Barriere mobili nel fiume a Pinzano così il Tagliamento non fa più paura

Presentato in commissione a Trieste il progetto della Regione per regolare il flusso delle acque Nel corso dell’incontro anche l’invito dell’assessore Scoccimarro ai sindaci a creare un fronte unico



Con il Tagliamento non si scherza. Un monito chiaro quello arrivato ieri dai tecnici dell’Autorità di bacino. È un torrente travestito da fiume che passa da 0 a 5.000 metri cubi al secondo di portata in poche ore. E i dati raccolti con la tempesta Vaia confermano che non c’è più tempo per rinviare una scelta di intervento. Rispetto ai disastri del 1966 a ottobre 2018 è mancata solo la presenza della neve che invece 54 anni fa con le temperature elevate si era sciolta innalzando ulteriormente il livello dei fiumi. Due le possibili strade davanti: o si sceglie di realizzare l’opera strutturale di laminazione, o si insegna alla gente a scappare. Il rischio zero non esiste. E soprattutto non c’è più nulla da studiare su un fiume e il suo bacino sul quale sono stati riprodotti anche gli effetti di eventi di ritorno di 30, 100 e 300 anni.


La soluzione

Sul fatto che il tempo delle discussioni e degli studi sia finito il segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale di Venezia, Francesco Baruffi è stato molto chiaro. E ieri durante i lavori della IV commissione regionale, convocata per conoscere quanto elaborato dall’ente su indicazione della Regione, alla presenza degli assessori all’Ambiente Fabio Scoccimarro e alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, i tecnici si sono presentati con un’ipotesi progettuale da effettuare nella zona di Pinzano, dall’efficacia certa – molto più delle soluzioni prospettate dal Laboratorio Tagliamento – e dal bassissimo impatto ambientale, tanto da sembrare il ponticello di una pista ciclabile. In realtà è un’opera di laminazione con paratoie, in grado di rallentare e contenere in sicurezza e al massimo per 48 ore, 18 milioni di metri cubi di acqua, da rilasciare gradualmente non appena le condizioni di deflusso del fiume a valle (non più di 4.000 metri cubi al secondo) lo consentono. Costo dell’intervento 30 milioni di euro e spese di manutenzione annua fra i 10 e i 40 mila euro.

La mediazione

Non è certo andato per il sottile l’assessore Scoccimarro nel definire la contrapposizione in atto da sempre fra i Comuni dell’alto e del basso corso del fiume, paragonata a uno dei fronti internazionali di guerra più caldi. Ma lui vuole arrivare a giugno 2020 con l’avvio del tavolo di lavoro per modificare il piano stralcio del 2000: non una struttura astratta ma un braccio operativo che detti atti e tempi certi, per arrivare alla stesura dell’accordo di fiume che permetterà gli interventi. Un tavolo a partecipazione ristretta proprio per essere in grado di proseguire rapido. L’altro tavolo, quello proposto dal capo dipartimento della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, si è arenato davanti all’opposizione dei sette Comuni del medio corso. È importante per Scoccimarro anche procedere nell’immediato con le cosiddette misure non strutturali, in primis l’aggiornamento dei piani di previsione e allertamento della Protezione civile.

Gli interventi

Intanto - come annunciato ieri - sono in fase di definizione le gare per la progettazione della diaframmatura degli argini per il tratto da Latisana alla foce (20 milioni di euro) e per l’innalzamento del ponte stradale (18 milioni). Anche la Regione Veneto si sta attivando per la diaframmatura degli argini di San Michele per un importo di 13 milioni di euro.

Le reazioni

Secondo Massimo Moretuzzo (Patto) – fra i consiglieri presenti all’audizione – «la questione Tagliamento non può essere ridotta solamente all’aspetto idraulico ma è necessario tenere in considerazione anche le ricadute ambientali, paesaggistiche ed economiche per un fiume il cui valore è riconosciuto a livello internazionale». «Il percorso individuato dall’assessore Scoccimarro avrà il nostro supporto perché, nel segno del buon senso e in continuità con l’operato della precedente legislatura – è il commento della consigliere Mariagrazia Santoro (Pd) – con il coinvolgimento di tutti soggetti interessati sotto la direzione qualificata dell’Autorità di bacino». Per la presidente della IV commissione, Mara Piccin (Forza Italia) quel monito a “non scherzare” emerso durante l’audizione deve essere l’elemento guida per l’amministrazione regionale. —

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