Da Brugnera alla Dakar 2020: «Le mie avventure nel deserto»

Gianna Vardanega segue un equipaggio, la gara è lunga quasi 8 mila chilometri. «Abbiamo rotto la trasmissione: tutta la notte al freddo in attesa dei ricambi»

La cronaca in diretta dalla Dakar 2020 di Gianna Vardanega: da Brugnera ha puntato il navigatore nel deserto saudita con il team veneto-emiliano Rt73 di Elvis Borsoi, Stefano Polloni e Margherita Lops, del quale cura l’immagine e i contatti con la stampa.

«Siamo in Arabia Saudita. Partenza da Gedda il 5 gennaio, arrivo a Qiddiya venerdì dopo 12 tappe». Il rally nel deserto ha un percorso di 7.900 chilometri, di cui cinquemila di prove speciali. Ieri la corsa si è fermata in segno di lutto per la moto del motociclista portoghese, vittima di un incidente. tutti ricordare Paulo Gonçalves, il pilota della Hero morto domenica nel corso della settima tappa. Una tragedia che riapre tanti dubbi sulla sfida, il coraggio e l’incoscienza tra le dune nel deserto.


È la passione che manda avanti la gara. Il rally Dakar ieri ha mandato in scena soltanto le auto, i camion e i “side bay side (SxS per gli esperti) nell’anello di 474 chilometri con partenza e ritorno a Wadi Al-Dawasir: dopo 11 anni in Sud America, l’evento adesso è nella penisola arabica.

«La Dakar è una sfida per chi va, un sogno per chi resta indietro – è la citazione di Vardanega in omaggio a Thierry Sabine, l’uomo che ha creato il rally –. La nostra avventura affronta paesaggi strabilianti in Arabia Saudita e la vita quotidiana nei bivacchi».

Adrenalina allo stato puro. «Nella Dakar il nostro equipaggio ha trovato il giusto feeling con l’assistenza del team Collodel 4x4 – dice Vardanega –. Sono partiti cauti nelle prime tappe per ambientarsi in un territorio mai visto, poi trovato il ritmo giusto è venuta fuori l’indole competitiva. La navigazione di Pelloni è ottima e il suo pilota corre e rimonta di diverse posizioni: da 35º a 18º è il risultato raggiunto nella quarta tappa».

Forature da mettere in conto, come qualche cerchio danneggiato dalle pietre e capita anche che la cinghia si strappi. «La quinta tappa è stata più dura con un fondo insidioso di rocce che ha costretto a una guida più “lenta” e non sempre i “waypoint” erano visibili – ancora Vardanega –. La rottura di due cinghie ha costretto l’equipaggio a rientrare con il buio e nel freddo della sera: gli sbalzi termici vanno dal caldo di 27 gradi di giorno, ai 2 gradi di notte».

Ogni sera l’assistenza Collodel 4x4 è pronta in ogni bivacco con tutta l’officina: il mezzo è rivisto da cima a fondo per la tappa successiva. «Gli scenari cambiano – l’aggiornamento di Vardanega – con il cento per cento di sabbia nel deserto del Sahara. Nella sesta tappa ci sono 477 chilometri: siamo primi fra i cinque “side by side” italiani in gara»”.

Non è mai da sottovalutare l’imprevisto, che può determinare bruschi cambiamenti di classifica. «Rotti tre semiassi. Quindi la notte è passata tra le dune attorno a un fuoco per riscaldarsi, in attesa dell’alba per riparare il mezzo e poi ripartire, entro il tempo limite imposto».

I nuovi “roadbook” sono distribuiti, in alcune fasi, pochi minuti prima dell’inizio del prova: per ridurre il gap dei grandi team con le scuderie minori.

 

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