Maggi incontra la redazione del MvScuola: «Il dialogo grande assente nelle relazioni tra adulti e ragazzi»

In redazione il prof del reality di Rai2 “Il collegio” veste anche i panni di genitore e parla di fragilità e di necessità di regole

Che cosa manca al giorno d’oggi nelle relazioni tra giovani e adulti? Il dialogo. Lo sostiene senza ombra di dubbio il professor Andrea Maggi, insegnante di italiano e cittadinanza all’interno delle mura de “Il Collegio” il reality in onda su Rai 2, giunto alla quarta stagione. Invitato dalla redazione ragazzi è venuto a trovarci in triplice veste: dell’esigente professore “televisivo”, del docente nella “vita reale”in una scuola media e di genitore.

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La risposta alla domanda posta in redazione arriva con naturalezza, di slancio, seguita però da alcune considerazioni: «Se è vero che gli adulti non sono in grado di calarsi nei panni dei giovani è anche vero che i ragazzi non favoriscono il dialogo. Va detto che dovrebbero esser gli adulti i primi a tentare di relazionarsi. Invece la tendenza è quella di parlare tra adulti dei giovani e spesso in modo negativo. I ragazzi da parte loro non si aprono e dimostrano sempre maggiori difficoltà a comunicare.

Dovremmo diventare più umili da entrambe le parti» continua Maggi che aggiunge «i social sono uno strumento importante, una risorsa che noi adulti conosciamo troppo poco per utilizzarli al meglio come mezzo per entrare in dialogo con voi giovani. Se c’è una mancanza oggi nella scuola è quella di non riuscire ad adeguarsi ai tempi in questo senso, di non avere ancora capito il potenziale che si cela dietro questi strumenti. E se c’è un problema nelle famiglie è proprio quello legato alla comunicazione soprattutto a causa del cattivo uso dei social. Oggi questo strumento che serve a relazionarsi lo utilizziamo invece per crearci dei problemi mentre potrebbe essere la soluzione. L’ho detto nell’ultimo libro che ho scritto e dedicato ai genitori “Educhiamoli alle regole”: i social non sono affatto il male, sono uno strumento che può essere usato in modo sbagliato e i fenomeni di cyberbullismo ne sono una dimostrazione» .

Come veicolare quindi il dialogo? «La scuola in questo senso può giocare un ruolo fondamentale. Dare voce ai giovani e giovanissimi significa conoscere i loro punti di vista e le loro idee, talvolta di una complessità affascinante. Dovrebbe insegnare lo spirito di squadra, e non l’individualismo. Compito che invece non spetta alla scuola è quello di insegnare l’amore per la cultura, quello non lo insegni. È qualcosa che proviene dall’ambito familiare, che è solamente possibile trasmettere in famiglia» .

Aprendo quindi la parentesi relativa alla sua esperienza di insegnante, il professore si definisce. In merito al rispetto delle regole aggiunge «come all’interno dell’ambiente scolastico, al pari di qualsiasi altro contesto, le regole sono necessarie e di fondamentale importanza al fine di mantenere l’equilibrio fra la civiltà e le libertà acquisite, garantendo quindi la libertà generale del sistema. Ribellarsi per il meglio è un diritto e imporre ai giovani di non farlo sarebbe un pensiero quasi criminale. Ma la ribellione deve essere finalizzata al miglioramento dello stato di cose perché altrimenti se è fine a stessa non ha senso» .

Il contrasto con la famiglia in questo senso rappresenta un campo minato: «La famiglia è un concetto da ricostruire. La mancanza di comunicazione conduce a situazioni familiari che non favoriscono i ragazzi in alcun modo. Ad oggi poi i genitori appaiono più fragili e quindi spesso non rappresentano una figura di riferimento. Una mancanza che al di fuori del contesto familiare si rivela deleteria per lo sviluppo del carattere di un giovane che sia ragazzo o ragazza»

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