Tecnologia 5G, i pro: «Si aprono per tutti autostrade digitali». E i contro: «Effetti sull’uomo, c’è poca trasparenza»

Il parere di Fabiano Benedetti, amministratore delegato della BeanTech di Reana del Rojale: è capogruppo delle aziende Tlc e informatiche di Confindustria Udine. E quello di Anna Bottacin guida l’Alleanza Stop 5G della provincia di Udine, sigla sotto la quale si sono radunati a livello nazionale associazioni e comitati che sollevano dubbi sull’upgrade delle infrastrutture di trasmissione dei dati per le reti cellulari. Che ne pensate? Dite la vostra sull'argomento lasciando un commento

Attesa da istituzioni e imprese, avversata dai comitati preoccupati per i potenziali rischi per la salute, guardata con curiosità dall’utente medio, la tecnologia 5G è sbarcata in Friuli Venezia Giulia. L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) ha registrato nelle scorse settimane la realizzazione di quattro impianti di telefonia di ultima generazione in regione: due in provincia di Udine, uno nell’Isontino e uno in provincia di Pordenone, tutti installati da Telecom. Sull'argomento abbiamo registrato pareri favorevoli e contrari. E voi cosa ne pensate? Lasciate un commento con la vostra opinione in calce all'articolo.

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UDINE. Amministratore delegato della BeanTech di Reana del Rojale, Fabiano Benedetti è capogruppo delle aziende Tlc e informatiche di Confindustria Udine.
 

Tecnologia 5G: i pro

 

Benedetti, l’industria friulana della tecnologia vede di buon occhio lo sbarco in Italia della tecnologia 5G?

«È persino riduttivo dire che vediamo con favore il potenziamento delle infrastrutture che consentono la connessione. Il 5G costituisce un tassello fondamentale per sviluppare l’economia del settore, ma non solo. C’è chi banalizza, limitando il campo d’azione della tecnologia alla velocità di fruizione dei dati dei cellulari».

E invece?

«Si aprono autostrade digitali enormi, anche per aziende come la nostra. Uno dei problemi che l’industria si trova a fronteggiare al giorno d’oggi è la difficoltà a collegare molti dispositivi: con questa tecnologia l’intoppo sarà tolto, grazie anche a una copertura più capillare e una latenza migliore. In sostanza, si apriranno nuovi scenari per il business di molte aziende che operano nel settore della produzione di macchinari e impianti, ma pure nei servizi».




 

Le compagnie telefoniche, forse nel tentativo di far breccia tra gli scettici, hanno calato l’asso della telemedicina.

«Un esempio concreto, se si vuole uscire dalle logiche del business. Anziché mandare un medico in mezzo al deserto, grazie alle tecnologie di trasmissione garantite dal 5G saremo in grado in real time di fornire risposte sullo stato di salute e sulle patologie di un paziente, magari sottoponendolo a un’operazione chirurgica “guidata” a distanza di chilometri. Oppure penso a un manutentore, che potrebbe riparare un macchinario con l’ausilio della realtà aumentata e virtuale, senza perdere tre giorni e spostarsi a bordo di un aereo».

L’Italia scatta in ritardo, rispetto ad altre realtà. In Germania il 5G è già utilizzato da un pezzo.

«Arriviamo dopo come al solito. Ma se vogliamo essere competitivi, in un mercato tanto “cattivo” e globale, dobbiamo arrivare quantomeno presto, altrimenti finiremo con il soccombere. Negli Stati Uniti ci sono progetti partiti da tempo, grandi città europee hanno già avviato piani di sviluppo come la Smart City di Amsterdam».

C’è l’incognita degli effetti della tecnologia sulla salute.

«È un aspetto che non va tralasciato, ma al momento non registriamo opinioni nette da parte dagli enti che devono esprimersi sulla questione».

Meno omertà, più condivisione. È quel che chiedono i gruppi che si battono contro l’installazione degli impianti 5G, preoccupati soprattutto per la grande incognita legata agli effetti sulla salute della nuova tecnologia. Anna Bottacin guida l’Alleanza Stop 5G della provincia di Udine, sigla sotto la quale si sono radunati a livello nazionale associazioni e comitati che sollevano dubbi sull’upgrade delle infrastrutture di trasmissione dei dati per le reti cellulari.
 

Tecnologia 5G: i contro

 

Nelle scorse settimane sono partite all’indirizzo di decine di sindaci friulani le richieste di sottoscrivere una petizione, preludio alla moratoria che due Comuni (Lauco e Caneva) hanno già approvato, mettendosi di traverso rispetto alla sperimentazione della nuova tecnologia.

A Udine, i componenti dello Stop 5G organizzano a cadenza regolare banchetti e incontri, «con l’obiettivo – rileva Bottacin – di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione, di risvegliare l’attenzione su un tema che è di dominio pubblico».

Hanno convinto poco le rassicurazioni (che tali non sono state, alla prova dei fatti) degli esperti convocati dal Comune per parlare di inquinamento elettromagnetico, auditi nel corso dei tre incontri della commissione speciale presieduta dall’assessore alla Salute, Giovanni Barillari.

«Abbiamo chiesto, attraverso il consigliere Domenico Liano al presidente della commissione consiliare Ambiente, Giovanni Govetto, di convocare l’assise per discutere il tema del 5G in modo maggiormente analitico e anche da una diversa prospettiva, assicurando il diritto di intervento delle associazioni competenti».

Non avendo ottenuto risposta, la richiesta è stata formulata al vicepresidente, Giovanni Marsico.
Il gruppo è agguerrito.

E oppone alle conclusioni dell’Istituto superiore di sanità (per l’Iss «il rischio di tumori cerebrali in relazione all’esposizione a radiofrequenze dei cellulari non trova alcuna conferma scientifica») i risultati delle analisi dell’istituto Ramazzini di Bologna, che ha sottoposto per 19 ore al giorno, sette giorni su sette, a radiofrequenze (1.800 mhz), simili a quelle cui è esposto chi vive vicino a un’antenna radio base della telefonia mobile, 2.500 ratti del ceppo Sprague-Dawley.

Il risultato? L’esposizione determinerebbe un rischio elevato di sviluppo di gliomi nel cervello e di schwannomi maligni, tumori delle cellule nervose del cuore. —