La Regione si prepara al picco: mascherine, terapia intesiva e in caso di emergenza padiglioni della Fiera di Udine trasformati in reparti

Predisposti due piani per aumentare i posti negli ospedali e si pensa a produrre in Friuli il materiale medico necessario. La giunta attende che la Protezione civile nazionale spedisca il materiale richiesto

I reparti di Terapia intensiva, sono, a oggi, sufficientemente attrezzati per gestire i casi gravi di coronavirus, ma siccome del doman – virale, in questo caso – non v’è certezza, la Regione ha già pronto un doppio piano per ampliare i posti riservati a chi è stato colpito da Covid-19 fino a quota 94, in totale autonomia, e 155, con l’aiuto del Governo. E se si attende l’invio del materiale sanitario per i medici da parte della Protezione civile, il Friuli Venezia Giulia sta pensando, seriamente, anche di autoprodursi in proprio guanti e mascherine.



Le terapie intensive. Il quadro quotidiano parla di 15 persone ricoverate nei reparti di Terapia intensiva del Friuli Venezia Giulia, comprensivi dei cinque pazienti trasferiti nei giorni scorsi dalla Lombardia. «Abbiamo dimostrato di essere solidali e crediamo di aver portato a termine il nostro compito» ha spiegato Massimiliano Fedriga facendo intuire come sia difficile pensare ad altri arrivi di persone da fuori regione. Sì, perchè il Friuli Venezia Giulia, adesso, si sta attrezzando per gestire un eventuale picco di casi gravi di cittadini della regione. Attualmente i posti letti in Terapia intensiva riservati a contagiati da coronavirus sono 29: 10 a Udine, 7 a Cattinara e 12 al Maggiore.

Il primo piano «che possiamo gestire in totale autonomia e attuare in pochi giorni», ha spiegato Fedriga, porta invece il totale a quota 94 suddivisi tra Udine (30 posti), Trieste (15, tutti a Cattinara), Palmanova (21), Gorizia (16) e Pordenone (12). C’è, poi, una seconda opzione che fa salire i posti-letto fino a 155 unità – aggiungendocene 45 a Cattinara e 16 al Maggiore –, ma soltanto con l’aiuto del Governo. «Stiamo aspettando la fornitura di materiale che abbiamo richiesto alla Protezione civile nazionale – ha spiegato – Fedriga –, come respiratori e monitor per le Terapie intensive senza cui non potremo farcela a raggiungere i 155 posti-letto dedicati esclusivamente all’emergenza».



Forniture mediche. Il presidente non ha alcuna intenzione di «fare polemica con il Governo, perché capisco come sia complicato in questo momento gestire gli approvvigionamenti, specialmente per il comportamento di alcuni Paesi esteri», ma è chiaro che il Friuli Venezia Giulia «pur dopo le giuste necessità delle regioni più colpite» si aspetta che la Protezione civile nazionale, con il Governo che ha avocato a sé gli acquisti non lasciando spazio autonomo alle Regioni, guardi anche a Nordest inviando le forniture mediche richieste, anche quelle di base e che vanno al di là delle apparecchiature per le Terapie intensive.

Servono mascherine, occhiali e guanti, specialmente, per il personale medico, con il Friuli Venezia Giulia che è pronto anche a fare da solo. «Stiamo valutando le deroghe previste da Roma – ha proseguito il governatore – per la produzione in loco di questi dispositivi, considerato come ci siano aziende del Friuli Venezia Giulia che hanno già manifestato la loro disponibilità in tal senso. Per quanto riguarda, invece, gli approvvigionamenti dall’estero ci siamo già mossi in modo autonomo e stiamo verificando le problematiche di carattere doganale».

LA MAPPA DEI CONTAGI PER REGIONE E PER PROVINCIA - AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE

Ipotesi Fiera di Udine. Al momento è soltanto quella che potremmo definire come un’ipotesi di scuola, ma Fedriga, ieri, non ha smentito – anzi – la voce secondo la quale alcuni padiglioni della Fiera di Udine potrebbero essere adeguati – sul modello di quanto sta accadendo a Rho su iniziativa della Regione Lombardia dove però la situazione è molto più grave che da noi – a locali dove, nel caso, ricoverare ulteriori pazienti colpiti dal virus.

«Stiamo verificando alcune possibilità – ha concluso il governatore – che ci permetterebbero, in caso di estrema necessità, di gestire al meglio la situazione senza emergenze. Sia chiaro, a oggi non c’è alcun bisogno di pensare a una prospettiva del genere, ma è chiaro che come amministrazione abbiamo il dovere di muoverci secondo quel principio di precauzione che ci ha consentito, fino a ora, di avere un numero di contagiati inferiori a regioni simili a noi come le Marche».

Arrosto di maiale con funghi e castagne

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi