Sciopero in massa: la Dm Elektron si ferma

Buja, i dipendenti hanno incrociato le braccia 4 ore a turno: «L’assessore Bini ci ascolti». Incontro col Comune e l’eurodeputata Lizzi

Sciopero alla Dm Elektron di Buja

BUJA. Si è fermata, venerdì 14 febbraio, la Dm Elektron di Buja. L’adesione allo sciopero proclamato dal sindacato di categoria è stata praticamente totale tra le file dei diretti alla produzione.

Le maestranze hanno incrociato le braccia per 4 ore ogni turno presidiando l’esterno dell’azienda per poi raggiungere a piedi, nel primo pomeriggio, la sede del municipio dove hanno incontrato il sindaco Stefano Bergagna e il suo vice Giovanni Calligaro insieme all’eurodeputata Elena Lizzi.


La sensazione è stata per molti quella del dejavù. Di essere tornati indietro, a quando, nel dicembre 2018, maestranze, sindacato e amministrazione comunale si erano ritrovati nel municipio collinare per fare il punto di una situazione che era già critica.

Più di un anno è passato da allora, ma la vertenza non si è risolta. Anzi, se possibile è peggiorata, perché oltre a non conoscere i piani della proprietà circa il futuro del sito produttivo bujese, i lavoratori – 80 quelli rimasti a libro paga dell’azienda – oggi si ritrovano anche senza stipendio: non sono stati pagati infatti per metà del mese di dicembre, per quello di gennaio e non hanno percepito neanche la tredicesima.

Questioni che hanno denunciato con veemenza in sala consiliare a Buja, aperta appositamente dal sindaco Bergagna, che una volta ascoltate le loro voci ha garantito: «Chiederò subito un incontro al Procuratore della Repubblica perché qui ho sentito parlare di stupendi rubati e ritengo giusto riferire a chi di dovere».

Lizzi dal canto suo ha annunciato l’intervento dell’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen, «pronta lunedì a concordare un nuovo tavolo». Peccato che l’intervento atteso dalle parti sociali e dai lavoratori sia quello del titolare delle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, bocciato ieri a più riprese per la gestione della vertenza.

«Rosolen ha fatto più di quel che poteva – ha detto Pasquale Stasio, segretario di Fim CIsl Fvg –, è Bini che oggi deve farsi carico della situazione e convocare subito un tavolo al quale affrontare due questioni: chiedere all’imprenditore di presentare una buona volta il piano industriale e verificare come siano stati spesi i fondi pubblici a suo tempo concessi per l’acquisto di macchinari».

Da Buja la palla passa quindi nelle mani di Bini. Un’altra volta. «Gli avevamo già mandato una richiesta d’incontro via pec a marzo, ma non abbiamo mai avuto risposta – ha denunciato dal canto suo David Bassi di Fiom Cgil Udine –. Oggi rilanciamo quella richiesta. Fedriga, Bini o chi per loro si faccia parte in causa per aiutare questi lavoratori ad avere le risposte che gli spettano». —


 

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