Emergenza in Fvg, parla Fedriga: «Serrata oltre il 3 aprile, un anno da tasse zero per salvare l’economia»

Intervista al presidente del Friuli Venezia Giulia a un mese dall’inizio della crisi sanitaria in regione. «La quarantena con l’impegno di tutti è il solo metodo per battere il virus»

UDINE. Esattamente due anni fa, era il 22 marzo anche quella volta, Masssimiliano Fedriga diventava il candidato presidente del centrodestra, scalzando Renzo Tondo, e aprendo quella campagna elettorale che, meno di due mesi dopo, lo avrebbe portato a trionfare alle Regionali e a diventare governatore.

A distanza di due anni lo scenario che si staglia di fronte al leghista è completamente diverso da quello che si sarebbe mai aspettato. Fedriga non si deve più scontrare, al momento, con avversari politici, ma, al pari del resto delle istituzioni mondiali, ha di fronte a sé un nemico subdolo e difficile da battere.

Il governatore ha scelto il pugno di ferro, anche di più del Governo e spesso anticipando le mosse di Roma, nel contrasto al coronavirus e oggi lancia un chiaro, e inequivocabile, avviso ai naviganti: la serrata andrà avanti, con ogni probabilità, ben oltre il 3 aprile.



Presidente, qual è la situazione attuale?

«I dati a oggi dimostrano che le misure contenitive servono, e basta vedere quello che è successo a Vo’ Euganeo, oppure nelle zone rosse della Lombardia per capirlo. Noi, come Regione, ci siamo mossi anche prima del Governo e questo mi auguro possa aver aiutato nel contenimento della diffusione del virus. Certo fare previsioni è difficile, ma spero che questi contenimenti possano limitare i contagiati nelle strutture sanitarie, il vero problema di questa pandemia».

Per questo ha confermato una serie di limitazioni più dura di quelle del Governo?

«Sì, perché dopo aver rilevato quali sono i passaggi più critici, in relazione ai contatti interpersonali, abbiamo chiesto al Governo, inutilmente, misure più stringenti di quelle emanate dal ministro Roberto Speranza. Al di là della chiusura dei supermercati la domenica, quindi, specifichiamo noi come sia vietata qualsiasi attività fisica in luoghi pubblici: per cui o uno possiede un giardino, un campo, di proprietà o non potrà uscire a correre e camminare».

Il sistema sanitario regionale è in grado di reggere a questa pressione?

«Al momento sì e ci stiamo muovendo verso la creazione di nuovi posti di Terapia intensiva seguendo le previsioni scientifiche. Stiamo soddisfacendo le esigenze organizzandoci in anticipo rispetto alle necessità. Ma non potremo continuare in eterno da soli e, dopo un certo limite, avremo bisogno delle attrezzature da Roma oppure sarà impossibile reggere. Stiamo predisponendo a Cattinara nuove aree di ricovero, per poter arrivare a 155 posti in Terapia intensiva, ma senza i macchinari sono inutilizzabili. Non abbiamo respiratori, schermi o centraline per tutti: ce li deve fornire il Governo».

Secondo lei è stato un errore centralizzare gli acquisti?

«In questo momento non mi sento di colpevolizzare il Governo vista la carenza, a livello internazionale, dei dispositivi medici anche a causa del comportamento di alcuni Paesi, come la Turchia, che si sono mossi in maniera scorretta bloccando produzioni e trasferimenti verso l’Italia. Ma resta il fatto che questi dispositivi manchino e dobbiamo reperirli in qualche maniera».

In queste settimane in molti hanno attaccato l’iniziativa promozionale della Regione sugli skipass gratuiti. È pentito di averla lanciata?

«Francamente mi pare una stupidaggine. Intanto la critica viene rivolta da persone che, in quei giorni, sostenevano la necessità di aprire tutto, scuole comprese, e mi hanno pure accusato di aver chiuso gli istituti nonostante non ci fosse nemmeno un caso di positività in Friuli Venezia Giulia. Gli skipass gratuiti, inoltre, erano riservati esclusivamente a chi alloggiava nelle strutture della regione e l’affollamento di quel fine settimana è stato legato soprattutto ai residenti. A gente del posto che, vista la nevicata, è andata a sciare. Io quel giorno avrei anche chiuso gli impianti, ma il decreto governativo non comprendeva il Friuli Venezia Giulia tra le aree dove era necessario bloccare tutto, tanto è vero che gli stessi affollamenti dello Zoncolan li abbiamo visti anche a Cortina, in Trentino e pure in Toscana».

