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Morìa di api, inchiesta chiusa per 250 indagati: si ipotizza l’inquinamento ambientale

Decisive le consulenze: quella medica parla di danni anche per l’uomo. Nel mirino c’è pure la concessione dei contributi Pac

3 minuti di lettura

Sono tutte zone caratterizzate da biotopi di alto pregio naturalistico, alcune impreziosite anche dalla presenza di aree protette. Un patrimonio e un vanto per il territorio regionale che la Procura di Udine ipotizza essere stato minacciato dal comportamento irresponsabile di coloro che, per vocazione, dovere professionale e impegno finanziario (quello imposto dalla concessione del contributo europeo), avrebbero dovuto invece essere i primi a tutelarne l’habitat: gli agricoltori.

Come? Avvelenandone l’aria con pesticidi pericolosi e condannando così a morte migliaia di api. Con il risultato di alterare l’ecosistema e, dicono gli esperti, determinare anche danni subletali all’uomo. Una contestazione pesante e articolata, anche più dell’imputazione originariamente formulata, quella che gli uomini della Forestale hanno cominciato a notificare ieri, con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari dell’inchiesta bis sull’anomala morìa di api nel perimetro del Friuli centrale.

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Circa 250 gli indagati, tra conduttori di fondi agricoli, esecutori materiali delle semine e beneficiari di contributo Pac. Per tutti, l’accusa ipotizzata dal pm Viviana Del Tedesco, titolare del fascicolo, è quella dell’inquinamento ambientale nella sua formulazione dolosa o, in alternativa, colposa.

L'IMPUTAZIONE

Al centro dell’indagine c’era e resta il presunto utilizzo «incontrollato» del Mesurol 500 Fs, fitofarmaco adoperato per la concia del mais e costituito da un principio attivo, il Methiocarb, caratterizzato da elevati livelli di tossicità per le api e per questo ritenuto in «nesso di causalità» con lo spopolamento delle arnie lamentato negli ultimi anni - ma registrato almeno dal 2008 - da alcuni apicoltori e dal Consorzio che li rappresenta.

E se nel capo d’imputazione contestato in occasione della prima e poi anche della seconda tornata di perquisizioni, tra il marzo e l’aprile dell’anno scorso, la Procura insisteva sulla presenza, sulle etichette apposte sui sacchi, di prescrizioni chiare rispetto all’avvertimento di «non seminare quando le api sono in attività», ora l’inottemperanza appare ancora più grave, essendo stato precisato che a far fede non è la raccomandazione delle ditte sementiere, bensì quella ufficiale del ministero (sanzionata da 30 a 100 mila euro).

A mutare, inoltre, è la “portata” della violazione. Perché il problema non è più tanto lo scarto tra il giorno e la notte, quanto il territorio in cui le api impollinano. L’attenzione si sposta insomma sugli habitat, naturalisticamente diversificati e, quindi, particolarmente popolati da insetti pronubi e animali in genere.

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IL PROCURATORE

La marcia in più alle indagini è arrivata dal pool di professionisti che la Procura aveva arruolato dopo la bocciatura dell’inchiesta da parte del tribunale del riesame di Udine che, in marzo, nel disporre il dissequestro dei terreni, l’aveva definita «lacunosa» sotto il profilo probatorio e investigativo. «Abbiamo lavorato alacremente, grazie anche all’apporto di cinque consulenti tecnici – ha detto il procuratore Antonio De Nicolo –. Il risultato è un’imputazione alternativa. Vedremo cosa intendono fare le difese. Può darsi che, letto il capo d’imputazione, qualcuno decida di definire il procedimento nel modo più indolore possibile».

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Il riferimento è alla strada della messa alla prova intrapresa già da due indagati: l’estinzione del reato e la conseguente archiviazione per i familiari, in cambio di un percorso di formazione in materie di pratiche agricole. Con l’ulteriore vantaggio di scampare sanzioni e revoca della Pac.

LA BOCCIATURA DELL'ERSA

Già, la Politica agricola comunitaria. Tutti gli indagati sono sottoscrittori della domanda per la concessione di un contributo europeo, che – e questo è uno dei nuovi pilastri dell’indagine – viene sottoposto alla cosiddetta «condizionalità». Quella di attuare buone pratiche agricole e, quindi, di gestire l’azienda nel rispetto delle norme ambientali. Comprese le prescrizioni dei fitofarmaci, quindi. Ed era arrivato sempre dai palazzi comunitari, lo scorso novembre, il “niet” all’autorizzazione al rinnovo dell’utilizzo del Methiocarb. Considerato una sostanza “killer”, era stato messo al bando dalla Commissione europea, sulla scorta del «rischio inaccettabile per i lavoratori e per l’ambiente» dichiarato dall’Ersa.

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Che, complice anche l’inchiesta friulana, ha individuato il momento di pericolosità nelle operazioni del caricamento del mais conciato in tramoggia e nella semina. E cioè quando le particelle tossiche, all’atto dell’insufflazione del seme con le macchine pneumatiche - che le perquisizioni hanno dimostrato essere prive dei kit di interramento -, al minimo colpo di vento restano in sospensione e volano via per chilometri. Come avvenuto tra marzo e maggio 2018, secondo i calcoli del consulente chimico.

LE POSSIBILI MALATTIE

È la consulenza di neurologi e oncologi a gettare ulteriori ombre sulle conseguenze del fenomeno. Gli effetti della dispersione in aria delle particelle, infatti, avrebbe effetti subletali o letali sull’uomo identici a quelli osservati sulle api. Che non muoiono per asfissia, ma perché gli insetticidi ne colpiscono i centri neurologici, determinandone la paralisi (da cui, il tremolio delle ali riscontrato dal consulente entomologo).

Per non dire della possibile modifica del codice genetico della donna in età fertile, con conseguente nascita di bambini autistici, e delle malattie con decadimento cognitivo. Un quadro oltremodo inquietante e di cui gli indagati saranno chiamati ora a rispondere (hanno venti giorni di tempo per presentare memorie difensive e chiedere di essere interrogati). Le notifiche ieri sono partite dal territorio compreso nel buffer di Fagagna. Tra le altre aree che il pm ritiene contaminate figurano zone di pregio come Conca di Plasencis, piana di Bertrando, le Torbiere di Lazzacco e Borgo Pegoraro e l’oasi dei Quadris.

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