Dal Cpr di Gradisca 1.800 procedimenti ingolfano l’ufficio del Giudice di pace

La cancelliere Zona: «La situazione era già pesante dopo l’accorpamento, ora lavoreremo in situazione di emergenza»



. Il Cpr di Gradisca porterà in dote agli uffici del giudice di pace di Gorizia un “fardello” da 1800 procedimenti l’anno. Facendo i cosiddetti conti della serva, una media di 6 al giorno, togliendo domeniche e festivi. Il problema è che a questa nuova incombenza del “tribunalino” di via IV Novembre a Piedimonte va a sommarsi a un carico di lavoro ordinario mastodontico da altri 2.300 fascicoli l’anno, più o meno equamente distribuito fra settore civile (multe e sanzioni, ad esempio) e quello penale.


A nuotare in questo mare spesso in tempesta di documenti, faldoni e Pec (la posta elettronica certificata) è una ciurma a dir poco sparuta: un solo giudice e cinque dipendenti ministeriali, più un rinforzo “in comando” da un Comune della Sinistra Isonzo. Ce n’è abbastanza per parlare di rischio-paralisi. E infatti a lanciare l’allarme, ieri mattina, sono stati gli stessi impiegati ma anche il sindacato Confintesa-Funzione pubblica nel corso di una conferenza stampa nella quale sono intervenuti i segretari regionale e provinciale, Ennio Ferrari ed Alberto Di Cicco, ed il segretario generale Claudia Ratti. Invitati anche l’assessore regionale all’Immigrazione, Pierpaolo Roberti, ed i sindaci di Gorizia e Gradisca, Rodolfo Ziberna e Linda Tomasinsig. Solo quest’ultima ha potuto essere presente e ha voluto conoscere le problematiche dei avoratori.

Al cancelliere del “tribunalino” , Roberta Zona, il compito di spiegare in quali condizioni lavorino gli uffici. Dal momento che il Cpr ha la priorità (le convalide devono avvenire entro 48 ore) è stato ridotto l’orario di apertura al pubblico degli uffici. «La situazione – spiega – era già pesante in seguito all’accorpamento degli uffici del giudice di pace di Gorizia, Monfalcone e Gradisca, che non ha portato ad alcun integrazione di personale». Invece che triplicarsi, le forze sono rimaste le stesse, ma con 1.000 procedimenti in più derivanti solo dalla fusione dei tribunalini provinciali.

«Già nel primo mese di apertura del Cpr – ha proseguito Zona – abbiamo potuto notare che a questi ritmi arriveremo a 1.800 procedure l’anno per le sole convalide del trattenimento delle persone trattenute nella struttura di Gradisca». Che si accompagnano ad altri 3.600 provvedimenti amministrativi sempre legati al Cpr: vale a dire le richieste di liquidazione di avvocati d’ufficio ed interpreti cui hanno diritto i migranti. E si lavora in condizioni a dir poco emergenziali: «Le piattaforme dei ministeri dell’Interno e di Grazia e Giustizia non dialogano tra loro per cui bisogna caricare più volte gli stessi dati – precisa il cancelliere Roberta Zona – e le udienze all’interno del Cpr creano difficoltà: manca una connessione adeguata ai portali del Viminale. Siamo in prima linea, ma nessuno ci ha coinvolti preventivamente per l’organizzazione del lavoro».

Il personale si deve muovere con mezzi propri per fare la spola con l’ex Polonio: a proprie spese e sotto la propria responsabilità. Poi, per l’appunto, c’è da evadere centinaia di pratiche ordinarie: i procedimenti che riguardano i cittadini comuni, dalla banale multa alle cause vere e proprie. «L’auspicio è che gli enti preposti sappiano intervenire, cogliendo la criticità della carenza di personale – così Ferrari e Di Cicco – Il ruolo del personale è invisibile ma imprescindibile. Non c’è ricorso senza deposito, non c’è citazione senza notifica, non c’è sentenza senza pubblicazione ed esecuzione. Tutte mansioni di competenza non del giudice ma degli uffici. Queste persone vanno messe nelle condizioni di lavorare al meglio, altrimenti si rischia il disservizio ai danni del cittadino. Si dovrebbe capire che le scelte politiche hanno delle conseguenze sulla quotidianità». –



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