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Electrolux, Automotive e Fincantieri: ecco le aziende che riapriranno in Fvg fra test, nuovi turni e distanze da rispettare

Siglato l’accordo sulla sicurezza. Al via la filiera dell’elettrodomestico e non solo

 

 

Electrolux

 

Porcia fa da apripista alla ripartenza delle attività produttive di Electrolux in Italia, e raggiunge un’intesa con le organizzazioni sindacali, che è il presupposto - previsto peraltro dall’autorizzazione rilasciata dalla prefettura - alla riapertura che scatterà lunedì (sia pure non a pieno regime).


L’accordo, siglato con Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, viene definito un «must» anche dal segretario Fiom di Pordenone e Fvg, che resta invece critico sull’opportunità «di riavviare la produzione di lavatrici, che non rientrano nella categoria delle attività “essenziali”».

 

 

L’intesa entra nei dettagli per quel che riguarda la sicurezza dei lavorati, recepisce e integra il protocollo del 14 marzo, e va anche oltre. In più «test virologici su base volontaria, nonché l’utilizzo di una App che possa aiutare i dipendenti. Electrolux prenderà infatti parte a un progetto di ricerca, coordinato da Paolo Gasparini, dell’Irccs Burlo Garofolo di Trieste - spiega il coordinatore nazionale Uilm, Gianluca Ficco -, che prevede la somministrazione contemporanea su base volontaria di Test rapidi da siero/sangue per la ricerca di anticorpi IgG/IgM specifici per Sars Cov2 e di Test molecolare da swab oro/naso faringei per l'identificazione di Rna virale.


Si tratta di un progetto sperimentale che prevederà una collaborazione con i medici competenti per ogni stabilimento. Quanto poi alla App - ancora Ficco -, sarà utile per calcolare l’indice di rischio al contagio del singolo dipendente che su base volontaria decide di aderivi, calcolato sulla base degli spostamenti».

Soddisfazione per l’accordo raggiunto viene espressa da Ruben Campagner, direttore delle relazioni industriali di Electrolux Italia -. E’ stato un lavoro congiunto con le rappresentanze sindacali che ci ha portato a introdurre degli elementi innovativi e sperimentali, con l’obiettivo di massimizzare le condizioni di sicurezza.

 

 

Quella che stiamo vivendo è una situazione senza precedenti, dobbiamo affrontarla con la consapevolezza che, con la responsabilità e l’impegno di tutti, lavoro e sicurezza possono coesistere anche in questo periodo di emergenza».


«Sulle questioni di merito Electrolux è un esempio - dichiara Maurizio Marcon, segretario Fiom Fvg -, il protocollo definito che offre a ogni stabilimento la possibilità di venire applicato in modo specifico per ogni singola realtà, è un must dal punto di vista delle regole.


Ma non condivido il fatto che un’azienda che produce lavatrici debba ripartire prima del tempo, come peraltro ha fatto la Danieli. Credo sia legittimo chiedersi se in questo momento, in cui la parola d’ordine è “restare a casa”, si possa allo stesso tempo mandare la gente in fabbrica a produrre beni non essenziali». In questo Paese «ci sono aziende che pare possano fare quel che vogliono mettendo in difficoltà altre.

 

 

Quando Whirlpool apre, è chiaro che spinge Electrolux a fare altrettanto - ancora Marcon -, per non parlare poi della concorrenza, non sempre leale, di altri Paesi europei. Credo che per fermare l’epidemia si debbano fermare le attività; è chiaro che ci decide altrimenti se ne assume la responsabilità».

La ripartenza dello stabilimento di Porcia porterà con sé il riavvio della filiera dell’elettrodomestico, a partire da Nidec, che dovrà estendere la propria operatività dalla prossima settimana. Anche Zml, Gruppo Cividale, che aveva mantenuto in funzione le linee legate all’energia, si porrà il problema di incrementare la produzione, così come la Rosa service (gomma-plastica).

Tra le altre aziende che hanno riavviato i motori c’è la Modine di Pocenia, oggi al 60% e che punta ad arrivare al 90% la prossima settimana, specializzata nella produzione di scambiatori di calore per la refrigerazione industriale. In provincia di Udine in ripartenza - sia pure lenta - Danieli officine meccaniche e Danieli Automotive, ma anche Abs e dove è in corso il confronto con i sindacati sul protocollo in tema di sicurezza rispetto all’emergenza Covid 19.

