Il destino delle quattro sorelle Nadalini, insieme nella stessa casa di riposo colpita dal virus: due sono morte

Da sinistra Fiorello Nadalini, Rossella Querini e il marito Giampalo Tirelli (che ci ha trasmesso la foto), Renata Nadalini e il marito Fernando Tirelli, accanto a Lidia, Maria ed Erminia Nadalini

Renata e Maria Nadalini sono spirate a pochi giorni l’una dall’altra per il coronavirus. Avevano 79 e 96 anni. Erminia e Lidia sono ancora ricoverate a Mortegliano e una quinta, Agata, era deceduta tempo fa

MORTEGLIANO. Le case di riposo sono luoghi in cui le persone trovano sosta e quiete dopo una vita di lavoro. Ambienti dove tutto sembra fermarsi in una quotidianità senza tempo. Ma, scavando nei ricordi, emergono storie e vicende straordinarie.

Tra le persone decedute nella casa di riposo di Mortegliano, tutte con patologie gravi e avanti con gli anni nonché positive al coronavirus, anche due sorelle morteglianesi: Renata e Maria Nadalini, mancate a distanza di tre giorni una dall’altra, rispettivamente a 79 e 96 anni.

Di Renata si ricorda una straordinaria storia di amore per la cultura, che partendo da una licenza elementare l’ha portata a laurearsi a 61 anni. Maria invece, a Mortegliano era conosciuta come “la cantante”: aveva infatti studiato canto lirico.

Alla Rovere Bianchi ce n’è altre due, di sorelle (stanno bene, sebbene una sia positiva al Covid19): Erminia è stata commerciante in uno storico negozio di abbigliamento locale, Lidia invece era pescivendola al seguito del marito nei mercati all’aperto. Una quinta sorella, Agata detta “Ghita”, ha concluso la sua esistenza pure in casa di riposo a Mortegliano anni fa.

Erano 14 i fratelli Nadalini, figli di Giovanni o meglio “Gjovanin”, agricoltore. Renata rimase orfana di madre a 6 anni, come racconta il marito, Fernando Tirelli, già direttore della filiale della banca popolare udinese a Pozzuolo e poi direttore centrale a Udine: le sorelle più grandi riempirono in parte quel vuoto.

Qualche fratello andò a lavorare all’estero, come Ettore; anche Fiorello è mancato. Vittorino è in pensione, sempre a Mortegliano, dopo aver fatto l’impresario edile. Un fratello morì in guerra, un altro per incidente.

Renata, sposata con Fernando, aveva fatto la quinta elementare, ma desiderava continuare gli studi. Recuperate le medie con un corso, si è iscritta poi all’istituto magistrale Percoto frequentando le lezioni, lei ormai cinquantenne fra le studentesse ragazzine, e ha preso il diploma.

Ma non si è fermata: si è laureata con 107/110 nella facoltà di Conservazione dei beni culturali, a Udine, con una tesi di ricerca storica sulla Grande guerra, svolta anche con ricerche negli archivi parrocchiali e dedicata al padre Giovanni, cavaliere di Vittorio Veneto, che aveva militato fra gli Arditi. In commissione, la professoressa Palumbo e il professor Sereni.

Nel frattempo Renata ha anche badato ai suoceri e cresciuto il figlio, Giampaolo (residente a Codroipo, lavora in Confartigianato), cominciando a seguire l’adorata nipotina, ma la salute a questo punto ha cominciato a venire meno, con le cure in casa e poi all’ospizio. Dove il marito andava a trovarla due volte al giorno, seguendo anche Maria, finché il diffondersi del virus non ha bloccato le visite.

«Dispiace non averle potute vedere più – dice Fernando –, ma devo dare atto alla struttura e al sindaco Roberto Zuliani di averci informati puntualmente e di esserci stati vicini: siamo grati a tutti per l’impegno profuso e per l’umanità con cui ci hanno accompagnati».

Il dottor Tirelli ha della moglie un ricordo tenerissimo dei 55 anni di vita insieme: «Il mio matrimonio è stato un dono e con Renata ho passato una vita splendida: lei era delicata, precisa, generosa».

Anche Giampaolo la ricorda con rimpianto, per essere stata una madre disponibile e affettuosa e per averlo sostenuto e seguito negli studi; lui ha frequentato pure il conservatorio musicale, guidato alla passione per la musica dal compianto maestro Savino Duca, a Pozzuolo.

Del resto in famiglia c’era l’esempio della zia Maria, che aveva studiato al conservatorio di Milano e nella capitale lombarda era rimasta per collaborare con alcune formazioni musicali. Ma era esperta anche nel massaggio estetico e aveva lavorato nel settore alberghiero; veniva ogni anno a salutare i parenti e il paese.

Non era sposata. Erminia, che è del ‘29, invece era andata sposa a Gino Tirelli, con cui aveva condiviso la conduzione del negozio di abbigliamento di fronte al duomo, impegno passato poi al figlio Paolo. Una vita nel commercio anche per Lidia, ora 83enne, che insieme al marito Antonio Maddalena ha fondato una dinastia di pescivendoli lei pure.

Nella famiglia Nadalini, dunque, c’è una parte importante della storia di Mortegliano. —


 

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