Il virus colpisce case di riposo e anziani: ecco chi sono le ultime vittime in Friuli

Sale il numero di vittime in regione: nella sola giornata di venerdì sono stati registrati quattro decessi tra la provincia di Udine (negli ospizi di Lovaria e Mortegliano) e in provincia di Pordenone (Caneva e Cordenons)

Sono 1.317 i casi accertati positivi al Coronavirus in Friuli Venezia Giulia nella giornata di venerdì, 27 marzo, con un incremento di 94 unità in 24 ore. I guariti in totale sono 65. Quattro, invece, i decessi in più rispetto all'ultima comunicazione, che portano a 76 il numero complessivo di morti da Covid-19.

Il numero più alto di vittime è quello registrato nell'area di Trieste con 44 decessi, seguito da Udine (24), Pordenone (7) e Gorizia (1). Abbiamo raccolto qui di seguito la storia delle vittime di coronavirus in provincia di Udine e di Pordenone

Quattordicesima vittima in casa di riposo a Mortegliano: Mario Zanello è morto in ospedale

l coronavirus ha colpito ancora dolorosamente Mortegliano e la sua casa di riposo "Rovere Bianchi": è mancato venerdì in ospedale, dove si trovava da qualche giorno, Mario Zanello, di 79 anni, ospite del centro da circa tre anni.È la quattordicesima vittima del contagio nella struttura, dove su 80 presenze sono la metà gli anziani in isolamento perché positivi al Covid19.

Di Mortegliano, come era Zanello, sono ormai nove gli ospiti deceduti con coronavirus; due erano di Lestizza, gli altri dei comuni di Talmassons, Castions di Strada e Bicinicco. Zanello non era sposato e aveva un carattere riservato, ma sapeva lavorare di fino. Era stato in Svizzera, dove aveva imparato a essere preciso e accurato nei vari mestieri che aveva svolto: da calzolaio ad asfaltista, prima della pensione era stato dipendente di una cooperativa che lavorava per le Ferrovie. La salute gli aveva già riservato qualche brutto tiro, era stato perfino in terapia intensiva ma il suo fisico aveva potuto reggere i colpi.Non così per il Covid19, al quale era risultato positivo: inizialmente curato nella struttura, dove in queste due settimane personale medico e infermieristico dell'Azienda sanitaria si è aggiunto a quello ordinario.



Le sue condizioni però si sono aggravate, per cui si è reso necessario il ricovero all'ospedale di Udine, dove si è spento.Lascia il fratello Bruno, la cognata e altri parenti, oltre alla sorella Luisa, che lo ha seguito con particolare assiduità sia nei precedenti tracolli di salute che in ospizio. «Ho cercato - riferisce affranta Luisa - il più possibile di essergli vicino. Peccato non averlo potuto assistere all'ultimo, ma i sanitari mi hanno detto che è mancato serenamente e questa è una consolazione, nel grande dolore che adesso sto vivendo». Del cordoglio della comunità per le tante famiglie colpite si fa interprete l'arciprete monsignor Giuseppe Faidutti, parroco di Mortegliano, che ha condiviso sulla rete WhatsApp un messaggio in cui si legge: «La situazione del centro Bianchi è drammatica, diversi ospiti sono mancati e molti sono a rischio. Encomiabile la dedizione dei medici e degli operatori. Vi prego, fate una preghiera di suffragio per chi ci lascia e di sostegno sia per chi è nella prova sia per chi assiste amorevolmente i nostri ospiti».

Il messaggio ha raggiunto un centinaio di famiglie, chierichetti, gruppi di fedeli impegnati nell'iniziazione cristiana e nella catechesi. «È importante - afferma poi don Giuseppe - che si educhino i bambini alla preghiera: non recitando formule a memoria, ma partendo dalle situazioni reali della vita, come in questo momento drammatico per la nostra gente e per quella dei comuni vicini, sperando anche che il contagio non esca sul territorio». Quindi l'appello alla preghiera: «ho invitato sia genitori che figli - conclude infine il sacerdote - a pregare insieme per i nonni che ci lasciano, perché il Signore dia la forza a quanti hanno perso i loro cari e per medici, infermieri, assistenti, che rischiano ogni giorno facendo del bene».