Tornando all’attualità: il vero dramma, da noi, sono le case di riposo...

«Vero, sono aree critiche in cui avvengono contatti ravvicinati tra una platea di popolazione molto debole tanto è vero che, purtroppo, i decessi in Friuli Venezia Giulia si registrano nella quasi totalità dei casi all’interno delle strutture per anziani. Abbiamo avviato protocolli specifici e anche formativi per gli operatori che, spesso, sono dipendenti di cooperative e magari non possiedono, sempre, una preparazione strettamente sanitaria».

Secondo lei il Governo prorogherà la chiusura anche dopo il 3 aprile?

«Credo di sì. Penso sia quasi impossibile riaprire tutto all’inizio del prossimo mese. Resto convinto che la soluzione migliore sarebbe stata la chiusura totale, fabbriche non essenziali comprese, per un mese, un mese e mezzo. Adesso, invece, proseguiremo con una lunga agonia dell’economia e senza una veloce risoluzione del problema sanitario. Anche perché non abbiamo idea di quando avremo il picco dei contagi per quanto, personalmente, io sia convinto che registreremo un aumento dei casi almeno fino alla prima settimana di aprile, se non di più».

Lei pensa a una stretta maggiore, ma alcuni consiglieri come Furio Honsell e Walter Zalukar hanno già contestato la sua ultima ordinanza...

«Mi spiace che ci siano ancora persone che non si rendono conto di quello che stiamo affrontando. Non dico loro di andare in Lombardia a osservare la situazione, ma almeno di guardare qualche filmato. Non mi diverto a dire alla gente di non andare a correre, ma ho l’obbligo, come presidente, di mettere in atto tutte le misure necessarie a contenere la diffusione del virus».

Ma come si stanno comportando friulani e giuliani?

«In generale direi bene. Oggi (ieri ndr) sono andato a Udine partendo da Trieste e ho visto strade e parchi vuoti ovunque, così come sì le file ai supermercati, ma con le debite distanze di sicurezza. È questo il metodo vincente per combattere, e sconfiggere, il virus e serve l’aiuto di tutti».

Una volta finita questa emergenza ci sarà anche quella, enorme, legata alla tenuta dell’economia...

«La crisi è già in atto, ma l’unico modo per uscirne è quello di garantire un anno a imposte zero per le aziende. Noi, come Regione, faremo tutto quello che potremo, ma non ci è consentito indebitarci per motivazioni legate alla spesa corrente. Lo Stato, invece, ne ha tutto il diritto e tra l’altro, viste le ultime decisioni dell’Unione europea, finalmente senza limite. Ora, è vero che così aumenteremo il debito pubblico, ma se dovessimo distruggere il sistema imprenditoriale italiano mi chiedo chi comprerà più i nostri titoli di Stato»

Una sorta di pace fiscale annuale, quindi?

«Esatto. Puntare sull’economia reale sarebbe un investimento per lo Stato. Finita questa emergenza ci troveremo in un mondo nuovo, dal punto di vista economico, e l’Italia si deve riposizionare in un ruolo di forza, non ripartendo dalle proprie macerie».

L’Europa, però, sta finalmente prendendo le decisioni corrette, non trova?

«Le risorse che ha promesso di mettere a disposizione degli Stati sono importanti, così come è corretta la sospensione del Patto di Stabilità. Ma non possiamo dimenticarci le uscite infelici della Bce, a partire da quelle della sua presidente Christine Lagarde, che hanno fatto volare lo spread e portare la Borsa a perdere il 17%».

Chiudiamo con un messaggio a tutti gli operatori della sanità che lavorano giorno e notte?

«Quello che stanno facendo, ormai, va oltre ogni obbligo professionale, ma è diventata una missione umanitaria. Io non posso che ribadire loro il ringraziamento assoluto di tutta la Regione con la convinzione che, questa crisi, cambierà i paradigmi anche in sanità».


 

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