L'ex imprenditore, l'agricoltore, la commerciante e la titolare di una pizzeria: ecco chi sono le ultime vittime friulane

Da sinistra: Franco Bellomo, Eugenio Crozzoli e Anna Maria Matteotti

Il Friuli occidentale piange altre vittime uccise dal coronavirus tra Pasqua e Pasquetta. Salgono a sette i deceduti residenti nella casa di riposo di Castions di Zoppola: due ospiti sono morti a dodici ore di distanza ed entrambi erano originari di Pravisdomini

Il Friuli occidentale piange altre vittime uccise dal coronavirus tra Pasqua e Pasquetta. Salgono a sette i deceduti residenti nella casa di riposo di Castions di Zoppola: due ospiti sono morti a dodici ore di distanza ed entrambi erano originari di Pravisdomini.




 

La sesta vittima



La sera di Pasqua, alle 21.30, si è spento all’ospedale di Pordenone Eugenio Crozzoli, classe 1928. «Papà – ricorda il figlio Dionisio – aveva altre patologie». Il primo aprile si era sottoposto per la prima volta a tampone ed era risultato negativo; sette giorni dopo ancora.


«Sabato mattina scorso è stato ricoverato in ospedale, in medicina, per febbre e difficoltà respiratoria. Risultato positivo è stato messo in isolamento».



Eugenio Crozzoli aveva una piccola impresa edile a Pravisdomini, dove aveva sempre vissuto: «Di una cosa posso vantarmi: del suo esempio di onestà».


Eugenio Crozzoli era entrato nella casa di riposo nel 2015 con la moglie Elda Sacilotto, venuta a mancare a giugno 2019. Oltre a Dionisio, l’anziano lascia la figlia Marisa.

 

La settima vittima

 


Il giorno di Pasquetta, all’ospedale di Pordenone, è morto il secondo ospite, Franco Bellomo, “Lalo”, 82 anni. A Zoppola si era trasferito nel 1961 come mezzadro per i conti Panciera; nel 1975 venne assunto dall’omonima azienda agricola sino alla pensione.
 




Era sposato con Ivana Battistuzzi, venuta a mancare nel 2011. «Papà ha sofferto molto per la sua scomparsa e per quella di nostro fratello Walter, a 42 anni», ricorda Massimo, gestore dell’area di servizio di Cusano. «Papà aveva altre patologie in corso». Da gennaio 2019 era ospite della struttura di Castions.


«Eravamo abbastanza tranquilli in quanto al primo tampone era risultato negativo. Era accolto al primo piano, quello privo di casi. Martedì scorso il secondo test, positivo, anche se stava abbastanza bene. Venerdì notte è arrivato un improvviso peggioramento». Trasferito subito in ospedale, si è spento lunedì 13 nel reparto Covid-19. Lascia i figli Stefano, Ermes, Natasha e Massimo.



La Fondazione Micoli Toscano, proprietaria della residenza, ha fatto sapere che due ospiti ricoverati in ospedale sono stati dichiarati guariti, un altro e una infermiera sono risultati negativi al tampone. I 24 ospiti in struttura positivi «sono stazionari»; 17 si trovano in ospedale, altri due «per altre patologie». Sono state sanificate le stanze e tutti i positivi ora si trovano nel reparto Venere Covid-19. Restano nove i dipendenti positivi.

 

San Vito al Tagliamento

 

Si era ripresa, tanto che da Udine era stata trasferita a Palmanova, ma venerdì santo ha avuto un peggioramento e a Pasqua è spirata.


San Vito al Tagliamento dà l’addio alla sua seconda vittima per il Coronavitus: Anna Maria Matteotti, 82 anni, ex commerciante e sorella di Adriano, presidente dell’associazione famiglie diabetici del sanvitese. È ammalata di Covid-19 anche la madre, Domenica Babuin, 102 anni, ricoverata alla Rsa, che attende l’esito dell’ultimo tampone per essere dimessa.



Anna Maria Matteotti a inizio marzo aveva manifestato i primi sintomi del virus. A metà mese era stata prelevata in ambulanza dalla sua abitazione di via Stazione e trasportata all’ospedale di Udine. «È stata intubata – ha raccontato il fratello Adriano – per 15 giorni. Poi ci hanno comunicato che era migliorata, tanto che ne hanno deciso il trasferimento all’ospedale di Palmanova. Una settimana fa ci hanno assicurato che stava sempre meglio».



Venerdì, però, nel corso di un esame la donna ha avuto un malore e non si è più ripresa. Fino a al decesso, a Pasqua. Anna Maria Matteotti era vedova di Fiorello Feola da molti anni. Non aveva figli. «Aveva ricevuto una trasfusione infetta – ha proseguito il fratello – e riceveva l’indennizzo previsto dalla legge».


Aveva gestito per anni, con Adriano, il negozio “Casa letto arredo” in via Amalteo a San Vito e viveva con la madre. Quest’ultima, dopo la scoperta del contagio, è stata prima ricoverata all’ospedale di Pordenone e poi trasferita alla Rsa di San Vito.



«Per lei – ha concluso Adriano Matteotti – stiamo attendendo l’esito del tampone, previsto per martedì 14. Se sarà negativo potrà tornare a casa». Dove le dovranno comunicare la notizia che la figlia Anna Maria, con cui condivideva le sue giornate, purtroppo non c’è più.

 

Aviano

 

«Purtroppo nel giorno di Pasqua è mancata una nostra concittadina già positiva al coronavirus. È la seconda vittima avianese di questa pandemia che non mostra segni di cedimento».


Così il giorno di Pasquetta, il sindaco Ilario De Marco ha aperto il suo annuncio sulla situazione ad Aviano della pandemia da Covid-19, che vede anche 12 positivi, 21 in quarantena e due guariti.


Proprio nel giorno di Pasqua la comunità ha pianto Franca Sartor, 83 anni di Giais, strada per Cortina. Il figlio Pierluigi sostiene che la mamma, sofferente di patologie pregresse, pur non accusando i sintomi tipici del coronavirus, alla metà di marzo era stata ricoverata all’ospedale Santa Maria Degli Angeli di Pordenone.


«Trattenuta nel nosocomio per meno di una settimana – afferma il figlio –, Franca era stata dimessa. Ha vissuto con noi – continua il figlio – gestendo i suoi malanni, legati a malattie croniche e all’età, fino a sabato sera, quando si è sentita male durante la cena. Abbiamo subito chiamato – conclude il figlio Pierluigi – i medici del 118. Intervenuti tempestivamente, hanno constatato che Franca si è spenta per cause naturali durante il suo isolamento domiciliare».



Tanti, con quello del sindaco, sui siti web di Aviano i messaggi di cordoglio alla famiglia, particolarmente conosciuta, soprattutto a Giais. Nella frazione, Franca Sartor, assieme al marito Giorgio Boschian, fino all’inizio degli anni Duemila aveva gestito prima il bar nella piazzetta del borgo di “Cortina”, oggi Bar Barbablù, e, in seguito, la pizzeria “Al Castagno” nella propria abitazione, al pian terreno, di una della prime case di Giais, terminata la salita della “Strada per Cortina”.


Generazioni di clienti, ancora oggi che la pizzeria “Al Castagno” è stata chiusa da anni e il bar di Cortina ha cambiato gestione, ricordano, con piacere, la cortesia e affabilità di Franca Sartor, come del marito Giorgio Boschian, particolarmente conosciuto anche quale cantore nel coro locale della parrocchia di Santa Maria Maggiore. Non è ancora stata stabilita la data delle esequie di Franca Sartor che si svolgeranno in forma strettamente privata, come dispongono le normative vigenti.