Quarto decesso a Pradamano: vittima del coronavirus l'ex postina Maria Marcon

Un'altra anziana ospite della casa di riposo Muner De Giudici di Lovaria è morta a causa del coronavirus, portando a quattro i decessi complessivi all'interno della struttura di servizi alla persona. Si tratta di Maria Marcon, 90 anni, una delle ospiti che nei giorni scorsi era stata portata all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine per l'aggravarsi di un quadro clinico già da tempo complicato. La donna è deceduta nella notte tra giovedì e venerdì all'ospedale di Palmanova dove era stata trasferita successivamente al ricovero a Udine, per un ulteriore aggravio dello stato di salute.

Intanto anche la conta dei positivi non dà buone notizie: gli ospiti contagiati dal Covid-19 salgono a 17, sempre all'interno del nucleo di 20 persone che fin dal primo momento era stato isolato dal resto degli ospiti della struttura. Ora, purtroppo, gli anziani presenti sono passati dagli iniziali 85 a 81. Per quanto riguarda gli operatori, invece, stanno arrivando man mano in queste ore i risultati dell'ennesimo tampone e al momento sono tutti negativi, quindi resta fermo a nove il numero dei contagiati. In totale, dunque, i positivi all'interno della Muner De Giudici, tra ospiti e personale, passano da 19 a 26. Intanto, in paese, in molti si stringono nel ricordo di Maria Marcon, molto conosciuta da tutti perché fino agli anni '80 è stata la postina di Pradamano. «Era una persona stupenda, sempre sorridente e pacata» ricorda l'ex sindaco Annamaria Menosso.

«Da quando ero bambina la vedevo muoversi con il motorino tra le strade del paese per consegnare la posta. La chiamavamo tutti "Marie postine", un pezzo di storia del paese che ora purtroppo se n'è andato. Faceva parte di una comunità come era intesa una volta, un paese dove al primo posto c'erano i rapporti umani». Proprio per l'affetto che tutta Pradamano nutre per la sua ex postina, ieri pomeriggio sono state fatte suonare le campane della chiesa di Santa Cecilia, per salutare la sua "Marie postine".

A ricordarla sono i suoi partenti: «Siamo sempre state legate lei, assieme a miei genitori la zia ha cresciuto me e mia sorella» racconta sua nipote. Ma tornando alla situazione nella casa di riposo, fa sapere il sindaco Enrico Mossenta, «il distretto sanitario ha inviato delle infermiere per tamponarela mancanza del personale risultato positivo». In paese continuano a non registrarsi casi di positività tra i residenti e prosegue l'attività della Protezione civile a supporto di anziani e persone in difficoltà. Infine Mossenta fa sapere che «un'impresa artigiana di Pradamano "Il pallino del ricamo" ha prodotto e donato cento mascherine, consegnate ai medici di base, ai volontari della Protezione civile e alle poche attività commerciali del centro storico aperte. Anche a loro, come a tutti coloro che sono in prima linea in questa emergenza, va il mio personale ringraziamento».

Cordenons piange la prima vittima: è morto Angelo Fedrigo, aveva 84 anni

Ricoverato nel reparto di prima medica dell’ospedale di Pordenone il 7 marzo per un malore, dieci giorni dopo è risultato positivo al tampone per il Covid-19. Non c’è l’ha fatta Angelo Fedrigo, la sesta persona in Friuli occidentale a morire a causa del coronavirus.

Fedrigo aveva 84 anni ed era residente a Cordenons: è morto nella notte tra mercoledì e giovedì al secondo piano del padiglione A dell’ospedale cittadino, dov’era stato trasferito e dov’è stato ricavato un reparto Covid.
«Io e mia sorella Antonella abbiamo potuto vedere nostro padre dieci minuti ogni giorno fino al 13 marzo – dice il figlio Celeste, con il quale l’uomo viveva in via Righi –, poi non è stato più possibile: quando è entrato in ospedale gli hanno fatto due tamponi a distanza di una settimana l’uno dall’altro. Entrambi erano risultati negativi, avevamo tirato un sospiro di sollievo. Il terzo tampone, il 17 marzo, era positivo».

