Coronavirus e 5G, l'Arpa: "Nessuna relazione". Quattro ripetitori installati, più di cento richieste: ecco dove i gestori intendono piazzare le antenne di ultima generazione

L'agenzia regionale rilancia le conclusioni dell'Istituto di sanità, ma i comitati non ci stanno. Dopo Lauco e Caneva anche Pontebba dice no all'installazione dei ripetitori

UDINE. L’emergenza legata al coronavirus ha fatto crescere la fame di connessioni veloci. La necessità di ricorrere allo smart working si è unita alla richiesta di banda per la didattica a distanza degli studenti. Senza calcolare i giga consumati nel tanto tempo libero da passare a casa, tra film in streaming e social network.
Nonostante queste premesse, in Friuli Venezia Giulia non sono stati installati nuovi ripetitori di quinta generazione: ne restano quattro, piazzati ancora a gennaio da Telecom a Martignacco (due), San Quirino e Gorizia, attivati in via sperimentale e solo per utenze commerciali.

Ma non tutto è fermo: da febbraio a oggi l’Arpa ha rilasciato 117 pareri positivi per l’installazione di nuove antenne 5G, richiesti dalle compagnie autorizzate dall’Agcom a installare i ripetitori. Nessuna di loro, almeno in Friuli, ha però sfruttato quanto previsto tra le pieghe del decreto Cura Italia dello scorso 17 marzo, che autorizza esplicitamente “ogni utile iniziativa per potenziare le infrastrutture di comunicazioni elettroniche”. Una dicitura che ha scatenato le proteste dei comitati contro il 5G, che anche in Friuli dibattono sui possibili collegamenti tra la diffusione del coronavirus e l’installazione dei ripetitori di ultima generazione: una tesi, questa, che ha trovato un propugnatore in Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina nel 2008. E sui social, del resto, si trova di tutto sulla questione: tanto che anche Arpa Fvg si è sentita in dovere di stilare un prontuario anti-fake news.

La situazione in Fvg
Al momento restano quattro i ripetitori attivi in regione. I primi due impianti ad essere attivati, il 10 gennaio, sono stati quelli installati nei pressi del centro commerciale Città Fiera di Torreano di Martignacco. Uno si trova nel parcheggio principale, davanti a Leroy Merlin; l’altro nell’area di sosta retrostante il corpo principale della struttura commerciale, in via del Cotonificio. Risulta attivato quattro giorni dopo, il 14 gennaio, il ripetitore piazzato nella zona artigianale di Gorizia, in via del San Michele, a poche decine di metri dalla sede della Protezione civile e a qualche passo in più dal confine con il comune di Savogna.

Il giorno successivo, il 15 gennaio, è stato attivato invece l’impianto installato nella zona industriale di San Quirino (Pordenone), tra la regionale 251 e la provinciale 53. Quando un gestore vuole installare un’antenna radio-base deve presentare una domanda di autorizzazione al Comune, allegando il parere preventivo dell'Arpa, che si esprime sulla compatibilità del progetto con i limiti previsti dalla normativa per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettromagnetici. Le valutazioni Arpa considerano l’impatto massimo sia dell’impianto in progetto che degli impianti già presenti sul territorio, verificando il rispetto dei limiti di legge in tutti i punti accessibili dalla popolazione.

 

I pareri rilasciati
In regione, come anticipato da Arpa al Messaggero Veneto, sono stati rilasciati 117 pareri positivi. Cinquanta riguardano Udine (44 per la banda a 700 Mhz, che sarà attivabile soltanto dal luglio 2022, 6 per quella a 3.700 Mhz, già utilizzabile), 32 Pordenone (rispettivamente 31 e 1), 21 Trieste (15 e 6) e 14 Gorizia (13 e 1). Al momento Arpa non ha ricevuto nessuna richiesta di parere per impianti della banda a 26 GHz. Le compagnie telefoniche autorizzate all’installazione sono Tim, Vodafone e Iliad: le altre si appoggeranno ai gestori concorrenti per garantire il servizio.

 

Covid-19 e 5G
Arpa Fvg rileva che “nel sito del Ministero della Salute, che insieme all'Istituto Superiore di Sanità ha confutato dieci fake news relative all'argomento Covid-19, è riportato che “Non ci sono evidenze scientifiche che indichino una correlazione tra epidemia da nuovo coronavirus e rete 5G”. L’Iss va oltre e sostiene che “Ad oggi, e dopo molte ricerche effettuate, nessun effetto negativo sulla salute è stato collegato in modo causale all'esposizione alle tecnologie wireless”. L’agenzia regionale, tuttavia, precisa di operare nel rispetto della normativa “che deriva da studi internazionali e lavora di concerto con le Agenzie delle altre regioni e con Ispra all’interno del Snpa; l’approccio di Arpa Fvg, come delle altre agenzie, è che essere cauti nell’introduzione di nuove tecnologie è importante e in questo senso si adopera sia nell’attività quotidiana di valutazione e verifica che nei tavoli tecnici nazionali con i gestori”.

Secondo quanto riportato dagli esperti dell’Arpa, consultati anche durante le audizioni della commissione sull’inquinamento elettromagnetico voluta dal Comune di Udine, la classificazione dello Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) dei campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibili cancerogeni per l’uomo “si riferisce alle esposizioni dovute all’utilizzo dei telefoni cellulari, non alle esposizioni ambientali o lavorative”.  Non solo. Arpa smentisce la possibilità di un’installazione massiccia di antenne di ultima generazione: “Le informazioni in possesso all’Agenzia e la constatazione delle attuali modalità di gestione delle reti, fanno supporre che la tecnologia 5G utilizzerà prioritariamente gli attuali impianti per la telefonia mobile e generalmente non richiederà l’installazione di nuove strutture”.

 

I Comuni contro
I comitati, tuttavia, non si fermano. E non potendo riunirsi per le restrizioni previste dai dpcm, utilizzano social network e newsletter per organizzare la protesta e la campagna d’informazione, che anche in Friuli ha toccato i primi cittadini. L’alleanza Stop 5G ha inviato in questi mesi decine di missive ai sindaci, indicando gli studi secondo cui la nuova tecnologia produrrebbe danni alla salute. E ci sono stati Comuni che hanno scelto la via della moratoria, sbarrando la strada alle installazioni: Lauco è stato il primo a muoversi, nell’ottobre dello scorso anno, approvando all’unanimità un ordine del giorno in consiglio comunale.

E’ stata poi la volta di Caneva: in quegli stessi giorni il sindaco Andrea Gava ha emanato un’ordinanza che “vieta a chiunque la sperimentazione o installazione del 5G sul territorio del Comune in attesa della nuova classificazione della cancerogenesi annunciata dall’Agenzia internazionale di ricerche sul cancro”. Una strada seguita anche dal primo cittadino di Pontebba, Ivan Buzzi, che il 21 aprile ha firmato un provvedimento con il quale si vieta su tutto il territorio comunale la sperimentazione e l’installazione della tecnologia di quinta generazione per le reti mobili. I due comuni della montagna friulana, peraltro, sono inseriti nel novero dei 120 in tutta Italia nei quali entro il 2026 dovrà essere garantita la copertura con rete di ultima generazione al 90 per cento della popolazione con l’obiettivo di annullare il digital divide: oltre a Pontebba e Lauco sono nell’elenco Ragogna, Bordano, Resiutta, Comeglians in provincia di Udine e Tramonti di Sopra nel Pordenonese.

Zuppa fredda di barbabietola, arancia e yogurt

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi