Coronavirus, il “contagio” della crisi: un conto da 400 milioni per l’economia del Fvg

Commercio, turismo e servizi i primi settori già colpiti. Si temono conseguenze anche per le esportazioni

UDINE. Qualcuno ha già iniziato a “dare i numeri”, ovvero a tentare di stimare l’impatto che la crisi da coronavirus avrà sull’economia. Nazionale e regionale. Un calcolo complicato, tanto più ora che la crisi - da noi - è appena iniziata.

Ma le sole percentuali stimate di flessione del Pil sono sufficienti a preoccupare. Anche senza la prova empirica dei registratori di cassa e dei bilanci aziendali. Il governatore della Banca d’Italia Visco ha indicato nello 0,2% il “conto” del coronavirus per l’economia italiana.

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Ma se consideriamo che la crescita dell’economia italiana nel 2020 dovrebbe attestarsi - fonte Bankitalia - al +0,2%, è intuibile che - a indicatore confermato - il Paese sarebbe fermo, e la recessione da tecnica diventerebbe effettiva.

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A oggi le conseguenze immediate sulle imprese del Friuli Venezia Giulia le hanno sopportate le aziende - quasi esclusivamente grandi imprese - che hanno sedi e stabilimenti in Cina, e non necessariamente a Wuhan. Per loro ci sono stati fermi produttivi prolungati, attività in ripartenza ma a scartamento ridotto, personale che manca perché malato o perché trattenuto in quarantena.

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Altre aziende hanno subito rallentamenti nell’approvvigionamento di componenti dalla Cina, che è ormai il primo produttore mondiale della componentistica per un numero indefinito di settori. Fermi anche i rapporti commerciali con la Cina, per lo meno quelli appena avviati o da consolidare, che richiedono qualcosa di più di una videochat per essere gestiti.



Con l’avanzare dell’epidemia in quel Paese e la necessità di misure di contenimento che hanno di fatto congelato i rapporti diretti con l’Italia, si è fermato l’afflusso di turisti asiatici in Italia, e probabilmente tarderà a ripartire. E l’essere area a rischio gela anche quelli di altri Paesi.

L’identificazione di “SARS-CoV-2”, questa la denominazione assegnata al coronavirus cinese, nel nostro Paese con i primi casi conclamati di contagio, ha segnato un’altra tappa del viaggio di questa crisi. Tappa che ha intensità diverse a seconda della regione o delle regioni a cui si guarda: ci sono quelle in zona rossa, con casi conclamati o a rischio, come Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Fvg, dove molte attività si sono fermate; e altre non colpite - per ora - dal contagio, e che vivono nella “normalità”.

Anche qui ci sono conseguenze visibili e immediate, come la corsa all’approvvigionamento di generi di prima necessità, ma anche l’allontanamento dal commercio “non essenziale”, la cancellazione di gite e viaggi, l’annullamento di prenotazioni per quel che resta della stagione invernale, stop a eventi culturali e sportivi, a concerti e rappresentazioni teatrali. Commercio, turismo e servizi i primi settori a subire le conseguenze; ma gli altri non resteranno esenti.

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Il Fvg, che è notoriamente regione vocata all’export, registrerà una frenata delle esportazioni verso la Cina, ma anche la Germania - paese di riferimento per le merci friulgiuliane, patirà la sua parte di conseguenze frenando a sua volta i nuovi ordini. Si va generando una catena infinita dove ciascun anello legato ad un altro dovrà sopportare una quota di tensioni.

In positivo c’è che le nostre aziende continuano a produrre, le fabbriche non si sono fermate, la quotidianità sta prevalendo sull’emergenza. Uso massiccio dello smart working per chi lo può fare, meno riunioni fisiche e più call telefoniche o videochiamate.

Nel caso di Electrolux, multinazionale con stabilimenti in Fvg, in Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, le disposizioni sono: stop agli spostamenti da uno stabilimento all’altro in Italia, ma anche stop a viaggi verso la Svezia, e il reso del mondo, e viceversa.

E tutto questo fino al 9 marzo, e poi si vedrà. Stessa cosa per altre aziende che hanno sede e stabilimenti nel pordenonese, a cavallo tra Fvg e Veneto, che hanno azzerato i contatti fisici privilegiando quelli virtuali, con qualche difficoltà per i lavoratori che vivono e lavorano tra i due confini.

Anche Danieli ha adottato le misure suggerite dalle autorità rispetto a spostamenti di personale tra le varie sedi, mentre registra la ripartenza delle attività in Cina, ormai quasi tornate a regime.

Se le previsioni di Visco sono corrette, il conto per il Fvg - con 37,6 miliardi di Pil (dato 2017) - potrebbe attestarsi su circa 400 milioni di euro, considerando che il peso del Pil regionale su quello nazionale è maggiore rispetto, ad esempio, a quello di Basilicata o Calabria. Che è comunque un bel salasso.

Di fronte a questo scenario le istituzioni dovrebbero iniziare a riflettere in che modo sostenere l’economia e le imprese con misure e strumenti che vadano al di là dei provvedimenti “sollievo” come la sospensione del pagamento di imposte e tasse o dei mutui, a cui - pare - si sia pensando.

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