Orfane di Vinitaly le cantine in Friuli resistono online e con i supermercati

Oggi si sarebbe dovuta inaugurare la maxi-fiera di Verona. Era prevista la partecipazione di circa 180 aziende regionali

UDINE. Taglio del nastro, brindisi con la Ribolla, passerella dei politici, qualche Vip dello spettacolo, vecchie glorie dello sport, ma soprattutto migliaia e migliaia di persone pronte a degustare novità e grandi annate.

Oggi, 19 aprile, sarebbe stata la grande giornata inaugurale di Vinitaly, una delle manifestazioni di settore più importanti e frequentate del mondo, dove il Friuli Venezia Giulia sarebbe stato presente in forze, con circa 180 aziende, tra le 110 della collettiva Ersa e le altre 60, 70 che avrebbero partecipato con stand propri.

Invece tutto è rimasto sulla carta, visto che lo tsunami coronavirus, oltre a causare lutti e disastri in tutto il mondo, ha imposto prima il rinvio (a giugno) e poi la definitiva cancellazione della kermesse. Appuntamento rinviato all’aprile del 2021, come ha confermato il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani: «Vinitaly continuerà come lo abbiamo conosciuto fino a oggi, non lasciamo spazio agli altri e nessuno ce lo ruberà».


Intanto le cantine, che sono centinaia, orfane della promozione assicurata dalla fiera (in 4 giorni le visite agli spazi del Fvg sono decine di migliaia) provano a resistere, a sopravvivere, a far continuare il business tra mille difficoltà.

Il vino, nel 2019, aveva chiuso con i risultati migliori di sempre per quanto riguarda l’export, che aveva raggiunto 130 milioni di euro (più 9,2% rispetto all’anno precedente) al netto del traino di Prosecco e Pinot grigio che, per gran parte imbottigliati in Veneto, fanno decollare le vendite all’estero della vicina regione e non quelle friulane. Cifra, quella dei 130 milioni, praticamente impossibile da confermare quest’anno, vista l’attuale paralisi, o comunque il forte rallentamento, dei mercati un po’ in tutto il pianeta. I vignaioli però provano a cercare nuove strade.

«Le aziende si stanno attrezzando - racconta Roberto Felluga, uno dei più noti produttori del Collio - con le vendite online e le consegne a domicilio, che hanno avuto un forte impulso. Un sito specializzato, che propone anche bianchi e rossi friulani, nel mese di marzo, ha realizzato un fatturato pari a quello dell’intero 2019. Sappiamo che anche le enoteche si stanno preparando per mettere online le loro proposte, da questo punto di vista c’è fermento e spirito di iniziativa.

Tengono bene, inoltre, le vendite nel circuito della Gdo (Grande distribuzione organizzata), dove i consumatori possono trovare ampia varietà di scelta». Ma le note dolenti, ovviamente, non mancano. «Purtroppo è completamente azzerato - aggiunge Felluga - il canale Horeca, ristoranti, alberghi e bar, che rappresenta una fetta importante per la nostra distribuzione. È evidente quindi che nel 2020 non potremo fare gli stessi ricavi del passato, ci sarà un segno negativo rilevante.

C’è da capire quando i ristoranti e i locali pubblici ripartiranno. Una o due settimane fa c’era comunque più pessimismo: ieri ho parlato con un albergatore di Jesolo che non era intenzionato a fare la stagione, ma invece adesso ha cambiato idea e pensa che a metà giugno sarà pronto. Sono piccoli segnali, che però ci lasciano ben sperare. Noi, come produttori della collina, in ogni caso non abbiamo paura a lasciare qualche mese in più il vino in cantina, perchè sappiamo che le nostre bottiglie resistono bene nel tempo.

Se il blocco del mercato si protrae, naturalmente, potrebbero sorgere problemi gravi. Penso che le aziende potrebbero aver bisogno di finanziamenti a fondo perduto. Per l’export da vedere come si comporterà il mercato americano, che per noi è fondamentale. Infine ci potrebbe essere la necessità di abbassare le rese nei disciplinari, per evitare una sovraproduzione». In vigna, tra Colli orientali e Collio, le cose al momento promettono bene: germogliamento e aspetto sanitario sono ottimi.

Unico neo, all’orizzonte, il perdurare della siccità che potrebbe mettere in stress idrico le piante più giovani. Prende piede, come detto, il commercio online. Tra chi fa vendite digitali, c’è pure Monviert, l’azienda di Spessa che da aprile ha scelto di investire nella rete, sfruttandone dinamiche e opportunità, con l’apertura del suo primo e-shop. I vini Monviert si possono ordinare comodamente da casa, con un click, e vengono consegnati a domicilio.

Infine il presidente di Coldiretti, Michele Pavan, vignaiolo di Prepotto, auspica «l’apertura di una campagna di distillazione volontaria per eliminare dalle cantine 3 milioni di ettolitri di vini generici, con il produttore che dovrebbe incassare 3 euro per grado ettolitro dei quali 50% di aiuto pubblico e 50% pagato dalle distillerie che in questo periodo hanno forte richiesta di alcool industriale per usi sanitari».

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