 

 

Automotive

 

Dopo oltre un mese di chiusura, il più grande stabilimento produttivo della Carnia si prepara a ripartire. Tutto è pronto in Automotive Lighting, a Tolmezzo, per la ripresa dopo il lungo lockdown. Il protocollo contenente le misure di protezione del personale è stato ratificato ieri dai vertici aziendali assieme ai delegati Rsu, ma Automotive – azienda produttrice di fanaleria per i principali marchi auto tedeschi oltre che per Fca – non intende spendersi, come invece sta accadendo in altre aziende, per una ripresa anticipata.


«A oggi il giorno della ripartenza è quello fissato dal Governo per il prossimo 4 maggio – precisa il referente di Fim Cisl per l’Alto Friuli, Fabiano Venuti – e quello resterà, salvo diverse indicazioni che dovessero arrivare nei prossimi giorni dall’esecutivo. L’azienda non intende chiedere deroghe per ripartire, si atterrà alle decisioni nazionali». Dopo un esordio delle relazioni sindacali incandescente, che aveva portato le parti sociali a proclamare 5 giorni di sciopero ritenendo insufficienti le misure di sicurezza messe in atto dall’azienda a garanzia della salute dei quasi mille dipendenti in forze a Tolmezzo, le acque si sono rasserenate. Subito dopo l’annuncio della protesta, l’azienda aveva deciso di chiudere.

 


 

Era il 14 marzo e da allora la produzione non è più ripresa. L’impresa, parte del gruppo Marelli, ha attivato la cassa integrazione per Covid-19 al fine di garantire un reddito ai propri dipendenti, ben 980 persone costrette dall’epidemia a restare a casa.


«Grazie alla proficua collaborazione con le organizzazioni sindacali a livello locale e nazionale, siamo stati in grado di definire assieme le migliori soluzioni possibili per la tutela dei lavoratori e per ripartire prontamente, non appena il Governo darà il via libera alla ripresa delle attività in Italia – dichiara Ermanno Ferrari, presidente di Marelli Europe –. La salute e il benessere dei dipendenti costituiscono un valore assoluto per l’azienda e sono la condizione necessaria e imprescindibile per abilitare qualsiasi ripresa operativa e garantire – conclude il manager – la continuità del business a servizio e supporto dei nostri clienti».


Il protocollo ratificato ieri definisce un complesso numero di misure da mettere in atto. A partire dalle operazioni di sanificazione di tutti gli ambienti di lavoro che verranno ripetute a più riprese assieme a rinforzati cicli di pulizia quotidiani. Il documento definisce una precisa procedura di gestione degli accessi.


A partire dalla misurazione della temperatura in entrata per tutti i dipendenti e anche per gli utenti esterni autorizzati ad accedere nei siti dell’azienda. Liquidi igienizzanti, guanti e mascherine la faranno da padroni per arrivare, nei casi laddove non fosse possibile osservare il metro di distanza – indicazione valida in tutti i luoghi comuni –, ad utilizzare anche occhiali protettivi se non tute integrali.

 

 


I turni e i servizi relativi alle mense aziendali sono stati riorganizzati prevedendo una diminuzione del flusso di persone presenti nello stesso momento all’interno di questi spazi, ma anche distanziando le sedute e garantendo un utilizzo sicuro di posate e condimenti. Negli uffici si proseguirà, laddove possibile, con il lavoro agile, mentre in produzione l’organizzazione dei processi è stata modificata al fine di assicurare il rispetto della distanza di sicurezza fra gli operatori.



«All’atto di riapertura i dipendenti saranno coinvolti in un momento formativo sull’uso dei Dpi», fa sapere Venuti che a proposito del protocollo precisa: «È un risultato importante perché fa sì che il lavoratore, tornando all’interno dello stabilimento, si senta protetto. Ma va considerato come un documento vivo, che sarà possibile modificare nel prossimo futuro alla luce delle nuove indicazioni che dovessero venire dalle istituzioni, penso all’uso dei test sierologici piuttosto che alla App per la tracciatura delle persone. Siamo pronti a intervenire non appena ce ne sarà bisogno».


