Niente allenamenti in bici per migliaia di cicloturisti

La norma parla chiaro. Solo i professionisti hanno la deroga: la storia di De Marchi

UDINE. Ditelo a un amante della bicicletta che da martedì 10 marzo non può andare in bicicletta. Per un cicloturista o un amatore, è il momento delle prime salite “serie” dell’anno.

È il momento dell’alleggerimento del vestiario con le temperature più miti. Niente. C’è da fare un passo indietro, per il bene di tutti.

Il decreto parla chiaro: niente giri “ludici” in bici. Ci si può spostare su due ruote, all’interno del proprio comune, solo per andare a fare la spesa o andare in farmacia, dal medico o a lavorare.

La bici è salutare? Si fa all’aria aperta, se lo si fa da soli può essere anzi un alleato nella battaglia contro questo virus perché rasserena un animo già turbato da queste brutte giornate? No.

E non è solo perché si lascia la propria abitazione senza motivo valido. In caso di incidente le strutture sanitarie, sotto pressione per l’emergenza coronavirus, sarebbero costrette a gestire un’emergenza evitabile. «Quindi restate a casa, andate e a correre a piedi e usate il ciclomulino, anche io lo userò».

Parola di uno che ha la deroga per allenarsi, Alessandro De Marchi, 33 anni di Buja, professionista del Team Ccc costretto a casa senza corse proprio per l’emergenza coronavirus. Al solito dimostra di avere gambe d’acciaio, grinta da vendere e di non dire mai cose banali. Anche se è appiedato e pure messo in quarantena.

«Vista la situazione in Italia, domenica avevo pensato di andare in Spagna ad allenarmi prima della Vuelta Catalogna in programma dal 23 marzo, ieri è cambiato tutto. Resterò in Italia fino al 3 aprile e, se le corse riprenderanno, per una decisione della squadra dovrò stare “in quarantena” per altri 14 giorni per non correre il rischio di contagiare i miei compagni».

Nella stessa situazione di De Marchi anche il compagno di squadra e vicecampione del mondo, Matteo Trentin. La situazione del ciclismo però è in evoluzione. Preoccupante. «Le classiche delle Ardenne, uno dei miei obiettivi, dopo metà aprile andranno in fumo, sul Giro d’Italia comincio a essere pessimista. Il mio obiettivo sarebbero le Olimpiadi, ma anche queste...».

De Marchi però, prima di tutto dimostra di essere un cittadino più che uno dei pochi che può e deve andare in bici per lavoro. «Cercherò di limitare le mie uscite in bici, anche se ho un grande bisogno di allenarmi, le alternerò con l’utilizzo del ciclomulino in casa.

Limiterò al necessario gli spostamenti con la mia famiglia. Rispettare le semplici, ma importantissime regole che ci hanno dato è l’unica strada per rendere più breve possibile questo periodo, per evitare danni ancora più gravi al nostro Paese.

Chissà magari questo virus ci farà capire una volta per trutte che il senso civico richiesto ora è lo stesso che dovremmo avere quando bisogna rispettare le regole generali, le leggi per il bene comune della società, o semplicemente pagare le tasse per avere un sistema sanitario decente e in grado di superare anche un’emergenza, o delle scuole più “digitali” e multimediali che possano continuatre a funzionare in qualsiasi condizione. Chissà che non ci possa rendere migliori questo difficile periodo».

Per De Marchi allenamento di oltre cento chilomettri in zona Taipana e Stella, insomma sulle strade del Giro. Chiusura con bella notizia per i cicloturisti: «Un’ora di pedalata al giorno in casa sul ciclomulino può addirittura migliorare le vostre prestazioni quando tornerete sulle salite dopo questo brutto momento». E se lo dice lui fidiamoci.

 

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