Nel santuario dei frati contagiati tra pasti e preghiere in solitudine

Guarito il rettore di Castelmonte: «Giorni difficili». Restano positivi al coronavirus otto religiosi su dieci

Lucia Aviani / PREPOTTO

Il contagio non ha risparmiato che uno dei 10 frati Cappuccini insediati al santuario mariano di Castelmonte, luogo della fede abitualmente affollatissimo e da un mese a questa parte, invece, blindato. Il primo a contrarre il coronavirus era stato il padre rettore, Gianantonio Campagnolo, che proprio ieri è uscito ufficialmente e definitivamente dal tunnel del coronavirus, con l’esito negativo del secondo tampone. Al santuario, quindi, restano malati otto religiosi su dieci.


Dopo di lui si erano ammalati, inesorabilmente – nonostante fosse subito stata adottata ogni precauzione utile –, tutti i confratelli tranne uno, appunto, per il quale era scattata la quarantena a titolo precauzionale. E unico è pure il ricovero resosi necessario: in ospedale, fortunatamente in condizioni non gravi, si trova un frate di 77 anni, già sfebbrato e in attesa delle dimissioni. Più lieve è stato il percorso per alcuni Cappuccini rivelatisi positivi al Covid-19 ma privi di sintomatologia: fra di loro il più anziano della comunità religiosa, che di anni ne ha ben 93.

Ormai tutti stanno meglio, ma continuano a vivere “in ritiro”: la sola eccezione è il momento dei pasti, sprazzo di ritrovata socialità, pur con rigoroso utilizzo della mascherina e rispetto delle distanze interpersonali. Dei tre dipendenti del santuario, invece, nessuno ha contratto il virus: hanno lasciato Castelmonte il 10 marzo e da allora «qui siamo rimasti solo noi», commenta padre Campagnolo. «Da settimane viviamo completamente isolati dal mondo esterno – testimonia –, e fino a pochi giorni fa anche fra di noi, lontani l’uno dall’altro. Ognuno sta nella propria stanza, dedicandosi alla preghiera in solitaria: per quella comune è ancora presto. Il periodo non è stato facile. Per quanto mi riguarda i giorni trascorsi dalla scoperta della positività al Covid-19 al secondo tampone sono stati ben 32. Per i miei confratelli la data del nuovo test porta a metà aprile. Quando mi sono ammalato sentivo dire “Ma proprio al rettore doveva capitare?”, mentre alla fine si è rivelato un bene, perché nel momento in cui ho recuperato le forze erano a letto gli altri, in contemporanea, e non ci sarebbe stato chi potesse accudirli».

A cominciare dalla preparazione dei pasti, di cui si occupa proprio padre Gianantonio, che fino a poco tempo fa faceva la spola fra la cucina e le camere dei malati, al “confino” per evitare contatti.

«Non è stato un mese semplice», conferma il rettore, che non appena è stato in grado di reggersi in piedi si è fatto carico di tutte le mansioni della quotidianità, inevitabilmente appesantite dalla difficile situazione, dalle misure conseguenti, dai timori. Ma «adesso, finalmente – conclude il rettore Campagnolo –, la disavventura è quasi alle spalle. Quanto meno quassù». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Prostituzione e violenze sessuali, sgominata a Bologna banda che reclutava giovani ragazze albanesi

Gallinella su purea di zucca, patate croccanti e cavolo riccio

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi