Emergenza da coronavirus in Fvg: stanziati per la terapia intensiva 4,2 milioni di euro e previsti altri 42 posti

Ma il piano di espansione della Regione non è concluso. Riccardi: in Italia non si trovano respiratori

UDINE. Il costo di un posto letto nelle terapie intensive dedicate ai pazienti affetti da Covid-19, oscilla tra gli 80 e i 100 mila euro. Questo significa che finora la Regione ha investito circa 4,2 milioni per potenziare i reparti di Udine, Pordenone, Trieste, Gorizia e Palmanova.

Prima della pandemia si pensava bastassero 29 posti, ma poi di fronte all’aumento dei contagi e alle richieste che stanno arrivando dalle zone più colpite, in primis dalla Lombardia, la Regione ha previsto un piano di ampliamento in tre fasi: la prima ha consentito di passare da 29 a 47 posti, la seconda a 71. A mancare all’appello sono però i ventilatori ordinati al commissario, Domenico Arcuri, e non ancora consegnati.

Il piano. Gli ultimi 24 posti, fa sapere la Regione, sono stati allestiti a Trieste (4), 14 nell’ospedale di Gorizia e sei nel nosocomio di Palmanova. Se come sembra sarà attuata anche la terza fase, si potrà arrivare a sfiorare il centinaio. La situazione è in continua evoluzione: «Parecchie regioni stanno chiedendo posti per trasferire i pazienti» conferma il segretario generale della CislFp, Massimo Bevilacqua, nell’apprezzare l’aumento dei letti che complessivamente, compresi quelli bollati Covid-19, in Friuli Venezia Giulia arrivano a 94.

Nella terapia intensiva di Gorizia, a esempio, gli otto posti letto sono quasi raddoppiati e tutti sono stati riservati ai pazienti infettati dal coronavirus. «A questo punto – sottolinea la segretaria generale di Cgil sanità, Orietta Olivo – gli altri pazienti che hanno bisogno della terapia intensiva vengono trasferiti a Monfalcone». Negli ospedali della nostra regione si continuano ad accogliere anche i pazienti provenienti dalle zone più colpite dal coronavirus. In questo momento, solo al Santa Maria di Udine, sono ricoverati 5 pazienti Covid-19 trasferiti dalla Lombardia. Alcuni, nelle scorse settimane, sono stati accolti pure nelle strutture triestine.

L’investimento. L’aumento dei posti letto nelle terapie intensive del Friuli Venezia Giulia richiede investimenti importanti di cui si potrà beneficiare anche dopo l’emergenza. Secondo alcune stime, servono circa 100 mila euro per dotare un posto letto di tutta la strumentazione necessaria. Vale a dire monitor, pompe di infusione, ventilatori e materasso antidecubito. A tutto ciò vanno aggiunti gli ecografi, i defibrillatori e i carrelli per l’emergenza da condividere nel reparto. Al momento, come detto, il Friuli Venezia Giulia può contare su 71 posti letto Covid-19.


I problemi. L’unico neo del piano di investimento per l’ampliamento di posti di terapia intensiva è quello dei ritardi accumulati nella consegna dei ventilatori. A segnalarlo è l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, che già domenica scorsa aveva fatto notare: «I ventilatori ordinati alla gestione commissariale non sono ancora pervenuti. Riccardi è tornato sul tema scusandosi con le rappresentanze sindacali dei medici ospedalieri collegate in videoconferenza, perché il giorno prima era stato costretto a lasciare la sala in anticipo.

«Ho dovuto farlo – ha chiarito l’assessore – per rispondere a una chiamata giunta dall’estero per una fornitura urgente di respiratori, che resta uno dei nostri limiti per ampliare le terapie intensive». La soluzione del problema deve arrivare da lontano perché, come ha sottolineato Riccardi, «l’Italia oggi è ostaggio per scelte sbagliate di delocalizzazione della produzione fatte nel passato. Il reperimento di respiratori, indispensabili per poter ampliare il numero di posti in terapia intensiva, oltre all’acquisto di dispositivi di protezione individuale da consegnare in primis agli operatori sanitari, la riorganizzazione ospedaliera e quella territoriale, la logistica per dare alloggio ai nuovi infermieri e operatori, sono i problemi cogenti che stiamo affrontando in queste giornate».

Settimana decisiva. Riccardi ha chiarito che «quella appena iniziata sarà una settimana decisiva, durante la quale sarà confrontato l’andamento reale della curva dei casi con il modello predisposto dall’équipe del professor Fabio Barbone. Dal risultato potremo capire se la dotazione delle nostre strutture continuerà a reggere». E anche se a oggi il modello resta in linea con l’andamento, l’assessore usa prudenza: «Non siamo in grado di predire il futuro, possiamo solo prepararci attraverso il reperimento di medici e attrezzature nel caso la curva prendesse un’impennata». Anche i bandi del Friuli Venezia Giulia sono aperti agli specializzandi in Medicina.

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