Calcio in emergenza: macchè stipendi tagliati, arriva un'altra fumata nera

Niente accordo Lega calcio-Assocalciatori, in Premier sforbiciata del 30% in vista e sulla possibile ripresa c'è una frenata: «Dipenderà dalle decisioni del Governo»

UDINE. Non sono bastate due ore di conference call per sbrogliare la matassa nel corso dell'assemblea di Lega tenutasi ieri, nella quale si sarebbe dovuti arrivare a una decisione sui temi caldi del calcio italiano, le date di ripartenza del campionato e il taglio stipendi. Eppure i presupposti c'erano tutti, specie dopo l'incoraggiamento arrivato a metà settimana dalla Uefa, che rincarando la dose proprio ieri a suon di ventilate "scomuniche" dalle prossime coppe, ha invitato le singole federazioni a concludere la stagione in un modo o nell'altro.

Da quell'orecchio però ieri la serie A non ci ha ancora voluto sentire e, di fatto, ha preso ancora tempo, scegliendo di allinearsi più alle direttive governative piuttosto che a quelle del massimo organismo istituzionale del calcio europeo, come si è evinto dalla nota ufficiale rilasciata in serata. In sostanza, la ripresa del campionato sarà presa solo «quando le condizioni sanitarie lo permetteranno, attenendosi ai decreti del Governo e tenendo in primaria considerazione la tutela della salute degli atleti e di tutte le persone coinvolte.

Nell'affrontare i diversi scenari, che restano incerti, - spiega la nota - la Lega serie A, con la partecipazione dei rappresentanti delle società proseguirà tramite i tavoli di lavoro già costituiti ad analizzare l'impatto e le conseguenze del Covid-19 a livello medico, economico, normativo, sportivo e di risk assessment per i Club e la stessa Lega».

Nota affatto marginale, che segue a ruota la posizione attendista presa ieri in Inghilterra. «Il campionato non riprenderà all'inizio di maggio e la stagione 2019-20 si chiuderà solo quando sarà sicuro e appropriato farlo», hanno fatto sapere in un comunicato i 20 club della Premier League al termine della riunione per rispondere all'emergenza coronavirus.

Dove Italia e Inghilterra sono invece lontane è la questione legata al taglio stipendi, là dove è invece proseguito il braccio di ferro tra la Lega e Assocalciatori, sempre divise e ancora lontane da un accordo collettivo congiunto, dal momento che la Lega non si smuove dalle quattro mensilità di sospensione richieste, a fronte del singolo mese di congelo proposto dall'Aic.

La forbice è ancora è larga e il tema sarà inevitabile fonte di discussione prossimamente, vista l'intenzione da ambo le parti di proseguire nel dialogo. Il tutto, mentre proprio ieri i club sempre della Premier League inglese hanno concordato all'unanimità di consultare i loro giocatori in merito a una combinazione di riduzioni condizionate e rinvii pari al 30% della retribuzione annua totale.

Una linea che sarà comunque sottoposta costantemente alla revisione in base al variare delle circostanze, e quindi di una possibile ripresa sulla quale stanno lavorando anche in Inghilterra. Tornando a casa nostra, ieri il presidente del Coni Giovanni Malagò ha detto la sua sulla ripresa: «Giocare il 20 Maggio? Sì, ma c'è una premessa da fare: Borrelli è il capo della Protezione Civile, io invece sono un dirigente sportivo e la ripresa deve essere confermata da Borrelli, ma il problema non è solo la partita. La mia posizione è che non impedirei mai ad una Lega, nel rispetto assoluto delle regole, di completare una stagione. I giocatori devono essere certi che tra di loro non ci sia nessun positivo e quindi tutti gli atleti devono avere dei tamponi e ciò creerebbe malcontento popolare».

Da parte sua, il presidente Aic Damiano Tommasi è per la ripartenza: «La voglia e la speranza dei calciatori è quella di poter tornare ad allenarsi e a giocare» e poi ha difeso la serie C, che dopo l'assemblea di Lega Pro di ieri rischia di non riprendere più la stagione. «Più della metà dei giocatori di Lega Pro, senza dimenticare la Serie D, con lo stipendio paga l'affitto o i mutui e mantiene la famiglia. Non sono le cifre che uno immagina».

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