Moschee chiuse per l'emergenza, il messaggio dell'Imam: lasciamo il virus fuori dalla porta

Registrato nel suo domicilio, il breve discorso filmato dell’imam del centro “Misericordia e Solidarietà” di via Marano Lagunare è arrivato in un battibaleno negli smartphone di migliaia di fedeli. E quell’appello a restare a casa condito da quelle che il marocchino Hajib, pronunciandole nella lingua di Dante, definisce le “parole preziose” del nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Con le porte dei tre centri islamici della città chiuse ormai da venti giorni, i musulmani udinesi che venerdì hanno dovuto rinunciare alla terza “Jumma”, la preghiera collettiva della settimana, si sono consolati con il videomessaggio di Mohammed Hajib.

Registrato nel suo domicilio, il breve discorso filmato dell’imam del centro “Misericordia e Solidarietà” di via Marano Lagunare è arrivato in un battibaleno negli smartphone di migliaia di fedeli. E quell’appello a restare a casa condito da quelle che il marocchino Hajib, pronunciandole nella lingua di Dante, definisce le “parole preziose” del nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte - “rimaniamo più distanti oggi per abbracciarci domani. Fermiamoci oggi per correre più veloci domani”- ha sortito seduta stante l’effetto sperato: quello di rassicurare una comunità spaventata come tutti dal coronavirus ma anche sotto choc di fronte alle serrande abbassate di quei luoghi di culto ove si è soliti rivolgere tutti insieme, una volta alla settimana, le proprie fiduciose preghiere ad Allah.

Se uno dei compiti delle “guide” (traduzione dall’arabo “imam”) è portare conforto nei momenti di prova e restituire fiducia ad una comunità smarrita, Hajib lo svolge egregiamente elogiando prima le “decisioni del governo” che “meritano rispetto e gratitudine”, e formulando poi un “caloroso ringraziamento ai nostri eroi medici e infermieri, alle istituzioni e alle forze dell’ordine”. Rivolge quindi, l’imam, “un pensiero e una preghiera a tutte le persone decedute. E un augurio di pronta guarigione a chi è ammalato”.

A chi è relegato nella propria abitazione ad aspettare la fine dell’emergenza, Hajib trasmette invece un messaggio intriso di saggezza e fede. “Stare a casa”, afferma nel video, “è un’occasione di fare tante invocazioni. Come dice il profeta dell’Islam: ‘l’invocazione è il cuore della preghiera’. E in un versetto del Corano Dio l’Altissimo dice: ‘quando i miei servi ti chiedono di me, ebbene io sono vicino, rispondo all’appello di chi mi chiama quando mi invoca’”. Insomma, anche se non è disponibile per ora un luogo dal quale elevare la propria preghiera a Dio, il musulmano non deve crucciarsi perché Lui, da lassù, ascolta. In queste circostanze eccezionali, tuttavia, non ci si può limitare ad implorare la grazia divina ciascuno per proprio conto.

Bisogna provvedere semmai alle necessità degli anziani, dei malati e di tutti coloro che non possono uscire di casa. Il direttivo del Centro Misericordia e Solidarietà si è messo non a caso in contatto con la presidenza della Quinta circoscrizione per mettere una decina di volontari a disposizione degli Over 65 del quartiere. Solidarietà e senso civico non fanno difetto ad una comunità che sin dall’inaugurazione si è adoperata per assistere i bisognosi.

Ma se di assistenza stiamo parlando, le attuali circostanze stanno mettendo a dura prova anche questo Centro, nella cui cassetta delle lettere sono appena state infilate le ultime bollette. Soldi, tanti soldi, che non potranno giungere, come di solito, attraverso le offerte delle centinaia di fedeli che prendono parte alle preghiere del venerdì in moschea. “Speriamo che la situazione non duri troppo a lungo”, ci spiega al telefono Hajib, che come altri concittadini è in attesa che il governo, la Regione e il Comune varino aiuti finanziari per le attività colpite dal Covid-19. E chissà se il momento particolare in cui viviamo farà sì che, se e quando le istituzioni decideranno di intervenire, eviteranno di distinguere – proprio come fa il Coronavirus – tra musulmani e cristiani.

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