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Il figlio di Umberto Tozzi: "Ecco tutte le falsità di mio padre su mia madre". A Udine funerali con polemica per l'ex compagna

Il figlio di Serafina Scialò: il parroco del tempio Ossario non ci ha voluto, temeva l’esposizione mediatica. La cerimonia mercoledì in cimitero a Udine. E in un'intervista accusa il padre: assente. E ha pagato gli alimenti solo quando glielo ha ordinato il tribunale

2 minuti di lettura

UDINE. La famiglia aveva scelto il Tempio Ossario per dare l’ultimo saluto a Serafina Scialò, ex compagna di Umberto Tozzi, trovata senza vita nel suo appartamento di via Percoto nel pomeriggio di venerdì 17 gennaio.

Ma, come racconta il figlio Nicola Armando Tozzi nato dall’unione con il cantante, la chiesa è stata negata dal parroco Claudio Santangelo «perché, come mi ha risposto, temeva l’ esposizione mediatica». Per questo, i funerali di Serafina saranno celebrati mercoledì 29, alle 15.30, nella chiesa del cimitero di San Vito.

Lo racconta con voce amareggiata e delusa Nicola. Perché la sua scelta era stata dettata unicamente dal desiderio di rispettare la volontà della madre. «Volevo rendere questa cerimonia accessibile a tutti coloro che avrebbero voluto portarle l’ultimo saluto – spiega – e quindi avevo scelto il Tempio Ossario per motivi di capienza e perché è facilmente raggiungibile. Da subito, però, ho notato che il parroco era reticente. Gli ho spiegato quali fossero i motivi di questa scelta. Né a me né agli altri familiari interessa la visibilità. Semplicemente con una formula privata non avrei rispettato il volere di mia madre».



Non nasconde il suo profondo dispiacere. «Trovo tutto questo davvero assurdo – continua il figlio –. Ho cercato di spiegare a padre Claudio le mie ragioni, ma la risposta è stata che il funerale di mia madre non si sarebbe potuto celebrare al Tempio Ossario perché non voleva esporre la chiesa al circo mediatico. Sono molto indignato e profondamente deluso dal comportamento di un uomo di Chiesa che dovrebbe sempre accogliere, non respingere». Il desiderio di Nicola era quello di salutare la madre Serafina con una cerimonia privata.

«Sono una persona riservata e non sono mai andato alla ricerca di pubblicità – prosegue –. So bene che mio padre è una persona molto conosciuta ma in questo caso non comprendo davvero le ragioni del parroco. Io avrei preferito una cerimonia fra familiari, ma mia madre avrebbe voluto essere salutata da tutti coloro che la conoscevano e che desideravano dirle addio. Non capisco il motivo di questo rifiuto da parte di un sacerdote. Purtroppo non c’è stato modo di convincerlo».



Padre Claudio Santangelo, a cui sono affidate le quattro parrocchie della zona Ovest della città San Nicolò al Tempio Ossario, San Giuseppe, San Rocco e Beata Vergine della Salute al Cormôr, contattato telefonicamente, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione sulla questione né alcun commento.

Serafina, originaria della provincia di Catanzaro, era impiegata come collaboratrice scolastica all’Educandato Uccellis. Come ha ricordato il critico musicale Mario Luzzatto Fegiz, «fu lei la musa ispiratrice dei primi grandi successi dell’artista: Donna amante mia, Tu, Gloria, Ti Amo, Stella Stai. Ma come fu grande amore così fu drammatica la separazione del 1984».




L'atto di accusa al padre. Il figlio di Umberto Tozzi e Serafina Scialò, Nicola in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha raccontato il rapporto con il padre Umberto Tozzi. «Io mi sono preso il mio posto nel mondo chiamandomi Nicola, non Tozzi. Ho un secondo nome e dico: piacere, Nicola Armando. Aggiungo Tozzi se proprio devo. E, se mi chiedono “parente di?”, rispondo di no».

«Mio padre ha detto cose false e mia madre non può più difendersi. Non cerco notorietà, altrimenti avrei parlato prima: da quando ho cinque anni ho memoria di cose che o ti fanno finire male o crescere in fretta».

«Una volta o due venne e mamma non mi mandò, ma altre volte l’ho aspettato e lui non è venuto. Quando giocò con la Nazionale Cantanti qui a Udine, mi feci portare da mia zia. Avevo sei o sette anni, si negò. Fu un giorno amaro».

«Lui pagò il mantenimento solo quando glielo ordinò il tribunale e senza indicizzarlo. E avrebbe dovuto comprarci una casa che non comprò. Il tema sono sempre i soldi. Ora c’era bisogno di parlare degli assegni?».

La storia degli assegni: Andò così: loro non erano sposati, lei era incinta, lui viaggiava tanto, perciò le diede due assegni in bianco per ogni evenienza. Quando mamma lo lasciò, cercava una casa in affitto, lui non si faceva trovare. Allora, esasperata, lei portò un assegno in banca, però poi non lo riscosse. L’altro assegno è stato una vita in casa. Lei non incassò mai niente».

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