«Tuteliamo gli ospiti»: direttore e infermieri vivranno per 10 giorni nella casa di riposo

Sacrificio altruista per preservare dai contagi esterni i 262 anziani Fra i 70 operatori “autoreclusi” c’è la sorella del sindaco Maurmair 

La storia

ilaria purassanta


Per dieci giorni, fino al 1° aprile, la casa di riposo della parrocchia dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, vivrà in una sorta di bolla. Per preservare i 262 anziani da eventuali contagi, è scattato da lunedì l’autoisolamento volontario. Nella struttura sanvitese nessuno ha contratto il coronavirus: le uniche minacce alla salute degli ospiti potrebbero venire solo dall’esterno.

Ecco perché infermieri e operatori socio-sanitari hanno condiviso la coraggiosa scelta del direttore Alessandro Santoianni: restare reclusi in casa di riposo, tagliando tutti i contatti con il mondo esterno in questa fase cruciale dell’emergenza sanitaria.

Un sacrificio accettato con profondo altruismo, per il bene degli anziani: i soggetti più a rischio, in caso di contagi. Settanta fra infermieri e oss hanno salutato lunedì le loro famiglie: potranno rivederli solo al termine dell’esperimento, il primo nel suo genere in Fvg. Pranzeranno tutti insieme alla mensa, dormiranno sulle brande allestite dagli Alpini di San Giovanni di Casarsa negli spazi comuni della casa di riposo (dalle camerate negli ambulatori al dormitorio in palestra). Pure il direttore riposa su una branda nel suo ufficio.

Fra gli angeli in corsia c’è anche Francesca Leschiutta, 46 anni,di San Martino al Tagliamento, sorella del sindaco di Valvasone Arzene Markus Maurmair. Moglie e mamma, è una delle coordinatrici infermieristiche. «L’ultima volta che ho dormito in una camerata è stato nella colonia estiva, quando era bambina – racconta, con il sorriso nella voce, Francesca –. La prima notte ero di turno, non ho praticamente chiuso occhio. Bisogna adattarsi: la vita di comunità è una cosa impegnativa. Ho fatto una super spesa sabato per mio marito e mio figlio, li ho sentiti in videochiamata, stanno bene, riescono ad arrangiarsi. Mi hanno mandato un video dicendomi che avevano mangiato. Ero preoccupata anche per Duke, il mio bovaro bearnese». Francesca è persuasa che sia la scelta giusta: «Sarebbe stato troppo rischioso per gli ospiti e per noi continuare a fare la spola».

In casa di riposo gli uffici sono chiusi. Entrano solo il medico e l’impresa di pulizie, ma senza alcun contatto con gli utenti. Dentro alla struttura sono rimasti anche due fisioterapisti, un animatore e un parrucchiere. In tutto i dipendenti sono 180, dei quali135 sono infermieri e oss.

Tutti hanno dato l’adesione, ma Santoianni ha escluso chi ha necessità familiari particolari. «L’idea era di effettuare uno screening preventivo – rivela il direttore – con l’azienda sanitaria, ma non è stato possibile per la numerosità dei tamponi. Fra l’altro non vi sarebbe stata alcuna garanzia scientifica: i sintomi possono comparire in seguito. Così abbiamo optato per la rilevazione della temperatura due volte al giorno per ospiti e operatori».

Alla sorella Francesca il sindaco Maurmair ha dedicato un pensiero grato: «Sappi che sono e siamo fieri di te. E a te come a tutte quelle meravigliose persone, medici, paramedici, infermieri, volontari della nostra sanità diciamo grazie... State facendo ben più del vostro dovere, ve ne siamo grati, perché state lottando anche per far continuare a sopravvivere una generazione di nonni, che rappresentano un punto di riferimento per la nostra vita quotidiana e dimostrano il vero valore della nostra società». —





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