Ladri saccheggiano e devastano la baita degli alpini sul Matajur

Pulfero, sono state rubate le scorte di cibo e annerite le pareti accendendo il fuoco. Struttura del Comune ma gestita dall’Ana. Danni scoperti da alcuni escursionisti

PULFERO. Si sono introdotti nella baita degli alpini di Mersino Alto da una finestra, spaccando il vetro e riuscendo a rimuovere una barra in ferro collocata all’interno del serramento a titolo di protezione, e una volta entrati nella struttura hanno “prosciugato” la fornita dispensa e acceso un fuoco che ha completamente annerito i locali.

È successo in una data imprecisata, comunque di recente: ad accorgersi dell’accaduto, verosimilmente a distanza di qualche giorno dall’episodio, sono stati alcuni escursionisti che transitavano nella zona delle malghe di Mersino, incantevole luogo sulle pendici del Matajur, raggiungibile solo a piedi.

«L’edificio, di proprietà del Comune di Pulfero ma concesso in utilizzo alle penne nere del gruppo paesano – spiega il sindaco del centro valligiano, Camillo Melissa –, ha subito danni ingenti: la stima complessiva, fra le conseguenze provocate dal fuoco acceso malamente (in una stufa che i responsabili dell’incursione non sono stati in grado di far funzionare a dovere) e le cibarie sottratte, ammonta ad almeno 2.500 euro».

Dopo aver devastato gli ambienti e svuotato gli scaffali dalle provviste stivate dagli alpini, gli intrusi sono usciti dalla porta principale, lasciandola spalancata.

A rendersi conto dell’avvenuta scorribanda sono stati, come detto, degli escursionisti che transitavano nella zona, alla quale si può arrivare da più percorsi, e che notato il vetro infranto e l’ingresso aperto si sono avvicinati per controllare cosa fosse capitato.

Il fatto è stato immediatamente segnalato ai gestori del rifugio Pelizzo, che si trova a circa tre quarti d’ora di cammino dalla baita, i quali hanno a loro volta informato il sindaco di Savogna, Germano Cendou: quest’ultimo, chiudendo il cerchio, ha contattato il collega Melissa, dal momento che la struttura ricade sul territorio del Comune di Pulfero.

«Abbiamo sporto denuncia», rende noto il primo cittadino, non nascondendo l’amarezza per le condizioni in cui ora versa la baita.

«Difficile risalire ai responsabili: potrebbe essersi trattato di una bravata – commenta – così come dell’irruzione di qualche clandestino, che magari era entrato per cercare riparo dal freddo e che trovando ampia disponibilità di generi alimentari se ne è impossessato».

Il passaggio alle malghe, specie in questa stagione, è assolutamente sporadico, ragione per cui si è fatta strada anche tale ipotesi: i flussi dei migranti, del resto, toccano pure il territorio delle Valli del Natisone.

La Compagnia dei carabinieri di Cividale, che si sta occupando della vicenda, ammette che potrebbe essere andata in questa maniera, pur lasciando intendere che si tratta di una semplice congettura: di elementi certi su cui basare la ricostruzione dei fatti non ce ne sono, motivo per cui resta in piedi anche la teoria della bravata. —
 

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