Altrettanto a ripartire, come detto però secondo indicazioni, senza strappi. «Se non ci saranno novità Automotive riprenderà a lavorare dal 4 maggio, anche se ritengo che ai clienti non dispiacerebbe affatto se il gruppo Marelli decidesse di riprendere a lavorare prima. Volkswagen – con conclude il cislino – lo farà già il 27 aprile ed è uno dei marchi tedeschi che per lo stabilimento tolmezzino valgono ben il settanta per cento del portafoglio».

 

Fincantieri

 

Graduale e per step il riavvio di Fincantieri che da lunedì riaprirà i cancelli del cantiere di Monfalcone, il più grande del Gruppo. La ripresa sarà graduale, con l’ingresso di circa 700 persone, ovvero un decimo della forza lavoro presente abitualmente nello stabilimento, grazie alle misure di sicurezza che l’azienda ha messo a punto in queste settimane di chiusura.

 

 

Si va dal controllo della temperatura corporea agli ingressi contingentati e su più turni, fino alla continuazione dello smart working dove possibile. Successivamente, a partire dal 27 aprile e fino al 3 maggio proseguirà progressivamente il rientro dei lavoratori con un incremento di un ulteriore 5% degli occupati.


Entro fino maggio l’Azienda prevede il ritorno alla normalità e alla piena occupazione. Ieri Fincantieri e i sindacati Fim, Fiom e Uilm nazionali hanno siglato un accordo con cui viene prorogato il ricorso alla cassa integrazione, con la causale “emergenza Covid-19” fino al 3 maggio data indicata dal vigente Dpcm. Si ricorda che gli stabilimenti del Gruppo sono chiusi dal 16 marzo scorso.


Ovviamente la cassa verrà utilizzata solo per la quota residua degli addetti che non sono chiamati a riprendere il lavoro. Ancora indefinito l’impatto che l’epidemia avrà sul Gruppo, che oltre alla parte di attività legata alla difesa (con le navi destinate alla Marina, e non solo italiana) è uno dei primi costruttori mondiali di navi da crociera. E se è vero che gli ordini in portafoglio danno una visibilità di qualche anno, non è dato sapere quanto il nuovo coronavirus impatterà proprio sull’attività core di Fincantieri.

 

 

Salute e regole

 

Le aziende non sono ospedali, non hanno bisogno di fare diagnosi e curare, ma, per etica morale e per legge, devono garantire la sicurezza dei propri collaboratori». Questa la premessa di Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine, che pone il problema di “come” garantire la sicurezza dei lavoratori in questo periodo di emergenza coronavirus.


Sapendo che il tampone Covid (test molecolare) è oggi l’unico test diagnostico attendibile ma i reagenti necessari non sono oggi disponibili in misura sufficiente per essere effettuati sugli asintomatici. L’alternativa sono i test sierologici «che non hanno l’obiettivo e la pretesa di fare diagnosi, bensì quello di individuare la presenza di soggetti Igm+ (ovvero con infezione covid in corso).

 

 

Solo mappando periodicamente gli Igm e, successivamente, isolando quelli positivi, l’azienda potrà rispondere alla normativa in essere, che – è bene ricordarlo – prevede una responsabilità civile e penale in capo alla stessa azienda in caso di contagio di un lavoratore», che diventerebbe pari ad un incidente sul lavoro, «senza voler peraltro entrare nel merito del concetto del nesso di causalità, che comunque non eviterebbe il contenzioso».
Da qui l’appello della presidente.


«Abbiamo urgente bisogno di direttive chiare e basate su presupposti scientifici riguardo alla periodicità con la quale vanno effettuati questi monitoraggi e possibilmente anche di chiare indicazioni riguardo ai test sierologici ufficiali, bloccando i prezzi degli stessi per evitare speculazioni. Mi auguro non accada che, identificando una casa farmaceutica piuttosto di un’altra, finiamo per ritrovaci nella solita giostra della indisponibilità dei test sul mercato. In assenza di rapide linee guida su questi aspetti che ho evidenziato, confido che sia permesso alle imprese di utilizzare ogni sforzo per salvaguardare la sicurezza dei propri collaboratori». ù

 

 

«Chiediamo quindi alla Regione – conclude Mareschi Danieli – di farsi portatrice di questa vitale necessità delle nostre imprese presso il Governo. Abbiamo bisogno di risposte immediate. D’ora in poi lo diremo tutti i giorni fin