Nell’America degli Oscar il trionfo dell’Oriente: Parasite torna nelle sale

La pellicola ha scardinato le consuete diffidenze e divergenze. Due film di Bong Joon-ho presentati a Udine nel 2005 e 2007

Più che la rivoluzione, il magnifico “Parasite” di Bong Joon-ho è riuscito a fare la storia. Ha scardinato, cioè, il meccanismo di distanze-diffidenze-divergenze che governa le relazioni (cinematografiche) fra Oriente e Occidente.

O, almeno, gli ha dato una brutale scrollata. Non tanto vincendo la Palma d’Oro (il festival di Cannes, per l’Asia d’autore, è sempre stato una casa sicura), quanto facendo irruzione dentro il tempio assoluto del pop: l’America degli Oscar.


Quattro, lo sanno tutti, le statuette che adesso luccicano sul comodino di Bong Joon-ho (miglior film, miglior film internazionale, miglior regia, miglior sceneggiatura originale). Ed è proprio questo il punto: lo sanno tutti.

Non solo i cinefili integralisti, non solo gli appassionati, non solo i nerd. “Parasite” ha interrotto una consuetudine, ha buttato giù un bel pezzo di muro, e il nome di Bong Joon-ho diventerà presto un nome dal suono familiare. Più di Kim Ki-duk (per restare in Corea del Sud), più di Takashi Miike, più di Takeshi Kitano.

Il fortunato pubblico udinese, a dire il vero, conosce e adora quel geniaccio di Bong da tempi non sospetti: il Far East Film Festival ha presentato “Memories of Murder” nel 2005 (sì, lo stesso “Memorie di un assassino” appena ripescato dalla distribuzione italiana) e “The Host” nel 2007. Due capolavori. Ma “Parasite”, appunto, non si è limitato ad essere un grande capolavoro: ha segnato letteralmente un prima e un dopo. Ha portato (sta portando) al cinema migliaia di spettatori “generalisti” che mai si sarebbero sognati di cedere alla seduzione coreana.

E voi? Avete già ceduto alla seduzione di questa brillante e ferocissima black comedy sociale? Mettete da parte i pregiudizi, se ancora ne avete, e fidatevi ciecamente di Bong Joon-ho: il “lontano Est” non è mai stato così vicino. —


 

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