Crediti in ritardo all’Az Bigiotterie: in 32 senza stipendio da più di due mesi

Cassa integrazione di 100 giorni e da settembre niente paga. Azienda in difficoltà anche per la mancanza di nuovi ordini

SAN DANIELE. Aziende che cambiano all’improvviso fornitore e ti lasciano senza preavviso. Aziende che rischiano di fallire trascinandosi dietro i tuoi crediti. In questi anni di crisi è accaduto fin troppe volte eppure a ogni nuovo caso la sensazione d’impotenza è la stessa.

Come lo è la rabbia nel veder andare in fumo, senza colpa, il lavoro di una vita. Stavolta a provarle è il titolare della sandanielese Az Bigiotterie, Gabriele Zanutto.

La sua azienda, un astro nel mondo della bigiotteria di alta gamma, si è ritrovata dall’oggi al domani a navigare in cattive acque e a non poter pagare gli stipendi ai suoi 32 dipendenti che sono indietro di due mensilità. Non bastasse, i lavoratori aspettano ancora di percepire la terza tranche di cassa integrazione, ammortizzatore utilizzato tra giugno e agosto, ma non ancora liquidato da parte dell’Ebiart.

«Hanno usufruito di 100 giornate di cassa e da settembre non percepiscono lo stipendio», conferma Claudio Buffon di Fiom Cgil, “entrato” in scena nelle ultime settimane a fianco del sindacalista di Fim Cisl, Giuseppe Sedola, che storicamente segue Az. «L’azienda è in difficoltà perché ha un sacco di soldi da avere – spiega il cisilino –. Al momento non è in grado di pagare gli stipendi e a questo si aggiunge il ritardo nel pagamento della cassa da parte di Ebiart causato da un problema tecnico che l’ente ha a livello nazionale. Speriamo solo si sblocchi almeno quello in breve e che nel frattempo la proprietà di Az riesca a rimettersi in pista con nuovi clienti».

L’azienda è quanto resta della vocazione per i gioielli artigianali di San Daniele, città che qualche decina di anni addietro contava diverse attività nel campo dell’alta bigiotteria. Oggi restano solo le imprese “gemelle” dei fratelli Zanutto: Az gioielli e Az2, complementari l’una all’altra. «L’azienda è sempre stata esemplare. Fino a un anno fa ha pagato tutto. Stipendi, contributi. Non un giorno di ritardo – ricorda ancora Sedola –. Poi sono venute fuori le difficoltà, che abbiamo gestito con gli ammortizzatori. Esauriti quelli ci troviamo ora con le mani legate. L’azienda non vuole licenziare nessuno, perché non disperdere il patrimonio di competenze, fondamentale a ripartire non appena riusciranno a recuperare clienti e ordini».

Zanutto è al lavoro. Cosciente che il tempo scorre e che bisogna fare in fretta. «I dipendenti sono la nostra forza, spero restino al mio fianco – afferma l’imprenditore –. Posso solo dire che sto facendo il massimo per tenere in piedi quest’azienda. Ho investito 500 mila euro poco tempo fa quando altri avrebbero semplicemente chiuso. Non io – conclude Zanutto –. Qui ci sono 45 anni di storia, un patrimonio che non voglio vada disperso».

 

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