Riaperta la statale 52 bis: la montagna si rialza a 14 mesi dalla tempesta

Il sindaco Mentil: è una ripartenza per la Carnia colpita da Vaia a ottobre 2018. L’assessore Riccardi: 600 i cantieri aperti, destinati ai lavori altri 8 milioni

I primi ad affacciarsi sugli 80 metri di asfalto che il But aveva ingoiato in una notte di tempesta, dopo i lavori di ricostruzione della statale, sono stati gli alunni delle scuole materne ed elementari di Timau Cleulis, ciascuno con un Tricolore in mano. Ma alla riapertura della 52 bis, interrotta da una frana provocata nella notte fra il 28 e il 29 ottobre 2018 dalla “tempesta Vaia”, c’era l’intera comunità e molti sindaci della Carnia.

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Un giorno storico per la montagna friulana, ha assicurato il sindaco Massimo Mentil prima di tagliare il nastro sul nuovo tratto della statale. «Oggi più che mai per me è un orgoglio essere qui in una momento che segna una ripartenza per la montagna – ha esordito Mentil – abbiamo visto quanti danni può provocare la natura quando si ribella. Probabilmente, fui uno degli ultimi a passare su quel tratto di strada assieme al responsabile della Protezione civile comunale quella notte, quando metà della carreggiata era già franata, non posso non ricordare quell’immagine in questo momento che ci vede uniti a rimettere in piedi un collegamento transfrontaliero e a ridare alla 52 bis l’importanza che merita».

Sono bastate 16 ore a creare una bretella per consentire al traffico di scorrere e 14 mesi per ricostruire la statale. Il vicepresidente della Regione Riccardo Riccardi, presente assieme al vicepresidente del consiglio Stefano Mazzolini e al consigliere Luca Boschetti ha parlato di modello “Zamberletti 2.0”, applicato a Paluzza come protocollo di efficienza.

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«Se in così poco tempo è stato ricostruito un collegamento internazionale è grazie a procedure scelte e alle persone che si sono assunte la responsabilità di prendere decisioni e di mettere delle firme per dare alla gente la possibilità di tornare a una vita normale» ha commentato Riccardi ringraziando l’alleanza che ha visto al lavoro Comuni, Regione, Anas e Protezione civile.

«Qui Vaia ha assestato il colpo più duro – ha aggiunto – in questo comune sono in programma lavori per 8 milioni di euro. Abbiamo 600 cantieri in piedi e stiamo varando un piano che riguarderà investimenti per un centinaio di milioni nel 2020. Un impegno teso non solo a ripristinare ciò che è stato danneggiato, ma anche a realizzare opere in un’ottica di prevenzione».

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A sottolineare l’attenzione con la quale l’Anas guarda alla montagna friulana e alla 52 bis è stato il responsabile dell’area gestione rete Friuli Venezia Giulia Anas Christian Calzolari: «Abbiamo in programma interventi per 60 milioni di euro per adeguare migliorare la circolazione sulla statale. Questo è l’inizio di una serie di lavori che ci permetteranno di rendere più agevole la viabilità in montagna».

La benedizione del parroco don Tarcisio Puntel, che ha preceduto il taglio del nastro, è giunta con un monito: «Sono grato per gli interventi effettuati, ma ricordo che questo è il punto più fragile del nostro territorio – ha segnalato –. Il letto del fiume nel tempo si è spostato e ha “mangiato” questa terra». Poi, guardando alla frana che incombe sul But, si è rivolto agli amministratori: «Mai nulla è stato fatto per mettere in sicurezza la parte destra del fiume – ha osservato –. Stavolta l’acqua si è abbattuta sulla statale, meglio, altrimenti avrebbe travolto Cleulis e la mia chiesa sarebbe finita a Paluzza, ma cosa succederà la prossima volta? Saprete impedire che accada qualcosa al paese con i vostri lavori?».

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