BpVi, a Sacile il mistero-truffa del milione “parcheggiato”

Un altro caso avvenuto nell’ex filiale in Friuli si trasforma in una denuncia. Gli avevano detto prima del crac: «In cambio avrai un compenso in azioni gratis»

SACILE. Era un cliente importante della Popolare di Vicenza, filiale di Sacile. Un giorno il direttore lo va a trovare in ufficio con una singolare richiesta: «Puoi ospitare sul tuo conto un milione di euro della banca e tenerlo parcheggiato per un anno? È un piacere che ti chiediamo. Non avrai interessi da pagare perché, man mano che te li addebitiamo, con la stessa operazione li annulliamo. Tra un anno chiudiamo tutto e in cambio avrai un compenso in azioni gratuite della banca».

IL CRAC DELLA BANCA POPOLARE DI VICENZA

Il cliente, un imprenditore dell’alto Trevigiano («niente nomi»), intuisce che l’operazione serve a dimostrare un aumento di capitale, ma non vede motivo di rifiutare. Gli parcheggiano il milione nel conto. Siamo a inizio 2015. Qualche mese dopo ritirano 500.000 euro e trasformano gli altri 500.000 in azioni Bpvi, cominciando ad addebitargli gli interessi.

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Alla faccia del piacere: l’uomo cerca spiegazioni dall’amico direttore, ma questo scompare. Quando alla fine lo rintraccia, si sente dire: «Mi dispiace, ho azioni anch’io, sono dentro come te, bisogna aver pazienza che risolvano il problema».



«Che risolvano il problema? Non potevo crederci», racconta oggi l’interessato. «Mi sono rivolto a uno studio legale, che ha denunciato il direttore per truffa e avviato un’azione nei confronti della banca e del presidente Zonin.

Rispetto ad altri imprenditori che hanno concordato con la banca un finanziamento a fronte dell’acquisto di azioni, il mio caso è diverso. Io non ho concordato nulla: ho semplicemente prestato il mio conto corrente per fare un piacere all’amico funzionario e mi trovo debitore per una cifra che non ho mai chiesto. Tant’è vero che nessuno viene più a battere cassa».

In realtà qualcuno ha provato a riscuotere. Era la Sga, la società nata nel 1997 per farsi carico delle sofferenze del Banco di Napoli, poi passata a Intesa San Paolo, successivamente acquistata dal ministero dell’Economia e finanze che le ha cambiato nome (adesso si chiama Amco) ma non funzione: sempre di disgrazie si occupa, incagli e sofferenze bancarie.

Sulla Sga-Amco è stato caricato anche il passivo della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, messe in liquidazione coatta amministrativa. Si parla di 18 miliardi di crediti inesigibili. La Sga-Amco punta a recuperarne una parte, oppure li rivende a sua volta.

Benché inesigibili, questi crediti hanno un mercato che viaggia a mille: vengono comprati a pacchetto, smembrati e rivenduti, per lucrare sulle differenze. È un giro che fa venire le vertigini solo ad affacciarsi. Quasi tutto fuori controllo, a detta dei giornali specializzati.

«Da noi si è presentata la Sga ma arrivano anche società misteriose cui la Sga ha ceduto i crediti», racconta l’avvocato Romina Zanvittor di Conegliano, che tutela l’imprenditore in questione e molti altri ex clienti delle popolari venete. «I crediti vantati dalle banche in Lca sono passati alla Sga, mentre la gestione dei titoli è rimasta a Intesa San Paolo.

Il punto è che la Lca ha ceduto illegittimamente i crediti quando sono correlati a operazioni baciate. La legge dice che un finanziamento che afferisce ad una baciata non può essere scinto, mentre i commissari della Lca hanno ceduto tutti i crediti a prescindere».

Lei sostiene che il vostro interlocutore deve restare la Lca? «Esatto, il mio interlocutore è la banca. La Sga mi ha chiesto documentazione che comprovasse la correlazione dei finanziamenti con i depositi azionari, io l’ho inviata con una relazione e tutto si è bloccato».

Tutto, meno gli interessi sui 500.000 euro della banca parcheggiati sul nido del cuculo. Quelli camminano sempre. Il titolare del conto-parcheggio deve pagarli, altrimenti il finanziamento che non ha mai chiesto gli viene revocato, lui si trasforma in cliente moroso, lo segnalano alla Centrale rischi e nessuna banca gli presterà più un quattrino.

Bella prospettiva. Come se ne esce? «Aspettiamo il 30% di indennizzo del Fir», risponde Romina Zanvittor. «Stimiamo che basti a risarcire il danno e gli interessi ingiustamente pagati. Dopo di che andremo a compensazione, 500 mila euro di debito contro 500 mila di azioni non richieste, che devono azzerarsi». Si sa che il Fir pagherà, non quando. Mettersi in fila. —


 

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