettato, in particolare, dalle testimonianze dei direttori di struttura e degli altri dipendenti nel frattempo sentiti in qualità di «persone informate sui fatti» e sul quale un hard disk da poco rinvenuto potrebbe mettere il timbro della conferma.

È là dentro, secondo Federico Carlassara, a sua volta indagato in qualità di allora responsabile del personale, che sono custodite le “matrici” della Sereni Orizzonti, e cioè i file di rendicontazione interna delle ore di assistenza erogate dal personale agli ospiti delle case per anziani sparse tra il Friuli Venezia Giulia e il resto d’Italia.

Minutaggio che Blasoni avrebbe ordinato di «aggiustare» a seconda delle esigenze del momento, per coprire i buchi di assistenza che si venivano a determinare in questa o quella struttura e fare tornare così, sempre e comunque, i conti. –


 

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