A seguito della positività del padre, il figlio Celeste era stato messo in “quarantena”, periodo di isolamento che per lui è terminato proprio giovedì, senza alcun sintomo. Angelo Fedrigo era originario di Pasiano, dov’era nato il 4 maggio 1935. Vedovo da otto anni e nonno di due nipoti, da giovane aveva fatto prima il contadino, quindi per un paio d’anni l’emigrante in Svizzera. Rientrato in Italia, è stato fino alla pensione operaio alla Zanussi.
«Mio padre era un uomo molto solare – racconta il figlio –, aveva frequentato il Centro anziani di Torre, quindi dopo la chiusura del centro era passato a quello Porcia che ha frequentato fino all’anno scorso. Amava ballare, stare in compagnia e aveva anche la passione per la pesca».

Nel periodo antecedente il ricovero, secondo il figlio, l’anziano aveva fatto vita ritirata: in ospedale era entrato per dei malori a seguito dell’assunzione di un farmaco. «In due o tre giorni – dice il figlio – si era rimesso, ma era emerso un altro piccolo problema, che forse si poteva curare a casa. È un pensiero che lascia l’amaro in bocca».
Cordenons piange la sua prima vittima da Covid-19. «Nell’esprimere le mie condoglianze alla famiglia – dice il sindaco Andrea Delle vedove, ancora in “quarantena” – il desiderio di tutti è che questo resti un caso isolato. Al 26 marzo i dati ufficiali davano 13 positivi, stabili, ma i casi di positività potrebbero essere di più: contiamo che dai prossimi giorni si possano vedere gli effetti positivi delle restrizioni che i cittadini stanno rispettando».



Caneva, è morta la moglie dell'ex preparatore di Zico

Costernazione e apprensione a Caneva. È mancata, Leonora Pilla, 80 anni, moglie di Cleante Zat, stessa età, ricoverato, sempre a causa dell'infezione da Coronavirus, in terapia intensiva all'ospedale di Pordenone. Leonora Pilla è deceduta nell'ospedale di Palmanova.Facendosi interprete del dolore della comunità canevese che, con la scomparsa di Leonora Pilla, piange anche quella recente di Giuseppe Benedet, 71 anni, il sindaco Andrea Gava esprime le condoglianze dell'amministrazione e della comunità a Cleante e alle figlie Barbara e Valentina Zat. Entrambe, al dolore per la scomparsa della mamma, sommano l'apprensione per il padre Cleante Zat, tuttora sottoposto a terapia.

«La comunità canevese si sente particolarmente vicina alla famiglia Zat in questo momento difficile, doloroso» afferma il primo cittadino. Gli sportivi, strettisi attornoai familiari, sperano di poter, al più presto, avere nuovamente vicino Cleante Zat, figura di particolare rilievo nell'ambito dello sport nazionale.Leonora e Cleante si erano sposati nei primi anni Sessanta, crescendo le figlie Barbara e Valentina. Allora, dopo il periodo del boom economico, iniziava la carriera sportiva prestigiosa, da preparatore atletico, di Cleante.

Nella sua vita professionale ha curato, per numerosi anni, la preparazione dei campioni dell'Udinese, quali Zico e Causio, dell'Inter e, in Spagna, del Real Saragozza. Adesso tutti a Caneva fanno il tifo per la sua guarigione, si stringono alla famiglia a Cleante, ricordando quanto Zat sia stato presente a Caneva.«È sempre stato vicino ai nostri giovani atleti» ricorda il sindaco Gava, evidenziando i preziosi interventi alle giornate dello sport con protagonisti i ragazzi delle scuole. Pierantonio Rigo, già sindaco di Caneva, dal canto suo pone in rilievo la rilevanza del ruolo del preparatore atletico canevese in ambito nazionale. Rammenta Rigo: «Nell'aprile del 1984, in occasione dell'inaugurazione del campo sportivo di Sarone, Cleante fece intervenire il grande Zico dell'Udinese, per la gioia di tutti gli alunni delle scuole che nell'occasione incontrarono il grande campione».