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Il coronavirus è una brutta bestia: è giusto restare a casa ma si continua a perdere tempo (dando i numeri)

Tanti gli striscioni sui balconi degli italiani in questi giorni di quarantena con l'hashtag #iorestoacasa

Credo che molto di questo tempo è andato sprecato. Quando è cominciata tutta questa vicenda mi sono detto: speriamo che la politica lasci il pallino in mano alla scienza. A chi sa. Forse mi sbagliavo. Ne abbiamo sentite di tutti i colori, a cominciare dai virologi: ognuno ha la sua teoria.

È giusto stare a casa: il Covid-19 è una brutta bestia. Ma non dite che serve a sconfiggerlo. In realtà prendiamo tempo. A questo punto, però, credo che molto di questo tempo è andato sprecato. Quando è cominciata tutta questa vicenda mi sono detto: speriamo che la politica lasci il pallino in mano alla scienza. A chi sa. Forse mi sbagliavo. Ne abbiamo sentite di tutti i colori, a cominciare dai virologi: ognuno ha la sua teoria.

Poi ci sono i tentativi di cure: alcuni ospedali vanno di ozono, altri di Tocilizumab, un farmaco per l’artrite, chi di Invermectin o di Angiotensina II. C’è chi annuncia il vaccino entro settembre grazie a una alleanza italo-britannica e subito dopo un altro ribadisce l’impossibilità di averlo in così breve tempo. Ma niente paura: c’è l’Eparina.

Vogliamo parlare delle mascherine? Non servono, anzì sì. Se non le trovate, va bene anche la sciarpa. Il virus vola per un metro, anzi no fino a nove. Esattamente per un metro e 82 centimetri, ma facciamo un metro. Attenti che si attacca alle scarpe, anzi no. E i guanti? Fai la spesa con i guanti poi tiri fuori la pasta dalla dispensa senza: sei contagiato? No, nel frattempo il Covid è morto. Sì: il virus resiste dieci giorni, ma dipende dalle superfici.

È vero, non c’è vaccino e si va per tentativi, ma c’è troppa confusione! Troppa approssimazione che stride sia con i sacrifici di vite umane, comprese quelle di medici e infermieri, sia con i nostri rinchiusi in casa, molti senza lavorare. Molti con il rischio di non avere più un lavoro.

C’è un aspetto, poi, ancor più inquietante e preoccupante: l’inutile valanga di numeri che ci travolge ogni santo giorno da sessanta giorni a questa parte. I “contagiati” non sono i contagiati. È assodato che in Italia sono almeno dieci volte di più di quello che ci viene comunicato ufficialmente.

I “morti” non sono quelli dichiarati. Quante sono le persone decedute avendo contratto il coronavirus che non sono mai state testate e quindi non rientrano nei casi ufficiali? E quanti dei morti di coronavirus sarebbero morti lo stesso con un’influenza qualsiasi.

Poi c’è il valzer dei “tamponi”: 100 tamponi non vogliono dire 100 persone controllate. Anzi. Alcuni l’hanno dovuto fare più e più volte. E poi un giorno se ne fanno mille il giorno dopo 10 mila, poi sei, quattro, uno... Ma che veridicità possono avere le statistiche in questo modo?

Sono numeri inutili, soprattutto adesso che si parla di ricominciare. La ripresa delle attività economiche è strettamente legata a una mappatura che nessuno ha fatto. Perchè non si è pensato subito di fare uno screening in diverse parti del Paese che non siano Codogno o Milano. In Friuli, per esempio. Ogni 1.000 abitanti quanti sono i portatori sani?

Quanti l’hanno superato senza accorgersene? Quanti non sono mai stati contagiati? E poi: chi sono i contagiati. A parte i nonni e i dipendenti delle case di riposo, chi sono gli altri: medici? Quelli che vanno a correre? Commessi di market? Numeri e informazioni, questi sì, che ci aiuterebbero a capire, a riorganizzare la seconda fase.

Il coronavirus è una brutta bestia e io resto a casa, ma non ho capito che partita stiamo giocando e dove ci porterà.

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